Log in

#Il destino inesorabile di Don Carlo alla Scala

DON CARLO

libretto di Joseph Méry e Camille du Locle
tratto da Don Calos di F. Shiller
 
musiche: Giuseppe Verdi
regia: Peter Stein
direttore: Myung-Whun Chung
maestro del coro: Bruno Casoni
scene: Ferdinand Wögerbauer
costumi: Anna Maria Heinreich
luci: Joachim Barth
con Krassimira Stoyanova (Elisabetta di Valois), Beatrice Uria-Monzon (La principessa Eboli), Francesco Meli (Don Carlo), Simone Piazzola (Rodrigo), Ferruccio Furlanetto (Filippo II), Eric Halfvarson (Il Grande Inquisitore),
Martin Summer (Un frate), Céline Mellon (Voce dal cielo), Gustavo Castillo, Rocco Cavalluzzi, Dongho Kim, Victor Sporyshev, Chen Lingjie, Paolo Ingrasciotta (deputati fiamminghi), Azer Zada (Conte di Lerma/Un araldo reale), Theresa Zisser (Tebaldo/paggio d'Elisabetta)
Giudizio complessivo:
Impegno:

728x90 set2

Dopo la versione storica della Madama Butterfly, la stagione operistica del Teatro alla Scala, prosegue con l'opera verdiana Don Carlo, nella variante originale in cinque atti.

Dramma tratto dal testo Don Carlos di F. Shiller, che Verdi reinterpreta in modo personale ponendo come tema centrale l'inesorabilità di un mandato divino cui le esistenze di ciascuno sono sottoposte.

Presso Fontainebleau, Elisabetta di Valois figlia di Enrico II red di Francia, viene raggiunta da Carlo, figlio di Filippo II, re di Spagna. Egli vuole conoscere colei che deve sposare per ragioni di stato. L'amore è a prima vista, ricambiato da Elisabetta. Purtroppo il fato è avverso alla coppia, e presto si scopre che la giovane non è destinata a Carlo, ma bensì al padre Filippo II.

All'interno del chiostro del monastero di San Giusto, Carlo rimarca il suo amore a Elisabetta, ma viene congedato da colei che ora è regina, lasciando il giovane addolorato e astioso. Carlo viene in seguito invitato con l'inganno dalla Principessa di Eboli, mediante una lettera anonima che egli pensa essere da parte di Elisabetta a un incontro. La giovane, gelosa e delusa, promette di vendicarsi raccontando tutto al re. La situazione viene gestita grazie al provvidenziale intervento del fidato amico Rodrigo.

Filippo sta invecchiando, e medita sulla vita e il trono, mentre il figlio è in cella dopo che in un impeto di collera ha alzato la spada contro padre. La faccenda si complica quando il Grande Inquisitore vuole a morte Caarlo e chiede la testa di Rodrigo, accusato di essere un pericoloso eretico. Due sicari uccideranno Rodrigo durante una visita presso la cella di Carlo che, approfittando di un momentaneo tumulto, riesce a fuggire e raggiungere Elisabetta nel chiostro di San Giusto davanti alla tomba del nonno Carlo V per dirle addio. Irrompe quindi il Grande Inquisitore, e Carlo sarebbe arrestato se non giungesse deus ex machina il nonno a salvarlo e trascinarlo via.

La regia di Peter Stein ci offe scene minimaliste, a tratti scarne, dalle spigolose linee geometriche e i toni freddi che lasciano un senso di inappagamento.

Plauso per i ruoli maschili di Furlanetto, Meli e Piazzola, decisamente all'altezza del proprio, difficile, ruolo. Abbiamo trovato tuttavia forse non sufficientemente coinvolgente il termine dell'aria Dio che nell'alma infondere, un'aria carica di emozione e potenza drammatica, momento carico di pathos dove Carlo e Rodrigo rimarcano la propria amicizia all'inizio del secondo atto.

Decisamente poco convincente la canzone del velo (Nei giardin del bello saracin ostello), forse l'aria più apprezzata dell'opera, nell'interpretazione di Béatrice Uria Monzon, la cui performance migliora molto nel quarto atto.

Punto forte delle opere di Verdi sono le scene corali. A mio parere, anche in questa versione di chiaro e forte impatto.

ACQUISTA SUBITO IL BIGLIETTO

Avete gia' visto lo spettacolo? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Juri o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Video

Lascia un commento