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#A Sant'Ambrogio fioriscono i ciliegi della Madama Butterfly al Teatro alla Scala

MADAMA BUTTERFLY


tragedia giapponese in 2 atti
libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
 
musiche: Giacomo Puccini
direzione musicale: Riccardo Chailly
regia: Alvis Hermanis
drammaturgia: Olivier Lexa
coreografo: Alla Sigalova
scene: Alvis Hermanis, Leila Fteita
costumi: Kristine Jurjāne
con Maria José Siri (Cio-Cio-San), Annalisa Stroppa (Suzuki), Nicole Brandolino (Kate Pinkerton), Bryan Hymel (F.B. Pinkerton), Carlos Álvarez (Sharpless), Carlo Bosi (Goro), Costantino Finucci (principe Yamadori), Abramo Rosalen (zio bonzo), Leonardo Galeazzi (Yakusidé), Gabriele Sagona (Commissario imperiale), Romano Dal Zovo (Ufficiale del registro), Marzia Castellini (madre di Cio-Cio San), Maria Miccoli (zia di Cio-Cio San), Roberta Salvati (cugina di Cio-Cio San)
luci: Gleb Filshtinsky
video: Ineta Sipunova 
Giudizio complessivo:
Impegno:

La stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano si apre con Madama Butterfly. Un ritorno della tragedia musicata da Giacomo Puccini, assente dalla scena scaligera dal suo debutto proprio questo palco il 17 febbraio 1904, rappresentazione che (fino ad oggi) è ricordata come uno dei più clamorosi fischi nella storia del teatro lirico, per le dure critiche che suscitò all'epoca su trama e interpreti. Nel maggio delle stesso anno, una versione rivista e corretta trionfava sulla scena del Teatro Grande di Brescia in versione da tre atti.

Il direttore artistico del Piermarini ha deciso di mettere in scena proprio la versione originale, affidando la direzione musicale a Riccardo Chailly, un esperto quando si parla di Puccini, affermando che "Nessuno al mondo può dirigere quest’opera come lui". Una scelta che si è rivelata corretta, Riccardo ha saputo interpretare correttamente la partitura di Puccini ed è stato capace di dirigere con maestria l'orchestra tra le insidie che questo spartito cela.

Quella che abbiamo visto è senza dubbio una bella Butterfly, interpretata con maestria dal giovane e talentuoso soprano Maria José Siri che ha saputo governare il difficile ruolo di Cio-Cio-San, personaggio intorno al cui nucleo gravitano tutti gli altri personaggi, e donarle il pathos, delicato e struggente, dell'amore autentico di una donna per il suo uomo.

Il regista Alvis Hermanis con il supporto della scenografa Leila Fteita hanno impostato tutto sul minimalismo della filosofia giapponese con il rimando alle atmosfere del teatro Kabuki. La scena è dominata da una scenografia fissa composta da pannelli che ricreano i tipici shoji giapponesi con pareti dalla trama sottile, che illuminati all'occorrenza da proiezioni permettevano di cambiare l'ambientazione della scena.

E' stato un grande rischio, qualcosa a cui Alexander Pereira ci ha abituato con risultati altalenanti. Possiamo affermare senza ombra di dubbio, quest'anno la scommessa è stata vinta alla grande.

Al termine dello spettacolo, durante la lunghissima standing ovation, ci si poteva chiaramente immaginare Giacomo Puccini appoggiato dietro al pilone del proscenio che sorrideva, finalmente soddisfatto dopo 112 anni.

Uno spettacolo da non perdere, per il quale i biglietti rimasti andranno sicuramente esauriti in poco tempo, meglio non temporeggiare!

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