Log in

#Il Viaggio

Perché è viaggiando insieme che riesco a coglierne l’anima

Papà mi porta in viaggio con lui.

Non è proprio una vacanza ma un vero viaggio.

Un viaggio lungo 4 giorni, perché poi il mio papà lavora.

Mi fa un grande regalo.

Lo raggiungo a casa sua due giorni prima della partenza.

Mamma e papà non stanno più insieme da prima che io nascessi.

Partiremo giovedì prima di Ferragosto.

Andrò a casa sua martedì.

Papà è un tipo infantile a detta di mamma e di tanti altri adulti che lo conoscono.

Io lo trovo, invece, fantastico.

Lui è un eterno adolescente, e io ho 17 anni.






Lui fa le cose che vorrei fare io ma che non faccio così bene come lui perché io non ho il suo carattere.

Papà è il tipo che sta fuori tutta la notte, tutte le notti; fa un sacco di cose, ha un sacco di amici. Fa sempre baldoria.

Quando sono con lui mi porta fuori a ballare, tiriamo l’alba, mamma non lo sa perché dice che alla mia età non dovrei frequentare certi locali che poi mi succedono cose brutte o che peggio prendo una cattiva strada.

Papà, ovviamente, pensa il contrario.

Secondo lui se non vivo certe “cose” se non faccio certe esperienze, poi da grande, nella vita, sarò un uomo perso, e vivrò di rimpianti.

Papà mi lascia libero di sperimentare.

Ma vigila sempre su quello che faccio, e mi rimprovera anche. Ma ha un modo tutto suo di rimproverarmi. Non mi fa sentire una nullità.

A volte ho un po’ paura ma non glielo dico, però credo che lui lo capisca e a modo suo mi comunica tranquillità, mi infonde coraggio.

Partiamo la mattina presto. Io sono ancora frastornato dalla sera precedente. Abbiamo bevuto e ballato fino all’alba. Lui è sveglio e vigile come se fosse andato a letto la sera prima io sono ancora molto assonnato e stanco.

Corre veloce in sella alla sua moto, ma è sicuro nella guida.

Io gli stringo le braccia intorno al corpo.

Mi sento libero e felice. Provo una sensazione che non riesco ad esprimere a parole.

Passiamo quattro giorni girovagando.

Parliamo molto, mi chiede molto di me, mi consiglia e mi suggerisce cosa devo fare come comportarmi. Lui comunica con me ma non mi racconta troppo delle sue emozioni, mi fa molti esempi sempre relativi al suo passato, ma del suo presente so molto poco. Non conosco le sue paure, le sue angosce, i suoi desideri quelli legati a lui stesso e non alle persone a cui vuole bene.

Perché papà vuole bene ad un sacco di persone; si preoccupa dei suoi amici. È presente quando serve, aiuta chi ne ha bisogno.

Mi mette a mio agio e io riesco a dirgli molto di me. Sono un adolescente come tanti, un adolescente con più o meno gli stessi problemi dei miei coetanei.

So che dopo questo viaggio sarò un po’ più sicuro di me, di certo molto più felice.

Ho un padre diverso da quasi tutti i miei coetanei. Un padre un po’ anomalo, una sorta di fratello maggiore.

È una persona fantastica.

Non credo avrei voluto un papà diverso o migliore di lui.

E in quelle ore in cui sono in sella alla moto con lui, con il vento che mi fende il casco, dimentico tutta la tristezza e tutta la solitudine che da piccolo ho vissuto. Perché da piccolo certe cose non si capiscono e fanno male e poi da grandi ce le si porta comunque dietro. Non fanno più male come prima ma sono presenti e ti fanno apprezzare di più quello che vivi.

 

Seguite No#News Magazine sui social!