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#L’apocalisse dell’amore

La malinconia di quel giorno si era trasformata in dolore fisico.

Ogni volta che respirava avvertiva un senso di bruciore alla parte bassa della spalla destra, come se il polmone prendesse fuoco. Era come se il suo fisico le stesse imponendo di non respirare; perché se avesse smesso di respirare non avrebbe più provato quel senso di apocalisse dell’anima.

Quante volte se lo era ripetuta.

Non ne vale la pena.

Lui sarebbe stato troppo distante, troppo preso dal suo lavoro, troppo impegnato in "affair social" con la sua famiglia (gli aveva anche trovato un acronimo che forse un giorno l’Accademia della Crusca avrebbe inserito nel suo vocabolario).

Lei sarebbe stata sempre dopo, dopo tutto, dopo il suo lavoro, dopo la sua famiglia, dopo la sua amante ufficiale, SOLO DOPO, dopo quando gli sarebbe rimasta un’ora libera, dopo quando non sapendo cosa fare o come gestire la noia le avrebbe telefonato.

Eppure lei doveva saperlo. Dopo tutte le delusioni che aveva dovuto superare il suo cuore doveva essere chiuso, posto in una cassaforte inviolabile.

Invece era arrivato lui e la cassaforte si era magicamente aperta senza nessuna resistenza.

Lui con i suoi modi gentili e sofisticati, con le sue domande al vetriolo, con i suoi prolungati silenzi, aveva finalmente scalfito e ridotto in polvere la sua corazza.


 

E lei aveva ceduto.

Cosa le aveva detto il suo più caro amico?

Non è l’uomo giusto per te, non ne trarrai nessun beneficio. Non sei donna che sa approfittarsi delle situazioni, te non ti faresti pagare un aperitivo figuriamoci una cena o un weekend a Parigi.

Ti porterà solo tristezza e solitudine, e di solitudine e tristezza dovresti averne avuto già abbastanza se non troppo. Quanto ancora vuoi soffrire e poi perché?

Ma non gli aveva dato retta.

E lui aveva ragione.

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