Log in

#Torna l'ora solare: luci e ombre del cambio

Il ritorno dell'ora solare è sempre il benvenuto. Si dorme un'ora in più e ci si sveglia con la luce. Uno studio neuro-scientifico fa tuttavia riflettere sull’importanza di luce e buio nella vita dell’uomo.

Insonnia, irritabilità, problemi di concentrazione, alterazione dei ritmi biologici. Per molti all'arrivo dell'ora solare è legato l'insorgere dei diversi sintomi di stress psicofisico che spesso caratterizzano questa fase di passaggio. Non è un caso che l'abbandono dell'ora legale sia uno dei temi di attualità anche nel nostro Paese dopo la diffusione, nelle scorse settimane, dei risultati della consultazione ufficiale in cui i cittadini dell'Unione Europea si sono espressi in larga maggioranza (l'84% dei votanti) per il mantenimento dell'ora solare lungo tutto l'arco dell'anno.

Un interessante contributo a questo dibattito viene da Healthy Lighting, una ricerca neuro-scientifica sugli effetti della luce sugli stili di vita, realizzata da un pool di esperti del mondo accademico in collaborazione con Pratic, storica azienda friulana che promuove da sempre la vita open-air secondo criteri di design avanzato ed estetica funzionale.

La domanda che molti si pongono è: il cambio dell'ora è davvero dannoso per la salute? L'impatto dello slittamento in avanti o all'indietro delle lancette dell'orologio sul nostro organismo è dovuto al ritmo circadiano, straordinario meccanismo evolutivo che ogni 24,5 ore sincronizza i ritmi fisiologici regolando molte funzioni cicliche del corpo umano. Ad esempio la melatonina, una delle sostanze coinvolte in questo processo, viene sintetizzata quando è buio, favorendo il sonno. È evidente quindi che per il nostro ritmo circadiano uno scarto di un'ora nelle modalità di esposizione alla luce – regolatore fondamentale, insieme al buio – può modificare sensibilmente il nostro ciclo vitale. Nella maggior parte dei casi sono sufficienti pochi giorni per abituarsi, ma per qualcuno gli effetti di questo cambiamento di orario si protraggono per settimane.

Del resto non si può non considerare che anche l'eliminazione della convenzione del cambio dell'ora comporterebbe degli effetti potenzialmente negativi sull'organismo. Se non ci fosse l'ora legale (adottata da marzo a ottobre) nel giorno più lungo dell'estate nel nostro Paese il sole sorgerebbe alle 4.30, cioè in piena notte, e tramonterebbe alle 20. Di contro, se si scegliesse di mantenere tutto l'anno l'ora legale, nel periodo invernale di giorno avremmo un'ora in più di luce, ma al mattino il sole sorgerebbe alle 9, quando la maggior parte di noi è già ampiamente attiva.

L’insieme delle indagini prese in considerazione da Healthy Lighting evidenzia come i fattori tipici dello stile di vita moderno – tra cui l’eccessiva esposizione alla luce artificiale, il lavoro su turni, le nuove tecnologie e il bisogno di rimanere sempre connessi – portino a una progressiva desincronizzazione di questo ritmo, inducendo una riduzione del rilascio di melatonina e un ritardo dell’inizio del sonno; ma anche a una carenza cronica di vitamina D, che si registra nella quasi totalità della popolazione occidentale. Dunque per l'uomo e la donna che vivono nel nostro tempo questa situazione di instabilità del ciclo biologico è una condizione ormai piuttosto radicata.

L'importanza della luce

Dal dormire all’essere concentrati, passando per l’appetito e la temperatura corporea, sono tutti aspetti che gravitano attorno alla secrezione di ormoni ed il rapporto tra l’uomo e l’ambiente esterno, in particolare alla presenza o assenza di luce.

Secondo una ricerca di Karen Gamble (2014) tutte queste attività dipendono dall’attivazione di ormoni che si relazionano con l’ambiente esterno seguendo un ciclo di 24,5 ore, formato dall’unione di un meccanismo endogeno con uno esogeno. È un orologio biologico che necessita di indizi - zeitgebers - per regolarsi ma che è anche in grado di agire autonomamente nel caso in cui una delle due componenti venisse a mancare incappando però in scompensi nel lungo periodo.

L’indizio principale è la luce, che condiziona la regolazione del ritmo circadiano. Se l’essere umano viene privato di zeitgebers come questo, si può assistere, nell’arco di qualche settimana, a un’alterazione del ritmo di sonno/veglia fino a cicli di 30/36 ore.

L’elemento luminoso non è l’unico indizio dato che intervengono altri fattori esterni come il traffico, la presenza di persone o il rumore delle fabbriche, ma la luce resta di primaria importanza, basti pensare a come una scorretta esposizione ad essa possa procurare effetti dannosi per la salute umana.

Luce artificiale + indoor VS luce naturale + outdoor

Risulta pressoché impossibile immaginare l’attuale società senza la costante presenza di luce artificiale, eppure quest’ultima non è una perfetta sostituta di quella naturale.

Dallo studio condotto da Kenneth P. Wright e colleghi, pubblicato su Cell, emerge infatti come sin dalle prime luci dell’alba la luce naturale arrivi a 3074 ±1035 lux, mentre quella artificiale si assesti sui 934 ± 867 lux. Al calar del sole, invece, il rapporto si inverte, privando l’uomo del buio, alleato imprescindibile per il corretto funzionamento del ritmo circadiano.

Da questo studio, inoltre, emerge la spiegazione ad un fenomeno comune, ovvero quello relativo alla stanchezza che sopraggiunge poche ore dopo la sveglia, orario in cui invece dovrebbe esserci una maggiore vigilanza ed attività cognitiva. La spiegazione del fenomeno andrebbe ricercata nella prolungata esposizione a luci artificiali durante la notte, le quali posticipano questo deficit cognitivo rispetto alla sua originaria collocazione, ovvero prima del risveglio.

Gli eccessi della luce artificiale

Tra le abitudini che interferiscono con il corretto funzionamento del ritmo circadiano, quella di esporsi alla luce di monitor a Led nelle ore serali è forse la più comune.

Dagli studi di Cajochen e colleghi si evince come la luce emessa dai moderni dispositivi informatici raggiunga i 460 Nm, proprio nello spettro della luce blu, la quale attiva maggiormente la Melanospina mandando un segnale contradditorio all’orologio biologico: quest’ultimo, infatti, invece di attivare il processo che conduce al sonno, lo posticipa. Tali effetti sembrano diminuire quando la luce possiede lunghezza d’onda di 550 Nm. Dalle ricerche di Anna-Marie Chang e colleghi, pubblicate su PNAS, su un campione di 1.508 americani, ben il 90% utilizza un dispositivo elettronico un’ora prima di coricarsi a letto diverse sere alla settimana. Tra gli effetti evidenziati dalla ricercatrice, studiando le conseguenze della lettura con e-Reader, vi è una soppressione della melatonina pari al 50% ed una minore permanenza nella fase REM rispetto a chi non si espone a questi dispositivi.

Vitamina D, outdoor e luce

Il sole, oltre ad essere fondamentale per il ritmo circadiano, è coinvolto nella sintesi della vitamina D, indispensabile per le ossa e per il sistema immunitario. Una vita al chiuso impedisce la sintesi di una corretta quantità di questa vitamina, mentre l’eccessiva esposizione al sole è connessa all’insorgenza di eritemi, danni al DNA e melanoma (Hart et al., 2011; Manson et. al, 2011).

Se d’estate possono bastare dai 6 agli 8 minuti di sole a metà mattina o pomeriggio, d’inverno diventano dai 7 ai 40, rendendo arduo raggiungere l’esposizione adeguata. Pigmentazione e latitudine, inoltre, modificano sensibilmente queste indicazioni generali. Diventa quindi importante esporsi alla luce naturale, ma proteggendo la propria pelle dai possibili danni del sole.

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Lascia un commento