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#Vimini, paglia o juta: la borsa dell’estate è tutta naturale

In principio fu Jane Birkin. In un giorno qualunque degli anni 60, l’attrice e cantante britannica acquistò a Londra per poche sterline un semplicissimo cestino fatto di vimini naturale. Da allora e per tutti gli anni parigini della sua turbolenta storia d’amore con Serge Gainsbourg, non se ne separò mai.

 

Jane Birkin era già allora una paparazzatissima icona di stile e le numerose foto d’epoca che la ritraggono, lo testimoniano chiaramente: che indossasse la sua famosa divisa jeans a vita alta e t-shirt bianca, o un abitino a fiori o un vestito di paillettes sul red carpet di Cannes, il cestino era sempre lì che penzolava dal suo braccio. Un comportamento impensabile ai giorni nostri, dove è raro vedere una qualunque donna di spicco, modella o attrice che sia, indossare due volte qualunque cosa, figuriamoci un accessorio "cheap" come un cestino di vimini. Sarà perché oggi lasciamo che siano gli oggetti a definirci? Mentre le dive di un tempo prendevano “cose qualunque” e le rendevano iconiche per il solo fatto di usarle?

Comunque sia, la storia d’amore tra Jane e il cestino sopravvisse a quella con Serge Gainsbourg, ma non a quella con il nuovo compagno dell’attrice, il regista Jacques Doillon che una ventina d’anni dopo, lo investì di proposito con la macchina perchè “è terribile che tu debba essere sempre associata ad un oggetto che indossi” e forse anche a un ex- compagno, visto che il cestino era il simbolo per eccellenza del periodo “Gainsbourg”.

La bella Jane, vedova del suo cestino-feticcio non si perse d’animo e il destino la premiò quando, poco tempo dopo, su un volo Air France incontrò Jean-Louis Dumas, erede della dinastia Hermès, che rimasto affascinato dal suo carisma, decise di creare una borsa su misura per lei, capiente ma elegante, e di darle il suo nome, Birkin. Fu così che per una qualche legge di compensazione universale, Jane cambiò “copertina di Linus”, passando da un cestino da pochi soldi, a una borsa che è forse il simbolo stesso del lusso.

 

Se da qui in poi sono in poche a poterla seguire, (la Birkin Bag di Hermes è tra le borse più care al mondo), possiamo però tornare tutte felicemente al cestino di vimini, e se non vi riuscisse di trovarlo in qualche mercatino, potete comprarlo praticamente identico all’originale dal sito portoghese LeBirkinBasket.com che al momento in catalogo ha solo l’iconico cestino in tre diverse dimensioni.

Non possiamo non citare la versione Made in Italy di Chiara Guicciardi che con Bclaire ripropone il cestino realizzato artigianalmente a Firenze, rivisitato con preziosi dettagli in pelliccia.

E se il cestino, seppur molto glamour, non vi pare proprio comodissimo per quella sua intrinseca rigidità, si può sempre puntare sulla borsa di paglia, nata per fare la spesa al mercato, ma diventata un classico passepartout sia al mare che in città. Notevole la versione siciliana, decorata con pon pon e specchietti, proposta da Muzungu Sisters il brand di Dana Alikhani e Tatiana Santo Domingo (la moglie di Andrea Casiraghi) nato nel 2009 dal desiderio delle due amiche di supportare l’artigianato locale di ogni parte del mondo. I Sicilian Basket di Muzungu Sisters sono realizzati a mano in Sicilia da una vecchia generazione di artigiani ed ogni singolo pezzo richiede tre giorni di lavoro.

Infine le borse che si preannunciano come le più amate dell’estate ormai alle porte, visto che tutti i migliori negozi nelle grandi città le hanno in vetrina. Sono le word-bags in juta di The Jackson, risultato della collaborazione tra Louise Jackson (la proprietaria dell’omonimo negozio a Notting Hill che dal 1998 propone ai londinesi pezzi esclusivi e di nicchia) e gli abili artigiani tradizionali del sud-ovest del Bangladesh.

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