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#C'è un mistero nella natura che nessuno sa spiegare

LA FAMIGLIA CEDER - STORIA DELLA MOGLIE INVISIBILE

autore: Anne Swärd
editore: Rizzoli
genere: narrativa
anno: 2018
lunghezza di stampa: 373 pagine
ISBN: 978-88-171-0391-6

Nel giorno più freddo dell’anno l’arcipelago è bianco e immobile, congelato fino alle coste della lontana Finlandia.

In una lunga carovana di barche scoperte il grande corteo viene portato all’isola, percorrendo lo stretto canale d’acqua aperto dalle nave rompighiaccio, attraverso un mare di ghiaccio che a guardarlo appare infinito. La neve e il freddo attutiscono i rumori, della processione non si sente altro che i colpi di remo e il respiro affannato dei prodi vogatori

Stringo i denti intorno al dolore come fosse un cubetto di ghiaccio.

Tutto adesso è attenzione e resistenza. Attesa. Non ho la più pallida idea di quello che succederà. Un mondo così diverso da quello da cui provenivo io …..

Tutto ciò che mi ero lasciata alle spalle diventava irreale in quel luogo, il che mi rendeva più facile respirare. In alcuni momenti di una brevità fugace riuscivo quasi a dimenticare il passato e come fossi finita li.

È possibile che anch’io abbia fatto qualcosa di simile, solo che in proposito non c’era nessuna storia. È il destino delle sorelle di mezzo: l’invisibilità. Io facevo da factotum e da scudiero a mia madre, nella speranza che una buona volta si accorgesse di me, ma imparai anche ad apprezzare la libertà di chi è invisibile. Potevo fare quasi tutto senza che si notasse. Fino al giorno in cui andai ben oltre il limite.

Il ricordo dell’infanzia è come una fragile lisca di pesce nella sabbia, delicata ma che fa male a calpestarla. Cose che risalgono in superficie come bollicine di ossigeno in un bicchiere d’acqua, scoppiano e forse svaniscono per sempre. Devo starci attenta. Ogni volta che un bel ricordo arriva, lo fa per l’ultima volta.

Quanto è incomprensibile che la morte possa trovarsi a uno o due secondi di distanza soltanto dalla vita.

Questo è un libro che non necessiterebbe di recensione.

Questo è un libro che andrebbe, semplicemente, letto. Punto.

Perché leggerlo?

Andrebbe letto perché è un libro di quelli veri, un libro che merita appieno il nome di libro; ed è anche un libro con il quale si fatica, a volte, ad andare avanti nella lettura.

Ma è un libro. Un libro vero, autentico. Uno di quei che ne cogli il “TUTTO” solo all’ultima parola scritta nell’ultima pagina.

Io lo definisco un libro al contrario. Un libro che si capisce solo dopo l’ultimo punto.

Non è un testo scorrevole, anzi, a tratti lento, monotono, una lettura opaca la definirei.

E poi, arrivati all’ultimo punto dell’ultima pagina e ne coglie l’intero testo tutta la trama ne viene fuori come la lava che fuoriesce da un vulcano spento, ormai considerato inattivo, che non si sveglia completamente ma erutta con un fragoroso getto di lava e lapilli.

Questo libro è così.

Arrivati alla fine si ha la sensazione di un scottatura, una scottatura dell’anima.

La trama è raccontata in prima persona dalla protagonista: Sandrine.

La conosciamo nel pieno dell’ingenuità poco più che bambina e l’accompagneremo lungo tutto il percorso della sua adolescenza e del suo ingresso nell’età adulta. Una maturazione un po’ veloce dettata dalla guerra e dalle conseguenze che ne scaturiscono.

Sandrine ci racconta la sua vita senza usare un tono tragico e non ci parla della guerra, se non marginalmente, ma di fatti, di eventi, di sentimenti e di stati d’animo con un freddezza a volte irreale.

E poi, lì, nell’ultima riga, racchiusa in quell’unica parola, ci svela il suo cuore.

E da betulle che lì non dovrebbero poter crescere, e invece si mantengono in vita in un atto di muta ribellione.

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