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#Non avrai altra realtà all’infuori di questa

SE HAI BISOGNO, CHIAMA

autore: Raymond Carver
editore: Einaudi Super ET
genere: narrativa
anno: 2000
lunghezza di stampa: 143 pagine
ISBN: 978-88-06-22375-5

Carver ti sbatte in faccia la vita, bella o brutta che sia. In “Se hai bisogno, chiama”, una piccola raccolta di racconti uscita postuma, c’è l’ evoluzione di abile maestro della sintesi mostrata da alcuni dei primi scritti agli ultimi. Voluta da Tess Gallagher, sua seconda moglie e musa, dopo il ritrovamento di alcuni testi inediti, ci conduce in un mini viaggio nello stile di uno dei più incisivi autori americani contemporanei.

Raymond Carver non ebbe vita facile, nato nel 1938 visse la sua infanzia nella campagna dello stato di Washington; di umile famiglia coltivò da sempre il sogno di scrivere a cui dedicò tutta la vita. Non fu semplice dato che mise su famiglia che aveva appena vent’anni e destreggiandosi tra svariati lavori rimanevano solo i ritagli di tempo da dedicare alla sua passione, motivo che contribuì alla scelta di esprimersi attraverso racconti e poesie; a ciò si aggiunsero l’alcolismo e una vita coniugale affatto semplice. Ma anche per lui arrivò la svolta, smise di bere, crebbe in fama e bravura, ma soprattutto incontrò Tess Gallagher che lo accompagnò fino alla prematura scomparsa nel 1988.

Era la metà di agosto e Myers era sospeso a metà tra una vita e l’altra. L’unica differenza, rispetto alle altre volte, era che questa volta era sobrio.






L’incipit di “Legna da ardere”, tra i racconti postumi, racchiude tutta la storia in due righe e nelle prime dieci quello che è stato il mondo di Carver. Myers appare come un’ombra passeggera nell’ovvia quotidianità di due coniugi che gli affittano una stanza. È un uomo avvolto in un dolore che lo rende immobile alla vita fino a quando, spinto da un improvviso impulso, si impegna nel tagliare una montagna di legna che la famiglia deve accatastare per l’inverno; gesto espiatorio a cui si dedica con tenacia sotto gli sguardi incerti della coppia. Un senso di “chi va là” pervade il racconto mostrandoci una delle caratteristiche più potenti della scrittura di Carver: la tensione emotiva espressa attraverso gesti all’apparenza banali.

Anche in “Che cosa vi piacerebbe vedere?” compaiono temi ricorrenti: l’alcolismo e il divorzio, i traslochi e i repentini cambiamenti. Qua sono i dettagli a portare avanti la storia mentre l’azione spesso prende il posto della parola lasciando dei vuoti a libera interpretazione. Siamo con Phil e Sara nel loro soggiorno; poi seduti a tavola insieme ai vicini di casa; sul divano a guardare diapositive di viaggi. Attraverso i fotogrammi di una serata si compie uno spaccato di vita importante dei protagonisti che segna il dividersi delle loro strade. Nessuna azione è messa in particolare risalto perché tutto è degno di significato lasciandoci sospesi nel tipico “nulla accade mentre tutto accade” carveriano.

Sono un uomo ricco. Ho una moglie che sogna tutte le notti […]. Io non è che sentissi la mancanza dei sogni. Tanto avevo i suoi di sogni su cui riflettere, se proprio mi serviva un’altra vita. E poi avevo una vicina che cantava o canticchiava tutto il giorno. Tutto sommato potevo ritenermi fortunato.

In “Sogni” uno dei protagonisti ogni mattina si mette in paziente ascolto dei sogni che la moglie gli racconta appena sveglia, fino a che l’obiettivo si sposta come per caso sulla vicina di casa che canta ogni mattina quasi ad annunciare l’imminente tragedia di cui sarà vittima. E nella disgrazia vediamo come le loro vite in fondo non cambiano se non per una frazione di sgomento e pietà, ma lo sguardo sempre privo di giudizio dell’autore ci invita alla compassione verso i limiti del nostro essere umani.

Tra i racconti giovanili “Mele rosso vivo” narra di Rudy Hutchins un ragazzo di campagna che disprezza la sua famiglia e sé stesso; non gestisce le sue emozioni e scalpita nella vita che gli è toccata; le mele rappresentano la famiglia, la vita contadina che lui rifiuta ma divora avidamente sotto forma di torte preparate dalla docile madre. Le emozioni sono impetuose in questo racconto ancora un po’ distante dall’essenzialità tipica di Carver. La carica emotiva, costante della sua scrittura, è qua libera di esplodere ancora ignara dei sapienti ritocchi che andranno a forgiarla.

Era una strana sensazione andarsene in giro per la città con un pelo in bocca. Continuava a toccarlo con la lingua. Non guardava neanche in faccia le persone che incontrava […].






Un pelo incastrato tra due incisivi è il motivo portante di un altro dei racconti giovanili, “Il pelo”, una lettura spassosa che mette di fronte all’ironica realtà di quanto anche una piccolezza sia degna di diventare umana ossessione e quindi storia. È l’apoteosi del focus sul dettaglio e saper dare vita a oggetti al limite dell’insignificante è un esercizio di stile da pochi.

Se siamo fortunati,” ammette Carver “tanto come scrittori che come lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e resteremo poi seduti un momento o due in silenzio” (da “Raymond Carver. Il mestiere di scrivere” a cura di William L. Stull e Riccardo Duranti).

Ed è quello che capita leggendo questi racconti, un silenzio che non indulge in spiegazioni, la realtà è tutta qui ed è tutto quello che abbiamo.