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#Uva e champagne per capodanno

CAPODANNO DA MIA MADRE

autore: Alejandro Palomas
editore: Neri Pozza
genere: Narrativa
anno: 2014
lunghezza di stampa: 267 pagine
ISBN: 978-8854-50864-4

L’emozione quasi infantile che non ha imparato a controllare, nonostante gli anni: sono quei dubbi che la tormentano e che né lei né nessuno di noi potrebbe risolvere, perché alcune famiglie sono così, così intense, imprevedibili e avventate.

Mamma è parte di me, di ciò che mi piace e di ciò che non mi piace avere con me. “È molte cose. A volte troppe”.

Qualche luce e molte ombre. Questo è un modo di dire che ci appartiene, tipico di chi è sangue del nostro sangue.

L’idea di qualche luce e molte ombre mi porta inevitabilmente a pensare a papà. E ciò che penso non è precisamente positivo. Non c’è bisogno che lo dica.

«Perché mai in questa famiglia non ci diciamo le cose che sono davvero importanti?»

… e mi venne da ridere. È questa la cosa che ci riesce meglio, nella nostra famiglia: ridere degli eventi proprio quando rasentano la catastrofe, quando l’abisso del pericolo ci fa sentire la sua voce, ipnotizzandoci dall’oscurità. Nella nostra famiglia le risate arrivano sempre puntuali e, proprio quando stiamo per cadere nell’abisso, ci trattengono e ci danno un po’ di respiro, ancora un po’ di tempo di cui siamo grati.

Penso ai capelli rossi di Silvia, allo sguardo liquido dei suoi occhi stanchi e alla verità che nascondono da qualche giorno, e mi domando cosa le stia passando per la testa mentre si mostra a noi come d’abitudine, nascondendosi dietro la Silvia di sempre. … Quella che non si lascia mai andare, quella che non si concede nulla. e vedendola così mi viene in mente, il primo ricordo chiaro e completo che conservo di lei, di noi due insieme.

Un ricordo che dice molto.

Anche adesso.

Su di lei e pure su di me.

Silvia è fatta d’acciaio. Lo era e lo è ancora. Iniziò quand’era piccola e, crescendo, i suoi spigoli diventarono sempre più definiti e duri.

In un angolo delle nostre storie, qualcuno disegna mappe del tesoro con indicazioni assolutamente sbagliate. … Con il tempo impariamo che le mappe vanno bene per colui che le disegna, non per chi le segue, e che nella vita sorride di più chi le disegna meglio, non chi mette maggiore impegno a cercare. …Nella mia mappa mi sono perso

“Cerca di dare un po’ di luce ai tuoi buchi”.

… Pensai allora che, forse, ciò che la nonna chiamava “dare luce ai buchi” era una cosa semplice e umana come comprendere che, sebbene nella vita ci accadano molte cose che non sappiamo controllare, a volte possiamo fermarci e fare domande. Forse non è molto e forse capita di rado, ma è molto meglio che accumulare ferro sulla propria schiena per non dare fastidio agli altri e molto meglio che vivere cercando di nascondere sempre gli stessi buchi.

Lo so l’incipit è molto lungo, però volevo che leggendolo vi ardesse la curiosità di leggerlo e leggendolo ve ne innamoraste così come me ne sono innamorata io.

Romanzo a volte struggente per la nudità con cui racconta e descrive la vita dei protagonisti, con le loro illusioni, i loro drammi, i loro amori e i loro sogni per il futuro.

Questo libro non avrebbe bisogno di nessuna recensione, semplicemente perché, andrebbe letto.






C’è, nel raccontarlo, tutto ciò che serve per renderlo unico e meraviglioso.

I rapporti umani, l’ingenuità delle persone buone, i valori umani e i sentimenti verso i propri familiari.

Le bruttezze e le delusioni che l’amore, le circostanze, le variabili che la vita può riservare ad ognuno di noi.

E c’è la scoperta di ritrovarsi figli anche quando ormai l’età anagrafica ti suggerisce che forse l’abbraccio della mamma alla tua età non è necessario.

Oppure si, è proprio necessario perché non si finisce mai di essere figli.

Non si è mai troppo grandi per farsi cullare dall’abbraccio della mamma che è l’unica persona al mondo che può aiutarci a lenire quella ferita che l’amore ti ha lasciato dentro.

Quella ferita che non si vede ma brucia come il fuoco.

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