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#C’è sempre un prima, in ogni famiglia

IL LIBRO DEI BALTIMORE

autore: Joël Dicker
editore: La Nave di Teseo
genere: narrativa
anno: 2016
lunghezza di stampa: 527 pagine
ISBN: 978-88-934-4061-5

Diffidi delle donne Goldman: sono come un branco di bisonti, se ne ferisce una, tutte le altre si lanciano in suo aiuto e la calpestano a morte”.

“Su non si abbatta, piccolo Godman. Tra vent’anni la gente non leggerà più. Questo è poco, ma sicuro. Saranno tutti troppo occupati a fare i cretini con i loro smartphone. Mi creda, Goldman: l’editoria è morta. I figli dei suoi figli guarderanno i libri con la stessa curiosità con cui noi osserviamo i geroglifici dei faraoni. Le diranno: “Nonno, a cosa servivano i libri?” E lei risponderà: “A sognare – o a distruggere gli alberi, non me lo ricordo più. A quel punto sarà troppo tardi per tornare indietro: l’idiozia dell’umanità avrà raggiunto il culmine, e non ci staremo uccidendo l’un l’altro per colpa della nostra imbecillità congenita (cosa che in parte stiamo già facendo)”.

Alexandra si asciugò gli occhi con il dorso della mano. La sua voce tremava. “È il tuo problema, Marcus: tu sogni. La vita non è un sogno”.

“Abbiamo soltanto una vita. Alexandra! Soltanto una piccola vita da nulla! Non vuoi usarla per realizzare i tuoi sogni, invece di marcire in quella stupida università? Sogna – e sogna in grande! Solo i sogni più grandi sopravvivono. Gli altri sono cancellati dalla pioggia o spazzati via dal vento!”

Tutto comincia così come finisce, e spesso i libri iniziano dalla fine.

Non so se il libro della nostra giovinezza si chiuse nell’istante in cui finimmo il liceo o piuttosto un anno prima, alla fine di luglio del 1997, al termine di quelle vacanze estive negli Hamptons che suggellarono una grande amicizia con quelle promesse di eterna fedeltà che avremmo tradito non sopportando gli adulti che saremmo diventati.

Perché scrivo? Perché i libri sono più forti della vita. Sono la più bella delle rivincite. Sono i testimoni dell’inviolabile muraglia della nostra mente, dell’inespugnabile fortezza della nostra memoria. E quando non scrivo, una volta l’anno, vado a Baltimore.

Joël Dicker ritorna con un romanzo che ha il sapore di un viaggio a ritroso. Questo libro si potrebbe quasi definire il prima di “La verità sul caso Harry Quebert”.

È un romanzo a due tempi, una sorta di storia a due livelli.

È Marcus, scrittore di successo, a raccontarci le vicissitudini delle 2 famiglie. Dei successi, delle sconfitte, delle risalite e delle irreparabili cadute e lo fa con una voce schietta e sincera del bambino, e poi dell’adolescente ed infine dell’uomo di successo che è diventato.

Racconta la storia dei Goldam; Goldman di Baltimore e Goldman di Montclar. È la sua storia, la sua vita, il suo passato.

Marcus ragazzino che vive aspettando tutte le occasioni che gli permettono di stare con la famiglia di suo zio. Una famiglia che lui ammira molto. Una famiglia facoltosa che abita nella zona

residenziale ed esclusiva di Baltimore. Zio Saul brillante avvocato e zia Anita splendida e bella donna che di professione fa il medico.

Invidia i sui cugini Hillel e Woody per l’esistenza dorata in cui vivono.

La villa a Baltimore, le macchine nuove e sfavillanti, la casa delle vacanze estive agli Hamptons, le vacanze di Natale nel residence in Florida. Le cene nei ristoranti di lusso.

Passano gli anni, le cose cambiano, le tragedie accadono e tutto si rimescola, tutto finisce, tutti i segreti si dipanano.

La scrittura di Dicker, a volte graffiante, altre volte sfuggente a tratti infantile ci catapulta dentro e fuori dalle vite delle 2 famiglie. Dei loro tormenti. Dei loro sogni, delle loro fragilità, delle loro tragedie. Dell’invidia e della rassegnazione, del rancore ma anche ammirazione.

Perché in ogni famiglia che si rispetti c’è sempre una tragedia. È così che Marcus definisce quello che è successo in passato e che ha condizionato il suo prossimo futuro ora diventato presente.

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