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#Intervista al regista Marcos Jorge. Mondo Cane e le rotture del cinema moderno.

Abbiamo incontrato il regista Marcos Jorge durante la 5° edizione della manifestazione culturale “Agenda Brasil”, evento che promuove il cinema, la musica e la letteratura brasiliana. Marcos Jorge, regista del precedente “Estomago” ha risposto ad alcune nostre domande dopo la presentazione del suo ultimo lungometraggio “Mondo Cao”, mondo cane, presentato il 2 e 3 novembre nella sala della cineteca spazio Oberdan di Milano.

Marcos, perché“Mondo Cane”?

Mondo cane prende il titolo del famosissimo documentario italiano di Jacopetti del 1962 per via della sua forza polemica. Ho girato un omaggio al film del 62 rigirando una delle scene. Ho perfino tentato di comprare la scena in questione ma non è chiaro chi possieda i diritti. Ho creato questo film creando dei personaggi come dei cani in effetti.

Come si lavora con numerosi cani?

Lavorare con i cani è difficilissimo. Trasformare immagini e parole con degli animali è diverso. I cani non sono gestibili come gli attori. Io dirigo gli attori di solito cercando di condurli verso l'interpretazione che cerco, senza forzarli. Ma con il cane devi usare dei trucchi, devi ingannarli, fare cose per ottenere il risultato cercato. Soprattutto è difficile ottenere dal cane aggressività senza rendere il set pericoloso per gli attori. I cani erano trattati però molto bene. Avevamo un supervisore dedicato esclusivamente al benessere degli animali. Lavorare con i cani porta numerose variazioni sull'idea originale.

Alcune sequenze del suo ultimo film mi hanno riportato alla mente scene di “Amores Perros” di Inarritu. Ho pensato anche a “Post Tenebras Lux di Reygadas. In questi film è sempre messa in evidenza la smisurata violenza del cane, e tutti e tre siete sudamericani. C'è qualche motivo particolare per cui il cane sia diventato nella vostra cinematografia un vero e proprio elemento narrativo?

Si, hai perfettamente ragione, sono entrambi messicani. Certamente molte scene del mio ultimo film Mondo Cane ricordano quelle di Amores Perros. Credo che nel cinema brasiliano utilizziamo molto la figura del cane perché ne abbiamo sempre molti in giro. Le città del sud America sono invase dai cani. Nel nostro cinema è diventata quasi una metafora delle condizioni dei cittadini.

Gira i suoi film con molta camera a mano. Perché?

Amo molto la camera a mano. Ma i movimenti devono avere un senso. Io odio i movimenti di camera che rivelano la camera. La macchina deve andare dietro gli attori, deve essere giustificata dalla scena prima di tutto. La macchina a mano toglie staticità e aumenta la tensione. Io credo che gli attori debbano dare il linguaggio. La camera a mano serve a mettere lo spettatore vicino all'azione dell'attore.

Cosa pensa del cinema moderno? Quale rapporto deve esserci tra cineasta e spettatore?

Siamo in un periodo di rottura. Da sei o sette anni è cambiato il modo in cui il cinema viene fatto, così come il linguaggio. Noi viviamo una rottura non ancora individuata da chi lavora nel settore. Molti ragionano ancora a livelli analogici. La gente vede i film ormai in tutti i supporti, dal cinema al cellulare e nonostante questo gli organi di produzione non si sono ancora adeguati. Mondo cane per due settimane è stato caricato su YouTube facendo moltissime visualizzazioni. Poi è stato comprato da Netflix in Brasile. Noi dobbiamo considerare che quando facciamo un film questo verrà visto non solo in formato classico, il 5.1 della sala, ma il cinema deve sopravvivere anche sul cellulare, devi poterlo vedere anche in metropolitana. Vedere un film su dispositivi diversi dal proiettori introduce varianti diverse. Lo spettatore si distrae più facilmente. Uno dei più grandi difetti di un cineasta oggi è sottovalutare il suo pubblico. La gente oggi è sofisticata e va trattata in modo sofisticato Mondo cane ha un linguaggio diverso perché mi sono adattato a questo nuovo linguaggio.

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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