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#Chiacchierando con Ivano De Matteo e Margherita Buy

Siamo riusciti, in qualche modo, a scambiare due parole con Margherita Buy e Ivano De Matteo, entrambi a Milano per la presentazione dell'ultimo lungometraggio del regista romano: La vita possibile.

Margherita Buy, volevo chiederle....

Oddio, mi sembra un'interrogazione, come a scuola! (ride)

Le chiedo, qual è la grande differenza tra queste due donne, Anna e Carla?

Vediamo, la so? Sono due donne proprio diverse, hanno avuto un passato in comune, sogni in comune. Anna voleva fare l'attrice probabilmente. Anna ha una vita più normale , borghese, sposata e con un figlio. Claudia non ha famiglia, è ancora molto infantile. Però riaffiora la vecchia amicizia, fondamentale in questa storia perché c'è molta solidarietà. Se fosse successo a Carla, Anna l'avrebbe aiutata di sicuro. E' una di quelle amicizie davvero belle.

Immaginando la trama a ruoli invertiti, come le stanno i panni di Carla, il personaggio interpretato da Valeria Golino?

Bene, è un ruolo che mi avrebbe divertito molto. L'avrei accettato davvero volentieri.

Una domanda per entrambi. Com'è stato lavorare con Andrea Pittorino?

De Matteo: Lavorare con un bambino è sempre difficile. Nei nostri ragazzi c'era mio figlio. E' stato un po' diverso perché essendo suo padre avevo molta più libertà. Lui è uno molto preciso. Margherita era diventata la sua mamma anche fuori dal set. Il suo era un ruolo delicato, ci sono stati momenti difficili. A volte mi sembrava fosse mio figlio, ma è un professionista. Stare dieci ore sul set è complesso anche per attori adulti, e lui ci riusciva bene. Ha tredici anni, giocava, faceva scherzi. Ma da autore , per me ha fatto un buonissimo lavoro.

Buy: Lui è stato davvero bravissimo, conosceva i copioni di tutti. Dopo le scene in cui mi urlava contro mi chiedeva sempre scusa. Mi ha insegnato davvero tanto. Riusciva a dividere bene se stesso dal suo personaggio.

Un paio di domande per Ivano De Matteo. Dove e come nasce il racconto di La vita possibile?

E' una storia vera, ci sono molte storie vere come questa. Ho dovuto fare un lavoro di documentazione. Ho interpellato esperti. Dovevamo tutelarci per poterne parlare bene.

Sono stato ispirato dalla storia che mi ha raccontato una donna, una storia durata vent'anni. La storia era particolare. Suo marito la costringeva a rapporti sessuali in macchina con il figlio di tre anni seduto sui sedili posteriori a guardare. Non potevo chiederle perché non lo denunciasse, non avrei capito probabilmente. Piccola curiosità. La lettera vista nel film è presa da una raccolta di lettere vere, scritte da mariti violenti e pentiti. Sono come degli schizofrenici, credono davvero d'essere tornati buoni e non si spiegano il rifiuto, proprio come si legge in quella lettera nel film. Per questo riescono a convincere, per questo non avrei capito la situazione di quella donna.

La scelta di Torino per il suo film?

Inizialmente doveva essere ambientato a Parigi. Mi piaceva l'idea di Valerio in una città in cui ha difficoltà anche con la lingua. Anna sarebbe stata una guida turistica. Ma sono sorti problemi tecnici; avrei dovuto doppiare il film e forse sarebbero uscite due pellicole. Alla fine ho deciso che non si poteva proprio fare. Ho scelto Torino perché è la città italiana che più ricorda Parigi. Ha una luce particolare. Mi hanno fatto conoscere posti di Torino che non conoscevo, come Borgo Dora, un ex quartiere popolare che ora sta diventando un po' radical. Poi ho trovato la nuova università di Torino che non era mai stata ripresa. Però ci serviva l'autunno. Io giro in cinque settimane. Ho massimo cinque ciak per attore. Aspettavo che cadessero le foglie ma non succedeva. Poi una mattina le ho viste. Ho bloccato la ditta delle pulizie perché le stavano già spazzando via. Le abbiamo fatte risistemare sul viale. Torino mi ha dato davvero tante soddisfazioni.

Piccole curiosità dal set?

Per la scena in cui Valerio rompe il vetro della macchina sono state prese circa 20 palline di vetro, quei souvenir con la mole antonelliana all'interno. Erano le due e mezza della notte e faceva molto freddo. Andrea recitava perfettamente, si emozionava e piangeva perfino, ma quando doveva colpire il finestrino dell'auto con le palline mancava sempre il bersaglio. Ha riempito la carrozzeria di buchi senza prendere mai il vetro. L'attrezzista mi ha detto: “sentì Ivà, sono rimaste due pallette. O la rompe con questa o niente”. Allora abbiamo usato una sfera di cristallo per frantumarlo. L'episodio ci ha fatto molto ridere.

Un'ultima domanda. Dove ci sta portando il cinema oggi secondo lei?

Mmm, male. Quella presa dal cinema non sembra essere una buona direzione. Il cinema sta cadendo nella televisione.

Ed ora non vi rimane altro da fare che leggere la recensione scritta da Luca relativamente al film La vita possibile.

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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