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#Enrico Nascimbeni: le forme e i suoni delle parole

Enrico Nascimbeni è giornalista, cantautore e scrittore veronese. Si laurea in lettere e filosofia e dal 1985 avvia la carriera giornalistica seguendo le orme del padre Giulio Nascimbeni. Segue l'inchiesta di Mani Pulite ed intervista Bettino Craxi nel suo esilio ad Hammamet, di quella esperienza è frutto il libro "Le mani pulite" scritto con Andrea Pamparana edito da Mondadori. Inviato speciale durante la guerra dei Balcani a Sarajevo, oggi collabora con il Corriere della Sera, L'Arena e All Music Italia.

Ha scritto brani con e per Tom Waits, Leonard Choen, Joaquin Sabina, Suzanne Vega, Paola Turci, Mango e la sua amicizia e intesa artistica con Roberto Vecchioni ha prodotto Vincent e L'ultima notte di un vecchio sporcaccione.

Tra le sue pubblicazioni "Non-Poesie - L'amore ai tempi di Myspace" (Edizioni Paradisi di Carta, 2009), "Il collezionista di biglie di vetro" (Edizioni Divinafollia, 2013), "Sognando di vivere a trecento all'ora su una macchinina a pedali" (Edizioni Rupe Mutevole, 2014), "Senza titolo" (Edizioni Rupe Mutevole, 2015). E proprio per la casa editrice Rupe Mutevole cura nel 2015, per un anno, la collana letteraria "Le due anime".

Nel 2012 è stato nominato Commendatore della Repubblica dal Presidente Giorgio Napolitano. Nel 2016 ha vinto in Venezuela il premio Simon Bolivar per il suo impegno artistico e sociale e il Premio "Amico del Popolo Rom".

  • Hai inciso con Roberto Vecchioni "L'ultima notte di un vecchio sporcaccione"(Uomini sbagliati, Disco d'Oro e di Platino, 2008), cosa rappresenta per te questa canzone?


 

Principalmente la consacrazione in parole e musica dell’amicizia che mi lega a Roberto fin da quando avevo quindici anni e lui insegnava nello stesso liceo milanese dove io studiavo. Tante le canzoni che abbiamo scritto e cantato insieme, ma questa è, si può dire, la consacrazione del nostro approccio al cantautorato e alla poesia. Forse anche “Vincent” della quale abbiamo scritto il testo insieme è un nostro manifesto. Quello della nostra amicizia. Detto questo, scrivere di Bukowski è una gran libidine.

  • "Eugenio" è nell'album "Amori disordinati", del 2003. Anche in questa canzone confermi la tua vocazione a raccontare l'umanità di un poeta: Eugenio Montale. I poeti sono davvero "solo" uomini?

Ho conosciuto Eugenio Montale da ragazzino. Era amico di mio padre. Che ha scritto la sua biografia. La canzone è un omaggio al poeta e a papà, che è il protagonista del video di questa canzone. Dire cosa sono i poeti sinceramente non lo so. Certo che sono uomini. Con tutti i difetti e le miserie del genere umano. Penso che un poeta, di quelli veri, come Montale, vada solo giudicato per le sue poesie. La poesia e l’uomo sono due cose nettamente distinte. È mio convincimento che non bisogna mai guardare dietro le quinte. Dentro i camerini. Il poeta va guardato e ascoltato sul palco. L’elevazione all’infinito di un uomo dura pochi secondi. E sono quelli, che a mio parere, vanno colti e apprezzati.

  • Musica e parole. Sembra davvero facile a dirsi, ironizzando potremmo dire che è facile tanto quanto la rima sole-cuore-amore, ma le tue non sono canzoni "facili". Come si incontrano la musica e le tue parole?

Scrivo contemporaneamente musica e parole. Sono due emozioni che si incrociano. Scrivere una canzone, come una poesia o un romanzo nel terzo millenio appare molto facile, e lo è. Ma scrivere una vera canzone, una vera poesia o un vero romanzo non lo è affatto. Il talento è cosa rara. E non lo impari. L’umiltà si può imparare. Ed è fondamentale per chi vuole fare arte.

  • Cosa intendi con "vera" canzone?

Una vera canzone per me è "Immagine" di John Lennon. Perchè a mio parere è la canzone pop per eccellenza, il perfetto connubio tra musica e testo. E anche se non amo che le canzoni lancino messaggi, questa canzone lancia il più bel messaggio di pace che la musica pop abbia mai espresso.

  • "Mio padre adesso è un aquilone" ("Uomini sbagliati", 2008) è la canzone che hai dedicato a Giulio Nascimbeni, tuo padre. Che significa essere giornalista per te che hai vissuto, guardandolo all'opera, con la penna magistrale della terza pagina del Corriere della Sera?


 

Partiamo dal fatto che di giornalisti come Giulio, io lo chiamo Giulio, ce ne sono stati pochi. Ora ancora meno. La sua figura è stata per me prima schiacciante poi di stimolo per far bene il mestiere del giornalista. Che faccio da professionista dal 1987. Essere giornalisti oggi? O meglio. Essere giornalisti? Per me, e non solo per me, vuole dire raccontare un fatto. Seguire la regola del “chi, dove, come, quando e perché” non cadere in personalismi, evitare aggettivi e scrivere nella maniera più semplice possibile. Io la vedo così.

  • Hai seguito come giornalista l'inchiesta di Mani Pulite ed hai intervistato Bettino Craxi in esilio ad Hammamet. Hai scritto con Andrea Pamparana il libro "Le mani pulite" edito da Mondadori. Hai vissuto quindi il 1992 oltre che da milanese e italiano anche da giornalista. Qual è la tua interpretazione di quell'anno 1992 e come, secondo te, ciò che è accaduto durante quell'anno influenza la politica (se si può ancora definire così) odierna?

L’inchiesta Mani Pulite è stata per me una scuola di giornalismo. Con la consapevolezza che ogni giorno facevo parte della storia di un Paese, raccontandola. Come hanno fatto tanti miei bravissimi colleghi da Peter Gomez a Pamparana. Chi dice che l'inchiesta Mani Pulite è stata manovrata dalla politica dice il falso, ovviamente è stata usata dalla politica, ma questa inchiesta che ha falciato la Prima Repubblica non è servita a nulla, la politica odierna è più corrotta di quella precedente. Di Bettino Craxi dico solo che era un uomo intelligente e preparatissimo, un vero politico ma non lo giudico, la Storia lo ha giudicato e lo giudicherà.

  • Nel 2016 hai vinto in Venezuela del premio Simon Bolivar per il tuo impegno artistico e sociale e ti è stato assegnato il Premio "Amico del Popolo Rom". In un momento storico come quello che stiamo vivendo questa è anche una grande responsabilità?


 

Lotto da sempre contro il razzismo, il fascismo, l’omofobia, la prepotenza, le dittature e sto dalla parte di chi non ha voce, è troppo facile stare dalla parte dei potenti, schifoso e lurido. Questa primavera diventerò un Rom, questo è il premio che mi verrà dato e per me è un onore. Come è un onore che mi sia stato dato il Premio Internazionale Simon Bolivar e la responsabilità è di non tradire chi ha fiducia in me. Questa è la mia responsabilità e sono onorato di averla.

  • Oriana Fallaci scrive «Ogni persona libera, ogni giornalista libero, deve essere pronto a riconoscere la verità ovunque essa sia. E se non lo fa è, (nell'ordine): un imbecille, un disonesto, un fanatico. Il fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero. E a questo credo io mi piegherò sempre, per questo credo io pagherò sempre: ignorando orgogliosamente chi non capisce o chi per i suoi interessi e le sue ideologie finge di non capire». Come ci si può salvare dal fanatismo?

Premetto che lo sfruttamento della destra delle parole della Fallaci mi fa incazzare e leggere le sue parole in siti fascisti mi fa vomitare. Oriana che ho conosciuto grazie a mio padre, era stata partigiana, figlia di un partigiano. Il fanatismo? L’importante è che non sia combattuto da altrettanti fanatici politici o religiosi. L’impegno di un giornalista onesto non basta, purtroppo.

  • Cosa significa per te essere (o fare, dipende da quello che si sceglie) uno scrittore?

Per me essere uno scrittore vuol dire spogliarsi nudi in una piazza senza vergogna, far l’amore nella metro davanti alla gente senza vergogna. Vuol dire suicidarsi ogni giorno e ogni giorno rinascere senza vergogna, vuol dire sapere bene cosa è il silenzio, vuol dire non urlare mai. Vuol dire avere un ego smisurato ma ucciderlo senza pietà. Chi non lo fa non è uno scrittore, scrive, ed è una cosa diversa.

  • Progetti futuri?

Rubare nei supermercati e spacciare caramelle alla menta. Poi forse occuparmi ancora di libri e canzoni.

 

Per chi volesse approfondire la conoscenza di Enrico di seguito i canali sociali:

Facebook: Enrico Nascimbeni

Sito web: Enrico Nascimbeni

Video

Irene Gianeselli

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