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#Io volerò, ma con i piedi per terra: un caffè con Eddie Brock

La strada per inseguire i propri sogni non è mai né breve, né in discesa. Oggi andiamo alla scoperta del viaggio di Edoardo, in arte Eddie Brock, impegnato nel Coca Cola Future Legend. Io volerò è il titolo di uno dei suoi brani che forse più lo rappresentano e questo è quello che ci ha raccontato davanti ad un caffè.

La strada per inseguire i propri sogni non è mai né breve, né in discesa. Oggi andiamo alla scoperta del viaggio di Edoardo, in arte Eddie Brock, impegnato nel Coca Cola Future Legend. Io volerò è il titolo di uno dei suoi brani che forse più lo rappresentano e questo è quello che ci ha raccontato davanti ad un caffè.

In questi giorni stai vivendo la fase forse più intensa del Coca Cola Future Legend. Cosa hai provato a salire su un palco per la prima volta davanti ad un pubblico e cantare a loro le tue canzoni? E andando indietro, com'è nata l'idea di parteciparvi?

In verità io non avevo l'idea di partecipare al Coca Cola Future Legend, è nato tutto per caso e per gioco. Un giorno stavo su Instagram, senza nulla da fare, e scorrevo su e giù per la home. Mi è apparsa questa promo. Quando c'è da mettersi in gioco, io non mi tiro mai indietro e così ho cliccato. Mi chiedeva di inviare una mia canzone e un video di presentazione. Ammetto che non ci credevo molto. Avevo la concezione che nei talent ci fossero solo raccomandati, infatti ho fatto il video in mutande e con il cane. Dopo qualche giorno, invece, mi chiamano per fare una prima scrematura a Milano. Eravamo mille e alla fine siamo rimasti in ventiquattro e tra quelli c'ero io. Dopo c'è stata una seconda selezione, siamo diventati dodici e siamo stati divisi in base al genere musicale in quattro gruppi, ognuno con un coach. Annalisa per il Soul, Emis Killa per Rap, Irama per il Pop e Charlie Charles per la Trap.

Fortunatamente Annalisa mi sceglie nella sua squadra. Dopo questa prima fase, ce n'è stata un'alta in cui bisogna votarne due su tre attraverso i social e tramite un codice sulle lattine di Coca Cola. Hanno scelto me e spero lo facciano ancora visto che ora bisogna sceglierne uno su due, sennò piango (ride).

Sul palco mi sono divertito tantissimo, prima di salire ho un’ansia che mi prenderebbe un infarto, ma poi quando sali vedi che la gente canta, che ride, che si diverte. Se la gente è felice lo sono anche io.

Vedere il pubblico cantare le mie canzoni è strano. A volte penso neanche le abbia scritte io, perché mi chiedo "come fanno a conoscerle? Come fanno a cantarle?" Invece poi vedi il pubblico che ti segue, la gente che ti guarda mentre tu stai lì ed è una sensazione fortissima, che non credo si possa descrivere. Penso di non aver mai provato una sensazione del genere con la musica.

L'anno scorso hai pubblicato il tuo primo album Come stai?. Dopo poche canzoni si capisce già quale sia il tuo stile. Costruisci delle immagini della tua quotidianità, che si vanno a legare con i tuoi pensieri o i tuoi sentimenti. Allora non ti chiedo come nasce un tuo pezzo, ma dove.

Questa domanda me l'ha fatta anche Annalisa ed è rimasta destabilizzata. Perché in genere, la gente si mette a scrivere una canzone, mentre io no. Io magari sono per strada o aspetto l'autobus e mi viene in mente un contesto che voglio descrivere e quindi scrivo un paio di versi o una frase. Poi magari la riprendo dopo e ci costruisco attorno il resto del testo con una base o una melodia. Ma l'inizio di una mia canzone non è mai "mi metto a tavolino e scrivo un pezzo". Anche perché non mi vengono bene queste cose, le trovo forzate.

Quindi dovendo rispondere alla domanda dove nascono, il giro per il mondo e in particolare a Roma poiché è qui che vivo.

E a chi era rivolta la domanda "Come Stai?"? Ad Edoardo, a Eddie Brock, chi ascolta..?

La domanda come stai? è una domanda inflazionata. È una domanda che tutti fanno per continuare un discorso. Quando qualcuno chiede Come stai? non è veramente interessato alla risposta, ti deve solo chiedere qualcosa. È una domanda scontato ed io volevo non lo fosse, quindi l'ho messa come titolo dell'album.

Poi è per tutti. È per chi mi ascolta, per me e per far capire che non serve farmi quella domanda. Perché se lo vuoi veramente sapere e hai ascoltato l'album io già ho risposto e sai benissimo come mi senta e cosa provi. Se, invece, mi devi chiedere un favore, dimmelo direttamente e andiamo al sodo.

Tornando al Future Legend, che esperienza è stata confrontarsi con un coach come Annalisa. Qual è l'aspetto dove ti senti più cresciuto e, soprattutto, come te la immaginavi la cosa?

La prima volta che l'ho vista è stato alle prime selezioni a Milano e pensavo "ora incontro Annalisa e chissà che penserà di me che non sono nessuno", invece, appena incontrata mi ha riempito di complimenti per i miei testi e per come scrivevo. Io non me l'aspettavo, pensavo fosse una persona molto più fredda. Ci siamo rincontrati poi in studio per registrare e c`era un clima molto amichevole perché alla fine è una ragazza anche lei. C'era comunque un rapporto professionale, ma io odio fare la parte di quello che sta lì a fare il finto cantante. Per cui tra una prova e l'altra si rideva e si chiacchierava normalmente e ci siamo entrambi divertiti.

Il complimento più bello è stato sentirmi dire che sono un folle che fa cose folli. Devo dire che questa esperienza mi ha completamente trasformato ed è cambiata l'idea con cui percepisco la musica. Prima quando ascoltavo una canzone estiva qualsiasi la consideravo minore e quasi la screditavo. Ora, invece, capisco e conosco il grande lavoro che c'è dietro. Fare il classico tormentone è difficilissimo. Io ho provato e mi sono uscite tre parole e basta. Per esempio, ci sta Shade che anche se non è il mio genere, ogni anno fa una canzone estiva carina, lo stesso Irama. Io riesco ad entrare proprio in quel mood. Posso fare una canzone un po' più allegra, ma è una cosa diversa da una canzone estiva.

Com'è il mondo dei talent agli occhi di chi ne era scettico a riguardo?

Questo non era proprio un talent, perché noi non stiamo tutti insieme in una casa. Se fosse stato così credo ci saremmo ancora più divertiti perché al di là della competizione che ci sta, siamo tutti amici. Ci sono sicuramente persone che si sentono già divi o dive, ma noi no. Noi prima di salire sul palco siamo tutti bianchi e in preda all'ansia, che ci facciamo forza a vicenda. Hai, poi, l'opportunità di confrontarti con molta gente e di imparare molte. Si pensa sempre che nei talent siano tutti raccomandati, io non ho nessuno e non sono neanche così ricco.

Io mi sento molto cresciuto, soprattutto per quanto riguarda il mio gusto musicale. Ho imparato a scrivere canzoni che piacciano a me e siano, allo stesso tempo, più commercializzabili.

Nei tuoi pezzi abbiamo basi trap, un flow a metà tra il rap ed l’hip hop e un testo che ha comunque una forte presenza. Se dovessi etichettarti sotto un genere, quale sarebbe?

Io ora sto cambiando totalmente, facendo un genere completamente nuovo per me. Il mio ultimo singolo Ma tu ma io è un classico pezzo future pop, come potrebbe esserlo un brano di Chainsmokers. Io ho capito che il testo è importante ma deve arrivare subito. Non puoi usare tante parole e frasi che per te hanno un significato ma chi ti ascolta no, perché senno non arriva. Ma tu ma io senza alcuna promozione, ne sponsorizzazione ha fatto 8000 visualizzazioni in due giorni e non ci credevo neanche io. Ora ho deciso insieme ad Annalisa di portare questa come terzo brano sui prossimi palchi. Sono rimasto sorpreso quando vedevo la gente che scriveva i versi di quella canzone sotto le foto di Annalisa e soprattutto come quello che per me era un esperimento, un provare qualcosa di nuovo, abbia avuto più successo di tutto quello che ho fatto prima.

8000 visualizzazioni. Ti aspettavi questi numeri?

Macché! Ci sono ragazzi che mi scrivono su Instagram "Sei il mio idolo". Idolo? Io non sono nessuno. Non sono abituato a queste cose. Loro magari ascoltano Annalisa da sempre, vedono che tu stai accanto a lei e pensano che sia già diventato un cantante, ma in realtà non è vero. Noi siamo ragazzi normalissimi che hanno semplicemente avuto la fortuna di vivere quest'opportunità e questa esperienza.

Tu adesso ti senti già un cantante o sei lo stesso studente o lavoratore che eri prima di iniziare? Quest'esperienza ti ha cambiato la vita?

Assolutamente si. Ovviamente mi piacerebbe avere la vita del cantante, come credo chiunque. In questo momento non mi ci sento, ma vedo uno spiraglio di luce. È un sogno che potrebbe realizzarsi, così come finire domani.

Quali sono gli artisti con cui sei cresciuto e c'è qualcuno che vedi come riferimento riguardo il percorso e la carriera musicale che ha avuto?

Non ho artisti che prendo come riferimento per la loro carriera musicale, perché, comunque vada, voglio fare il mio percorso e seguire la mia strada.

Sono cresciuto ascoltando Coez quando ancora faceva Rap, Freddie Mercury ma anche tanti altri. Parlando di generi, invece, direi Rock, Rap e Pop.

Pensa ad un duetto. Immagina di poter cantare una tua canzone con un'artista qualunque chi sceglieresti e quale pezzo fareste?

Sceglierei Vasco per fare insieme Ma tu ma io. Sarebbe uno spettacolo e un onore. Oppure vorrei fare un'altra notte con Ultimo in una versione più lenta e con il pianoforte.

È da poco uscito il tuo nuovo singolo "Un’altra notte". Quali sono i progetti per il futuro?

Adesso sono concentrato sul Coca Coca Future Legend e spero di passare alla fase finale. Comunque vada questa esperienza, ho imparato moltissimo e ho ancora più voglia di mettermi in gioco in futuro. Ci sono, poi, tantissimi altri pezzi che ancora non sono usciti e su cui stiamo lavorando, per cui saranno sicuramente altre sorprese. Sono sicuro che le canzoni che usciranno non piaceranno a chi già mi segue, ma arriveranno anche ad altri.

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Alessandro Spiriti

Studia Ingegneria Meccanica a Roma, città in cui vive e che ama.
Nato mentre nei cinema proiettavano "I Soliti Sospetti" di Bryan Singer e nell'aria riecheggiava (What's The Story) Morning Glory? degli Oasis. 
Il cibo, lo sport e le sfide completano il quadro delle sue passioni.

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