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#Baryonyx: Quando si cambia per esplorare e non per piacere.

Abbiamo avuto modo di fare una chiacchierata con Antonio e Matteo, in arte i Baryonyx. Tra cambi di genere, social e Demone, questo è quello che ci hanno raccontato. 

Abbiamo avuto modo di fare una chiacchierata con Antonio e Matteo, in arte i Baryonyx. Tra cambi di genere, social e Demone, questo è quello che ci hanno raccontato. 

 

Ciao Antonio, ciao Matteo, ciao Baryonyx. Sono Alessandro e in questi giorni ho avuto modo di ascoltarvi e conoscervi. Il vostro percorso musicale è un piccolo grande viaggio tra generazioni e generi diversi, con un bagaglio pieno di influenze rock anni 80 e britpop. Com'è nato il vostro progetto, come vi siete conosciuti e cosa volevate trasmettere?

Ciao e grazie per le belle parole. Diciamo che la nostra è un'amicizia che dura da sempre in quanto ci conosciamo da quando eravamo bambini.

Abbiamo iniziato a suonare da adolescenti e sin da subito abbiamo voluto produrre musica nostra con uno stile pop-punk: questo ci ha portato a produrre il nostro primo album indipendente “Black Out” nel 2009.

Nel 2010 però abbiamo deciso di cambiare registro un po' perché stavamo crescendo e un po' perché volevamo cercare qualcosa di più complesso sia per quanto riguarda i testi che per la musica. In questo senso abbiamo pubblicato prima il singolo Pensieri e poi l'EP “Trias” (di cui segnalo i brani NoSen e Nuvole di vetro) seguendo uno stile alternative rock.

Col passare degli anni però abbiamo notato che l'alternative rock non aggiungeva niente al panorama musicale moderno: visto che avevamo già iniziato a inserire qualche innesto di musica elettronica abbiamo voluto tentare questa carta. Proprio per questo dal 2015 abbiamo deciso a tutti gli effetti di sperimentare la musica elettronica nei nostri brani arrivando a pubblicare nel 2016 il nostro primo LP “Fuori il Blizzard” (di cui segnalo Mondo a colori, Inferno #3P.P.F.).

Al di là dei cambi di genere una cosa ha sempre accomunato le nostre produzioni: dare grande risalto alle parole e ai contenuti dei nostri testi. Abbiamo sempre cercato di trasmettere un pensiero o comunque far provare un'emozione a chi ci ascolta. Per questo abbiamo deciso di avvicinarci al mondo dell'indie italiano pur mantenendo il sound che ci ha sempre caratterizzato. Mistico e Demone sono quindi l'anteprima del nuovo progetto che stiamo intraprendendo. In un certo senso forse siamo sempre stati indie, dovevamo solo scoprirlo.

Qualche mese fa, sui social era di gran moda  la 10 years challenge. Voi come band siete nati nel 2008, come è cambiata la vostra vita in questi dieci anni? E che rapporto avete con i Social?

È chiaro che in 10 anni cambia veramente tutto. Basti pensare ad esempio alla nostra formazione musicale che rispetto agli inizi ha subito continui cambiamenti fino a riportarci al nucleo iniziale. Anche noi come persone siamo cresciuti: la musica ci ha preso per la mano che eravamo solo dei ragazzini portandoci oggi ad essere degli uomini.

In un certo senso siamo cresciuti assieme alla musica e abbiamo sempre voluto plasmarla sui nostri sentimenti, sulle nostre emozioni e sulle nostre esperienze, insomma la nostra discografia a volte è un po' anche la nostra biografia messa in musica. I social sono stati senza dubbio una rivoluzione per gli artisti.

Ad ogni modo però a volte si tende a sottovalutare ciò che “non è social”. Gli ascoltatori sono persone reali prima che follower e in questo senso abbiamo deciso di creare una nostra nicchia di persone reali che ci seguano e ci ascoltino. Facebook, Instagram e anche Spotify su questo fanno la differenza in quanto consentono di arrivare a chiunque nel mondo basandosi semplicemente sulla targettizzazione. Ci piace essere social dunque ma senza esagerare.

La vostra storia come band è ricca di cambiamenti e sperimentazioni. Siete partiti con un sound rock con influenze britpop, poi c'è stata una fase più elettronica e il recente atterraggio nel mondo indie. Come si riesce spostarsi verso un altro genere, farlo proprio e fonderlo con il proprio stile?

Come anticipato un po' precedentemente i nostri cambiamenti di  genere sono stati dovuti un po' alla nostra crescita  come persone e come musicisti, un po' per motivi di carattere generale: obiettivamente l'alternative rock nel 2019 è un genere di nicchia mentre nel 2010 era in gran voga. Con questo non vogliamo dare l'impressione di cambiare a seconda di come gira il vento però credo sia innegabile che perseguire una strada ormai quasi caduta in disuso in Italia sarebbe stato controproducente.

Inoltre crediamo molto nella versatilità della musica: la musica così come la vita e il mondo stesso non possono essere racchiusi in compartimenti stagni. Tutto si influenza reciprocamente. Per questo ci piace sperimentare perché il nuovo e il “vecchio” fusi insieme possono dare grandi risultati, come ad esempio Mistico che oggi è forse la nostra canzone più conosciuta.

Viste le numerose influenze e la grande fluidità che avete avuto nell'esplorare generi musicali nuovi, immaginiamo di avere una macchina del tempo. In che anno, o epoca, collochereste il vostro esordio come Baryonyx e perché?

Questa è proprio una bella domanda. Come anticipavo prima il “nuovo” raramente viene dal nulla, in un certo senso ogni novità ha sempre un'influenza dal passato. Quindi credo che attualmente la nostra musica sia decisamente attuale pur strizzando l'occhio a qualche sound anni '80 e '90 per chi come noi ha vissuto quegli anni e quelle sonorità: stiamo volutamente facendo una musica rivolta alle nuove generazioni ma che non escluda anche quelle più vecchie. In questo senso gli innesti e i riff di chitarra un po' retro ti fanno sentire a casa pur inseriti in una canzone del 2019.

Tornando alla domanda iniziale credo che se tu ce l'avessi posta cinque o sei anni fa forse avremmo dato una risposta diversa. L'alternative e l'electro rock trovano radici nei tardi anni 80 fino ai primi anni 2000 e quindi se ci fossimo “teletrasportati” in un'altra epoca avrebbe voluto dire avere un'altra storia e un'altra produzione. Però come si dice “con i se e con i ma non si fa la storia”, perciò preferiamo pensare che se abbiamo avuto questo lungo percorso è stato soltanto utile a portarci dove siamo adesso.

 

Le vostre canzoni sono sempre molto introspettive e vanno ad esplorare quello che è il lato pensante e più riflessivo della musica. Il vostro marchio di fabbrica è riuscire a parlarne con leggerezza e freschezza. Che effetto fa sapere che il vostro "Demone" è lo stesso di migliaia di altri Ragazzi?

Ci farebbe molto piacere saperlo perché vorrebbe dire che per chi ci ascolta la canzone evoca un ricordo o un'emozione legata ad un momento della propria vita. Forse è proprio questa la missione di un'artista, entrare a far parte della vita di tante persone sconosciute facendogli capire che non sono sole, che esistono centinaia e migliaia di persone come loro.

Il fatto che una nostra canzone diventi parte della vita di tante persone mi affascina e mi fa pensare di aver realizzato una cosa che va oltre la musica stessa: vorrebbe dire aver creato un legame invisibile che lega noi al nostro pubblico e il pubblico stesso tra di loro.

I nostri testi infatti hanno sempre cercato di trasmettere qualcosa, a volte in modo più velato altre volte in modo più chiaro e diretto. Vogliamo che gli ascoltatori possano decidere come meglio interpretare un nostro brano rendendolo così in parte anche patrimonio di tutti.

Qual è la differenza tra lavorare ad un album, invece che ad un EP? Quali sono i vari pro e contro? E quale sarà il vostro progetto futuro?

La differenza è abissale. Un LP vuol dire un album da minimo otto tracce e questo si traduce sia dal punto di vista dei costi che della scrittura stessa dei brani come una vera fatica. L'EP può essere il mezzo per far conoscere la propria musica quando si vuol sperimentare qualcosa di nuovo o più semplicemente quando non si ha abbastanza materiale e soldi a disposizione. Indubbiamente però un EP è un po' un lavoro a metà in quanto non da abbastanza informazioni su ciò che un artista può veramente dare. Diciamo che una band come la nostra ormai è quasi costretta a pubblicare LP un po' perché chi ci segue ce lo chiede e un po' perché abbiamo voglia di farlo.

Un altro aspetto da non sottovalutare è come il mercato accoglie i due tipi di supporto. Un EP non ha la stessa risonanza di un LP. Un LP pesa sia per i critici che per gli ascoltatori. Al momento stiamo buttando fuori singoli solo per anticipare e avvicinare il nostro pubblico al cambio di genere che stiamo effettuando. Un LP buttato fuori senza aver fatto “metabolizzare” questo passaggio sarebbe stato controproducente. Per chi invece decide di intraprendere un nuovo percorso o più semplicemente ha appena iniziato l'ipotesi di pubblicare un EP non è per niente da scartare, anzi è altamente consigliato.

Quanto è difficile per un artista mantenere l'equilibrio tra il suonare, ed il produrre un brano, secondo il proprio gusto personale e secondo quello che, invece, piace al pubblico o è di moda in quel momento?

È sempre esistito il dibattito tra il fare musica secondo i gusti del pubblico oppure fare musica secondo il gusto personale. Come sempre, mi verrebbe da dire, cerchiamo una via di mezzo.

 

Il fatto che il pubblico gradisca un certo tipo di canzone non vuol dire che si debba tutti produrre le canzoni in serie come fossimo una catena di montaggio. Non sarebbe più musica. È giusto lasciare spazio alla creatività e alla voglia di fare degli artisti.

Inoltre mi verrebbe da dire che è anche compito dell'artista “educare” e accompagnare il pubblico verso le proprie sonorità, cercando di andare incontro a ciò che si aspettano ma lasciando spazio alle proprie intenzioni. È logico che anche una visione integralista al contrario non andrebbe bene: pretendere di imporre il proprio credo musicale al pubblico non sarebbe giusto e porterebbe soltanto a suonare per se stessi. Artista e pubblico si influenzano a vicenda e forse è anche po' questo che muove il mondo della musica.

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Alessandro Spiriti

Studia Ingegneria Meccanica a Roma, città in cui vive e che ama.
Nato mentre nei cinema proiettavano "I Soliti Sospetti" di Bryan Singer e nell'aria riecheggiava (What's The Story) Morning Glory? degli Oasis. 
Il cibo, lo sport e le sfide completano il quadro delle sue passioni.

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