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#Alla scoperta dei Joe D. Palma tra pop, amicizia e leggerezza

Da pochi giorni è uscito il primo singolo estratto dal loro primo album, VHS. Con Generazione Brucaliffo hanno girato e suonato per tutta l'Italia e non vedono l'ora di ripartire. Abbiamo fatto una chiacchierata con Joe D. Palma e questo è quello che ci hanno raccontato.

Da pochi giorni è uscito il primo singolo estratto dal loro primo album, VHS. Con Generazione Brucaliffo hanno girato e suonato per tutta l'Italia e non vedono l'ora di ripartire. Abbiamo fatto una chiacchierata con Joe D. Palma e questo è quello che ci hanno raccontato. 

 

Ciao Joe D. Palma! Io mi chiamo Alessandro, studio ingegneria e anch'io faccio fantacalcio. Raccontateci qualcosa di voi e di come è nata l'idea di mettere su una band.

Ciao Alessandro! Noi abbiamo un architetto e nessuno dei 5 fa il fantacalcio in realtà, ma super piacere di conoscerti. La storia di come siamo arrivati a noi 5 è abbastanza divertente. Il progetto è nato da Giorgio e Matteo (cantante e chitarrista), dopo l'uscita del primo EP si è unito Raffa, il batterista. Poi è stato il turno di Alvise (ormai Fiammy all'anagrafe), al quale, dopo qualche concerto in cui si faceva vedere particolarmente gasato, abbiamo chiesto se avesse voglia di venire a fare qualche prova. Una settimana dopo è arrivato alle prove con il suo amico e vicino di casa, Andrea (per tutti Gomez), che si è presentato col quaderno degli appunti. C'erano tutte le parti di tastiera dell'EP tirate giù perfettamente a orecchio, è stato subito grande amore.  

 

Il 2018 è stato un anno importante per voi. Avete girato tutta l'Italia suonando la vostra musica. Che esperienza è stata? Cosa vi ha lasciato e, soprattutto, quanto vi ha arricchito, musicalmente parlando?

È stata una grandissima figata! Per riprende il discorso di prima, alcuni di noi si conoscevano già da molto tempo, ma ci diverte sempre a ricordare la prima data del tour a Torino. Siamo partiti in macchina un po' timidini, fuori dalla saletta, forse, ancora non ci eravamo mai visti tutti insieme. Dopo il concerto camminata di 5 chilometri sotto una bufera di neve ed eravamo già fratelli. In tour ci siamo sostanzialmente conosciuti, uniti, siamo diventati una piccola famiglia. È stata un'esperienza veramente incredibile che non vediamo l'ora di ripetere. Musicalmente parlando siamo cresciuti molto. Avevamo già tutti suonato in altri progetti, ma in quest'annata abbiamo avuto la possibilità di vedere tantissime situazioni diverse, suonare in locali e palchi di ogni tipo, davanti a tipi di pubblico molto differenti. Questa forse è la cosa più importante, perché poi in un live si tratta sempre di trovare un contatto con la gente che hai davanti.

Le sonorità di Generazione Brucaliffo si rifanno molto al pop rock degli anni '90. Per esempio, Brucaliffo mi suona molto come un pezzo dei Liftiba. Oggi, invece, siamo nel 2019. Ogni nuovo brano viene misurato secondo la scala dell'indie, ma VHS, il vostro nuovo singolo, sembra fregarsene. Voi vi sentite più pop, più indie o più vintage?

Forse i Litfiba non li abbiamo mai presi come riferimento, però Piero Pelù domina quindi ci sta anche così. In realtà, abbiamo lavorato molto sul cambio di sound rispetto all'EP: è cambiato totalmente il nostro approccio alla composizione e la direzione che intendiamo dare ai nostri pezzi. In tutta sincerità, ce ne freghiamo abbastanza di tutto quello che ci gira intorno quando ci mettiamo a scrivere. Molti dei nostri ascolti sono comunque lontani dalla scena Indie italiana, ascoltiamo più volentieri gruppi stranieri, prevalentemente inglesi (poi quando siamo sbronzi Completamente la cantiamo lo stesso). VHS è un po' il manifesto di questo nuovo percorso, quindi se ci dici che sembra fregarsene di quella scala di misura, noi lo prendiamo molto volentieri come un complimento. Ogni tanto ci dicono di avere delle sonorità pure lo-fi. Se c'è confusione nell'associarci a un genere, noi siamo contenti.

 

Nelle vostre canzoni c'è una forte componente cantautorale. Quali sono i vostri artisti di riferimento e se poteste esprimere un desiderio, con chi sognate un duetto?

Se parliamo della componente cantautoriale, che sicuramente rimane, un grande riferimento per noi è Edoardo Cremonese, veramente magico. Poi citando gli artisti che ci hanno ispirato scrivendo questo disco, sicuramente i Foals, ma anche qualcosa di A. Beacon School, Still Corners, Say Yes Dog. Un duetto? Siamo indecisi tra Alessandra Amoroso e Anna Oxa. Scherzi a parte sceglieremmo decisamente Colombre, è un'artista che rispettiamo tantissimo e che abbiamo avuto la fortuna, e il grande piacere, di conoscere in tour.



Parlando sempre del testo, le vostre canzoni sono molto autobiografiche. Ci raccontate le vostre giornate, le amicizie al bar e le vostre emozioni. Che effetto vi fa condividere con un pubblico la vostra quotidianità e la vostra intimità?

Abbiamo tutti età e occupazioni diverse quindi c'è chi studia e chi lavora, poi c'è il nostro aspirante maestro Gomez. In realtà, ci vediamo quasi sempre. Suoniamo molto perché ci piace farlo, ma siamo comunque veneti, quindi ci vediamo più spesso al bar che in saletta. I temi che portiamo nei nostri pezzi sono condivisi da tutti: ci piace quasi sempre esprimere una sensazione di disagio rispetto a qualche situazione della nostra quotidianità, ma pur sempre a modo nostro, con quel velo di ironia e leggerezza nel prendere le cose. L'effetto è fantastico. È la ragione per cui facciamo musica: riuscire ad esprimere un po' di noi stessi e trovare qualcuno che condivide le nostre stesse ansie, gioie, urlarlo tutti insieme. 

 

Come procedono i lavori per il nuovo album e quali sono i progetti per questo 2019 e per il futuro? C'è più o meno pressione nello scrivere il secondo album rispetto al primo? 

Il disco è quasi pronto. Noi siamo veramente contenti del risultato! È stato un percorso lungo, ma veramente stimolante. Dobbiamo ringraziare i ragazzi de La Clinica Dischi, con cui abbiamo costruito tutto il lavoro, e, soprattutto, il genio di Leonardo Lombardi (in arte Elle), che è sempre stato con noi in regia, a volte fino a notte fonda. A proposito, la maggior parte del disco è stata registrata dopo mezzanotte, quindi ne sentirete delle belle perché è un disco vero, spontaneo. In estate usciranno gli altri singoli, poi ad inizio autunno finalmente uscirà il disco e non vediamo l'ora. Per noi in realtà è un album d'esordio, quindi ad oggi non sappiamo risponderti. Però facendo un piccolo paragone con il primo EP.  Sicuramente un album è qualcosa di molto più complesso, devi avere una visione molto più completa del lavoro che stai facendo. Di sicuro "Generazione Brucaliffo" ci ha messo una grandissima voglia salire sui palchi e conquistarli, nessuna pressione.

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Alessandro Spiriti

Studia Ingegneria Meccanica a Roma, città in cui vive e che ama.
Nato mentre nei cinema proiettavano "I Soliti Sospetti" di Bryan Singer e nell'aria riecheggiava (What's The Story) Morning Glory? degli Oasis. 
Il cibo, lo sport e le sfide completano il quadro delle sue passioni.

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