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#Indicazioni per il Bosco di Nicola Lombardo

Per poter comprendere l'artista, bisogna prima conoscere la persona. Con questa premessa, abbiamo fatto qualche domanda a Nicola Lombardo che si appresta ad affacciarsi sul panorama indie/synth pop italiano. Venerdì 5 aprile uscirà il suo primo album Bosco, sotto etichetta Bianca Dischi, e nell'attesa vogliamo raccontarvi chi è Nicola, perché fa musica e molto altro ancora. 

Per poter comprendere l'artista, bisogna prima conoscere la persona. Con questa premessa, abbiamo fatto qualche domanda a Nicola Lombardo che si appresta ad affacciarsi sul panorama indie/synth pop italiano. Venerdì 5 aprile uscirà il suo primo album Bosco, sotto etichetta Bianca Dischi, e nell'attesa vogliamo raccontarvi chi è Nicola, perché fa musica e molto altro ancora. 

Conosciamoci meglio. Chi è Nicola Lombardo e perché ha deciso di fare musica?  

Sono un post-adolescente di 23 anni e vengo da Pizzighettone, nella provincia cremonese. Diciamo che ho sempre pensato di voler fare musica, così come ho sempre voluto fare molte altre cose, seppure la musica sia una costante, più o meno dai dodici anni in su. Crescendo, poi, mettermi al pianoforte e scrivere canzoni è diventato un modo per razionalizzare le cose, scendere a patti con le emozioni, e ho deciso di prenderlo seriamente.   

 

Nel 2014 hai scritto e autoprodotto il tuo primo album My Blue Side. Come si produce un disco da soli a 23 anni e come lo vedi oggi a pochi giorni dall'uscita di Bosco?

Innanzitutto sono cambiate le intenzioni. Quando scrissi My blue side, scrivevo in inglese perché non volevo farmi capire, volevo solo sfogarmi e l’inglese era la giusta barriera, il giusto compromesso, perché quasi nessuno si chiedeva il significato dei testi. L’album fu registrato in presa diretta, in tre ore, in uno studio di registrazione a sud di Milano con solo il pianoforte e la voce. Non avevo nemmeno pensato a una promo tanto che le cose erano prese di petto. Appena ricevuto il master dell’album, lo misi online (non fatelo), senza troppi ragionamenti in ballo. Il primo video musicale è uscito un anno dopo. Da lì ho provato diverse produzioni, ho suonato con un gruppo per un annetto, per poi arrivare a lavorare su Logic: dapprima da solo, poi con PLASTICA e poi con Roberto Macis. L’album è nato tra Pizzighettone, Verona, Milano e Cagliari e porta la produzione di noi tre; devo ammettere che è stato molto divertente.


 

Nel 2018 hai firmato un contratto di collaborazione per l'etichetta Bianca Dischi. Puoi raccontarci come è iniziata questa nuova avventura, com'è cambiato il tuo modo di fare musica e, se vogliamo, la tua vita?  

Sopra alla mia pagina di Facebook apparivano dei suggerimenti su possibili pagine da seguire, tra cui questa pagina bianchissima di nome Bianca Dischi. Ci siamo messaggiati e andavamo d’accordo, siamo usciti un paio di volte ed eccoci qua. La relazione è a distanza, tra Cagliari e Cremona, ma per funzionare, funziona molto bene. Cos’è cambiato? È solo l’inizio, quindi è tutto da vedere, ma sicuramente vedo le cose in modo differente e più maturo. 

 

Quali sono i tuoi artisti di riferimento e cosa "ruberesti" ad ognuno di loro?   

Caro Babbo Natale, io vorrei: il sarcasmo di James Blunt su Twitter e la sua dote di scatenare lacrimoni con i primi venti secondi di Goodbye my lover, la capacità di Jack Antonoff (meglio noto con il progetto Bleachers, o per essere stato parte dei fun.) di trasformare tutto ciò che tocca in oro, la magia di Robyn nel saper emozionare con un genere che normalmente fa, più che altro, danzare. E sì, non sarebbe male anche avere un millesimo della cultura di Franco Battiato.  

 

  

Il primo album era interamente in inglese, questo in italiano. Con quale delle due lingue ti trovi più a tuo agio? Cosa può darti l'inglese in più dell'italiano e viceversa?   

Sicuramente sono più a mio agio con l’italiano. L’ inglese è uno scudo incredibile, molte persone se canti in inglese si concentrano più sulle linee melodiche e sulle produzioni che sul testo. L’italiano, essendo , richiede molto più impegno per cercare di spiegarsi al meglio, che non significa ricercare parole inconsuete per darsi un tono, lungi da me, ma significa mettere al microscopio le proprie emozioni per rendere giustizia a sé stessi. Più sei fedele a te stesso e più chi ascolta capirà. In inglese, un concetto lungo e complicato è riassumibile con frasi come “I was in love with a liar” (storia vera tratta dal primo album), ma lasciarsi capire può non essere così immediato. Scriverò sicuramente anche in inglese o in francese, ma più probabilmente per altri artisti.  

 

Quest'anno il festival di Sanremo è stato caratterizzato da molte polemiche a cui preferiamo non dare importanza. Molte di queste riguardano l'idea di identità, un concetto molto presente nel tuo nuovo album ed in particolar modo nel brano Bosco. Pensi che la musica possa, o debba, avere un ruolo all'interno di queste battaglie sociali?    

Tutti facciamo politica, in ogni singolo momento. Facciamo politica quando parliamo del più e del meno, quando mettiamo un like su Facebook, quando facciamo orecchie da mercante davanti a una notizia di un certo tipo. L’artista, o più in generale il personaggio pubblico, è veicolo di messaggi composti da migliaia di codici: che siano delle storie su Instagram, che siano dei pronomi messi al posto giusto nelle canzoni. La musica è da sempre rappresentanza della società e di ciò che accade. La storia della musica contemporanea insegna di compositori che hanno sperimentato per porre un muro tra loro e le epoche precedenti, a loro modo, anche solo con musica strumentale, hanno comunicato un dissenso chiaro e conciso. Stessa cosa succedeva con il dissenso emblema del periodo d’oro del punk. Qui menziono situazioni molto generali, ma solo per lasciare intendere che sì, la musica è politica e sempre lo sarà. Bosco (il brano) in realtà parla di precarietà emotiva, in generale la precarietà è un tema che torna spesso ultimamente nei miei testi, anche in dei brani che ho scritto in tempi recenti. 

Vi salutiamo lasciandovi con il videoclip ufficiale del primo brano dell'album, Mattino.

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Alessandro Spiriti

Studia Ingegneria Meccanica a Roma, città in cui vive e che ama.
Nato mentre nei cinema proiettavano "I Soliti Sospetti" di Bryan Singer e nell'aria riecheggiava (What's The Story) Morning Glory? degli Oasis. 
Il cibo, lo sport e le sfide completano il quadro delle sue passioni.

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