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#Una serie di sfortunati eventi. I Baudelaire on demand

A SERIES OF UNFORTUNATE EVENTS

ideatore: Mark Hudis
soggetto: Lemony Snicket (Daniel Handler)
cast: Neil Patrick Harris, Patrick Warburton,Malina Weissman, Louis Hynes, K. Todd Freeman, Presley Smith
 
stagioni: 1
episodi: 8
durata: 42- 64 min
anno: 2017
nazione: USA
produzione:  Netflix
genere:drammatico, comico 

Abbiamo colmato l'impazienza per l'attesa di “Una serie di sfortunati eventi”, la serie di Netflix basata sull'omonima serie di romanzi di Lemony Snicket. Nulla a che vedere con il film del 2004 “Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi” di Brad Silberling, film che mostrava Jim Carrey nei panni del conte Olaf e che prendeva molte libertà nei confronti dei libri (pur essendo un film bellissimo).

Proprio Lemony Snicket, interpretato da un divertente e mono-espressivo Patrick Warburton, ci dice di voltare la testa e non ascoltare la terribile storia dei Baudelaire. Perderete, in tal caso, l'ultima fortunata produzione di Netflix.

I Baudelaire sono tre fratelli rimasti orfani per via di un incendio. Vengono prelevati dal signor Poe ed è suo compito trovare loro un tutore. I tre vengono affidati al malvagio conte Olaf, interessato alla ricca eredità lasciata ai tre, patrimonio intoccabile sino alla maggiore età di Violet. Sfortunati sono gli eventi dei tre orfani per via del conte Olaf che trama contro di loro pur avendo perso la loro custodia.

Non più Jim Carrey ma Neil Patrick Harris. Questa forse la più grande delle differenze rispetto al film. Tuttavia la verità è che dopo poco ci si abitua al rabbuiato sorriso del nuovo conte Olaf, al continuo smascellare nervoso e malvagio dello scellerato e gotico delinquente. Dimenticato il passato potrete immergervi nei raccapriccianti sfortunati eventi dei Baudelaire, e non solo.

La prima stagione adatta i primi quattro libri della saga mentre la seconda (già confermata) e la terza andrebbero a chiudere il cerchio. Altra differenza rispetto al film sta nella forzata conclusione della pellicola del 2004 che mostrava il matrimonio organizzato da Olaf come ingegno terminale del conte, mentre nei libri, così come nella serie, ciò avviene nel primo capitolo.

Interessanti gli interventi dello strambo narratore onnisciente, Lemony Snicket, che di prepotenza convoglia l'attenzione dello spettatore su dettagli ed eventi coerenti alla narrazione. Pirotecnica la sceneggiatura che impone a Snicket chiarimenti “off” su nozioni linguistiche utili ad anticipare gli eventi.

Focale nel progetto dell'ideatore Mark Hudis è porre la parola come massimo indice d'incomunicabilità fra i tre giovani orfani e il mondo adulto che gli attornia. Quella di Lemony Snicket è in definitiva la grande tragicommedia della burocrazia e dell'inascolto. A nulla servono le spiegazioni di Violet e Klaus, brillanti ed astuti ragazzi sempre un passo indietro rispetto le insormontabili scartoffie di continuo propinate dal signor Poe per le adozioni e in misura maggiore rispetto alla posizione di bambino, ruolo che all'interno della serie equivale alla totale impossibilità di decisione per ciò che riguarda la propria vita.

Netflix ci mette del suo. Non mancano suggerimenti meta-cinematografici. Il riferimento è diretto alla sequenza in cui lo zio Monty decide di portare i ragazzini al cinema. Il conte Olaf, seccato, fa notare come sia preferibile guardare un film in casa più che andare al cinema (ribadisce il concetto parlando con i suoi scagnozzi al telefono). Insomma, l'occhio di Netflix è più vispo di quanto ci si possa immaginare. Il grande marchio televisivo si compiace della rivoluzione in atto.

Grande ed imperioso lavoro tecnico per quanto riguarda scenografia, fotografia e costumi. Dal gotico espressionismo alla Caligari per la casa del conte agli accesi pastelli su sfondo plumbeo più vicini al signor Wes Anderson. Belle le inquadrature frontali dalle simmetrie geometriche vicine al regista di Moonrise Kingdom e Gran Budapest Hotel. Ma il vero punto di fuga sono gli eccentrici personaggi che animano la narrazione. Come in uno strampalato paese delle meraviglie, tanti stregatti, grotteschi e caricati fino all'eccesso che compaiono e ricompaiono a proprio piacere, come il signor Poe (lui più degli altri).

Una serie di sfortunati eventi per i Baudelaire e una serie straordinaria per noi, degli Alice poco meno ingenui, ma totalmente impossibilitati nell'agire in un mondo che pare una bella scatola decorata, ma “adultamente” vuota.

Avete gia' questa serie tv? La andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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