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#Incarnate. Dio li fa e il diavolo li addormenta

INCARNATE

regia: Brad Peyton 
fotografia: Dana Gonzales
sceneggiatura: Ronnie Christensen 
montaggio: Jonathan Chibnall, Todd E. Miller
musiche: Andrew Lockington
cast: Aaron Eckhart, David Mazouz, Carice van Houten, Catalina Sandino Moreno, Emjay Anthony
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti
produzione: IM Global, Blumhouse Productions, WWE Studios
distribuzione: Lucky Red
genere: Horror
data uscita in Italia: 8 febbraio 2017
durata: 91 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Dall'8 febbraio nelle sale italiane arriva Incanate, film horror del regista canadese Brad Peyton che propone un nuovo approccio al concetto di possessione.


 

Nell'onirica e a tratti fumettistica idea dello scribacchino Ronnie Christensen, il male non va esorcizzato, ma sfrattato dall'inconscio. Questa la premessa per la visione di Incarnate, il film del regista Brad Peyton. Protagonista è un trasandato dottore su sedia a rotelle di nome Seth Ember (Aaron Eckhart) sempre sulle sue, scontroso con chiunque, in continua ed estenuante lotta con qualcosa che proprio non riesce a chiamare demone, limitandosi all'espressione “entità”. Aiutato da due insipidi collaboratori punk, il dottore riesce ad intrufolarsi nella psiche dei disgraziati posseduti, preda dei propri deliri onirici in cui vivono una vita disincarnata. Sta al burbero dottore far capire ai dormienti che tutto ciò che stanno vivendo è fasullo.

Incarnate sembra prendere vita propria da un'escrescenza maligna di Inception. Il film di Peyton riprende perfino il salto dalla finestra, il baratro che fa da sfumato e mai ben compreso limite tra sogno e realtà. Occhiolino per Nolan a parte, Incarnate fa tanto incuriosire, finendo poi per dissolversi nel niente. Quasi patetico lo stravagante rapporto tra Seth e Maggie, il demone che prende possesso della mente di un bambino, quella stessa creatura ipnotizzante che fu in grado anni addietro di portare all'altro mondo l'intera famiglia dello stesso Seth. L'ideatore del film non sembra avere le idee chiare sul concetto di possessione. Raggrumati in una accozzaglia poco rigorosa la psicologia e la religione. Questi sono i due teatrini paralleli messi sullo sfondo dallo sceneggiatore, dove il vaticano fa da osservatore, un tramite che tra il demonio e la scienza vediamo muoversi a caso, a tentoni, come una creatura ingenua che tasta cose che non conosce. Non ci si schiera mai in modo definitivo. Il pubblico è messo sotto scacco (si fa per dire) da una serie di falsi risvegli prevedibili, con un finale poco a sorpresa che vanifica l'operato del dottore a favore di ciò che riesce a prendere forma solo nell'inconscio, un grosso diavolone nero ripreso di sbieco.

Se di horror parliamo, Incarnate prende poco dall'etichetta. L'orrore è striminzito, troppa pseudo psicologia. Bello è lasciare la sala sotto le note di Sail di Awolnation sui titoli di coda impressi sullo schermo nero a neon rosso stile Stranger Things. Bello solo questo.

Avete gia' il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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