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#“Venezuela, la maledizione del petrolio”

Su tutta la Terra, la più grande riserva di petrolio è nel Venezuela. Negli anni Sessanta, il PIL venezuelano raggiungeva quello statunitense. Prima del 1976, anno della nazionalizzazione del petrolio, e prima del calo incontenibile del greggio nel 1980, il Venezuela era il paese più ricco dell’America latina. Oggi, la contrazione economica di cui è succube a causa di decenni di assenteismo politico genera un’inflazione così alta che potrebbe raggiungere le quattro milioni percentuali, portandolo ad affrontare la più grave crisi umanitaria del terzo millennio dopo quella siriana.

Delle conseguenze atroci stanno già avendo luogo: nel 2014, quattro milioni di cittadini sono emigrati verso altre nazioni, e di questi ben 300 mila risiedono ormai negli Stati Uniti.






Gioia Avvantaggiato e Stefan Schneider hanno prodotto in collaborazione con Arte Tv il documentario Venezuela. La maledizione del petrolio, per la regia di Emiliano Sacchetti, e grazie alla consulenza giornalistica di Giulia De Luca. Tra le persone chiamate ad analizzare quello che è lo scenario geopolitico più disperato e insostenibile del continente Americano, spicca un nostro esperto connazionale, Pino Arlacchi, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite, che è l’unico a definire tale scenario come “maledetto”. Sì, il Venezuela si è trovato ad affrontare due maledizioni, quella di possedere il maggior numero di giacimenti petroliferi e quella di essere molto vicino geograficamente agli USA.

Stati Uniti e Inghilterra erano le principali potenze mondiali a controllare le esportazioni del petrolio venezuelano, ma presto sono state “allontanate” in seguito alla nazionalizzazione della risorsa e all’ascesa del Socialismo dovuta all’elezione, nel 1998, del presidente Ugo Chavez.

Giuro su Cristo, il più grande socialista della Storia. Patria, socialismo o morte!: con questa premessa il presidente Chavez vinse facilmente il consenso di una larghissima fetta della popolazione che, anche a detta dello scrittore Paul Gallegas, fu stregata dal suo carisma e dal sostegno pubblico e morale su cui Chvez basava il suo mandato. Traducibili quindi con “populismo”, perché escluse le azioni che hanno potenziato le vicinanze ideologiche con i venezuelani, il presidente Chavez non aveva progettato sufficienti iniziative volte a ristabilizzare l’economia, quanto meno mettendo da parte le entrate nel caso in cui il greggio fosse nuovamente crollato.

E, infatti, quando il 5 marzo del 2013 il sostenitore dei venezuelani è deceduto, si è riaperto un capitolo sanguinolento nell’amministrazione di denaro e risorse naturali: è stato designato come successore un ex autista di bus di nome Maduro, che dal giorno del suo giuramento è stato accusato di molte cose, prima fra tutte la frode con cui ha sempre vinto le elezioni da lui indette, con un’affluenza di voti in verità bassa e, pertanto, inversamente proporzionale alla sua presunta credibilità.

Nel 2017, il presidente Maduro ha nominato un Parlamento parallelo con cui ha decretato la disintegrazione ufficiale dello stato venezuelano, con circa un quarto dei ministeri affidati ai soldati militari. E, nonostante la sua amministrazione si sia fatta promotrice dei CLAP, comitati locali per l’approvvigionamento e la produzione, grazie ai quali sono stati distribuiti centinaia di pacchi di generi alimentari alla popolazione affamata, Maduro non si sta realmente preoccupando di sfamare gli stomaci vuoti del popolo né tanto meno il suo desiderio di stabilità e di giustizia.

Da un lato, gli stipendi statali non superano i 40 mila bolivar, cioè due euro e trenta centesimi a testa, senza tener conto della dispersiva fornitura di acqua – spesso inquinata – o dei motori dei frigoriferi bruciati a causa delle continue interruzioni di corrente. Dall’altro, c’è in atto un vero e proprio regime dittatoriale, oppressivo, lo stesso che ha rapito e tenuto in prigione per ben due anni il giovane attivista Vilca Fernandez, che ha subito le più oscene torture.

Questo documentario è l’autentico affresco di un paese trattato come una scacchiera, su cui paesi “avvoltoi” come Cina, Cuba, Russa e Stati Uniti muovono le proprie pedine giocando nella più inconcepibile freddezza d’animo e assenza di umanità, chi per limitare la rinascita del Socialismo, chi per moltiplicare le sue imprese, chi per spedire medici qualificati come se fossero queste le priorità di un paese che, solo tra il 2017 e il 2018, ha visto morire più di 40 mila persone per malnutrizione.

Niente cibo, niente acqua, farmaci assenti e repressioni violente di ogni tentativo insurrezionale: peggio c’è solo l’Africa, penseranno i venezuelani. 

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Bernadette Hanna

Scandisco le mie giornate seguendo le rassegne tematiche e retrospettive dedicate ai protagonisti della settima arte della Fondazione Cineteca Italiana (al Museo Interattivo del Cinema di Milano soprattutto).

Sono nata e cresciuta a Milano, vivo con le mie sorelle e i miei genitori (emigrati dall'Egitto negli anni Ottanta): non ho mai smesso di interessarmi alle mie origini, appartengo in egual misura alla cultura araba e a quella occidentale, talvolta così simili, talvolta così distanti...

Le mie passioni sono i film e la scrittura, che ho coniugato iniziando a rilasciare delle recensioni online, fatto che, unito alla mia curiosità e a un rivelatore corso di giornalismo sportivo, mi ha portata a scegliere per il mio futuro la professione giornalistica: senza sosta, fuori o dentro Internet.