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#RAI 1: il Requiem di Verdi

Una grande pagina sinfonico-corale sacra per celebrare il Venerdì Santo. È la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi nell’interpretazione del direttore italiano Carlo Maria Giulini, scomparso nel 2005, sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che Rai Cultura propone su Rai1 venerdì 10 aprile dopo la Via Crucis a mezzanotte circa. Protagonisti del concerto, registrato all’Auditorium del Lingotto di Torino nel 1998, sono le voci del soprano Maria Dragoni, del mezzosoprano Katya Litting, del tenore Stuart Neill e del basso Peter Mikulas. Il coro è quello dell’Orchestre de Paris.

Un momento di raccoglimento e di meditazione nei giorni della Pasqua per gli spettatori di Rai1, attraverso la grande musica. Perché come ebbe a dire lo stesso Giulini «L’arte è una preghiera. E il far vivere insieme un pezzo di musica su testo sacro è sempre un po’ pregare insieme». 






Verdi invece, durante la genesi dell’opera scrisse: «Io lavoro alla mia Messa proprio con gran piacere. Mi pare d’esser divenuto un uomo serio, e di non esser più il pagliaccio del pubblico che con un tamburrone e grossa cassa grida “avanti avanti, venite ecc.”. Voi capirete che ora sentirmi parlare d’opere, la mia coscienza se ne scandalizza, e mi faccio presto il segno della Croce!!!». Sono parole un po’ ironiche e un po’ no, scritte in un momento cruciale dell’itinerario creativo del compositore, quando, culminata la carriera di operista con Aida, inizia un periodo di silenzio destinato a durare sedici anni prima della grande esplosione finale di Otello Falstaff.

Già nel 1868 Verdi concepì il progetto, poi naufragato, di una composizione collettiva in memoria di Gioachino Rossini. La morte di Alessandro Manzoni, che sopraggiunse nel 1873, lo addolorò così profondamente da indurlo a riprendere il lavoro e dedicarlo al poeta, che venerava come un santo. Eseguito per la prima volta dallo stesso Verdi il 22 maggio 1874 nella Basilica di San Marco a Milano, il Requiem è impregnato di una forte carica drammatica, che riflette la linea maestra del teatro verdiano: una grandiosa meditazione sul mistero della morte, che pur sotto il segno della ribellione contro la volontà divina, restituisce all’uomo dignità e consolazione.

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Juri Signorini

Viaggiatore iperattivo, tenta di sempre di confondersi con la popolazione indigena.

Amante della lettura, legge un pò di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare ai sofferenti per amore, inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.

Melomane vecchio stampo: è chiamato il fondamentalista del Loggione. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner.

L'opera preferita tuttavia è la Tosca, la quale si narra, ma non vi sono prove certe, lo abbia commosso fino alle lacrime...

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