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#La vita si aggiusta da sola se si ha pazienza

Tutti sanno che il pentagono non è solo una figura geometrica, ma anche la sede del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

 Pochi sanno che proprio qui, nel settembre del 1999, un giovane investigatore di nome Scott Huffman fu rivestito di una responsabilità enorme, inaspettata, per lui inimmaginabile: convincere il Congresso ad accettare l’assegnazione della Medaglia al valore militare a un ex combattente della guerra del Vietnam. Il combattente si chiamava William Pitsenberger, un giovane talento finito in un inferno da cui alla fine è uscito eroe.

“The last full measure” - arrivato in patria grazie a Notorious Pictures con il titolo “Era mio figlio” - è un film nostalgico e storico al contempo di Todd Robinson, costruito come rievocazione continua di una delle più sanguinose battaglie nella storia della guerra del Vietnam, l’Operazione Abilene.






Robinson fa affidamento a un cast robusto, convincente, composto di giovani e vecchi talenti: i protagonisti Sebastian Stan e Alison Sudol - che interpretano Scott e sua moglie Tara - e i veterani della guerra che hanno i volti di William Hurt, Ed Harris, Samuel L.Jackson e il compianto Peter Fonda, a cui questo film è dedicato.

La storia consiste in salti temporali che coprono un arco di tempo molto vasto, cioè l’intera durata della lotta strenua e appassionata iniziata dai genitori di William e sostenuta, poi, dagli altri sopravvissuti al conflitto, che aveva lo scopo di ottenere il riconoscimento al suo impegno ineccepibile, quello di aver salvato più di 60 marines rimasti feriti in una sanguinosa imboscata in Corea.

Bill, che era un medico talentuoso nelle fila dell’Air Force, arrivò in soccorso con un elicottero, si calò a terra e portò in salvo alcuni soldati rimasti gravemente feriti. Decise però di non andarsene, pur essendo della sezione Aeronautica, e cercò di curare quanti più amici mutilati trovasse, prima di incontrare la sua stessa morte in mezzo al frastuono incessante delle mine antiuomo.

Scott ricostruisce la storia di un ragazzo comune ma scopertosi devoto, senza avere inizialmente alcun interesse nei confronti di un capitolo chiuso da più di trent’anni.

Tuttavia l’incontro che farà con i sopravvissuti che conobbero William, ormai rassegnati a delle vite meschine prive di vera felicità, lo porterà a riflettere sul significato che ha la lotta, non sanguinosa ma quella che si basa solo sulla verità dei fatti, in un mondo che inizia a procedere a velocità inarrestabile.

Convinto che il dolore dei signori Pitsenberger sia qualcosa di tangibile, concreto, pari all’amore che lui stesso ha nei confronti di suo figlio, Scott si carica di tutte le aspettative di chiunque incontri sul suo cammino e, a un anno esatto dall’inizio della sua ricerca, chiuderà un fascicolo che l’ha cambiato, fatto crescere, e focalizzato sulle azioni giuste da compiere.

Del resto giustizia rimandata è giustizia negata. Lo sanno i veterani che si sono visti trattare come profughi anonimi nel loro stesso paese, soffrendo più di quanto avessero patito per via dei proiettili conficcati nel corpo. Lo sa Jenny, l’allora fidanzata di William, a cui il ragazzo scrisse un’epistola commuovente con cui annunciò il suo addio ai famigliari e alla sua terra. E lo sanno anche gli uomini di potere che di fronte alla lealtà degli amici di William hanno capito quanto sia bello avere salva la vita grazie ad un solo movente: l’amore.

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Bernadette Hanna

Scandisco le mie giornate seguendo le rassegne tematiche e retrospettive dedicate ai protagonisti della settima arte della Fondazione Cineteca Italiana (al Museo Interattivo del Cinema di Milano soprattutto).

Sono nata e cresciuta a Milano, vivo con le mie sorelle e i miei genitori (emigrati dall'Egitto negli anni Ottanta): non ho mai smesso di interessarmi alle mie origini, appartengo in egual misura alla cultura araba e a quella occidentale, talvolta così simili, talvolta così distanti...

Le mie passioni sono i film e la scrittura, che ho coniugato iniziando a rilasciare delle recensioni online, fatto che, unito alla mia curiosità e a un rivelatore corso di giornalismo sportivo, mi ha portata a scegliere per il mio futuro la professione giornalistica: senza sosta, fuori o dentro Internet.