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#L'odissea dell'immigrato Zalone

Il quinto film dell’attore, cantautore e punta di diamante della comicità italiana Checco Zalone, approda dopo le feste natalizie (il film uscirà nelle sale il primo gennaio 2020), con un vero e proprio spettacolo, scritto, diretto e recitato da lui stesso: Tolo Tolo.

Il film che vede il comico pugliese alla prima come sceneggiatore e regista, è un sapiente montaggio di gag, canzoni ed episodi che si succedono con un ritmo coinvolgente che pur essendoci sempre stato nelle precedenti pellicole, eccelle, senza eccessive sofisticazioni, per cura, ricerca e sensibilità, creando un racconto divertente ma, non scontato.

Il cast, le tantissime comparse e i collaboratori hanno portato alla chiusura del set, dopo le lunghe riprese e i numerosi ciak girati tra Kenya, Marocco, Malta e Italia, concludendosi questo settembre (dopo 8 mesi) a Roma. L’ultima produzione di Checco è così pronta: l’aspettativa è altissima, sarà l’attesa di quattro anni dal suo ultimo successo, (Quo Vado, 2016 incasso di 65,3 milioni)  saranno le scommesse che aleggiano nell’aria sul record d’incassi di questo inizio 2020 (dopo soli quattro giorni di programmazione, la pellicola “Sole a Catinelle” del 2013, aveva raggiunto ben 18,6 milioni di euro).

Ma i veri numeri li ha fatti già Luca Pasquale Medici (in arte Checco Zalone) affrontando l’impresa di girare una pellicola tanto complessa quanto entusiasmante, avvolta da un velo di satira, di ironia e di pura comicità che senza dubbio non può che essere apprezzata. 

La trama, semplice ma allo stesso tempo ben articolata, racconta con spensieratezza un viaggio, tratto da storie vere di cui sentiamo parlare ogni giorno ma sulle quali non ci soffermiamo attratti dalla battuta mediocre, ma mirata di Zalone. 

L’autore-protagonista è infatti nei panni di un “immigrato, fuggito dalla madre Patria Italia per piccoli problemi fiscali e fallimentari, dettati dall’ambizione di diventare un imprenditore amante delle “scorciatoie”, delle raccomandazioni e del “buon gusto” nel vestiario.






Trova una nuova casa in Kenya dove, affiancato dal suo collega Oumar (Souleymane Sylla) lavora come cameriere in un Resort di lusso, dispensando consigli e trucchi agli ospiti, data la sua esperienza in frodi, debiti ed evasioni che ha lasciato e per le quali saranno i suoi parenti a rispondere. Il parallelo “problemi” lasciati in Italia (confische e beni sequestrati dallo Stato) vanno di pari passo con i “problemi, quelli africani” con i quali è sicuramente più spaventoso e drammatico confrontarsi. La guerra civile infatti è alle porte e con il suo arrivo Checco dovrà nuovamente rimettersi in cammino, accompagnato da tre compagni di viaggio: il già nominato Oumar, un ragazzo cinefilo, colto e giudizioso. Idjaba (Manda Tourè) l’affascinante cameriera-guerriera della quale Checco si invaghisce e il piccolo, ma non meno importante, Doudou (Nessor Said Birya) che è alla ricerca di suo padre; nel frattempo sarà sempre l’attore di Bari a prendersene cura e trattarlo, a modo suo, come un figlio.

Il lungo viaggio, non paragonabile a nessuna economy-class che si aspettava Checco, è costernato di insidie, tradimenti e patti sleali che renderanno la fuga dalla guerra una vera e propria epopea. Naufragi, ore ed ore di attraversata nel deserto, detenzione in un carcere di tortura (le scene sono state girate realmente nei luoghi in cui le Milizie segregavano i prigionieri), un incontro con un narcisista Traveller Blogger tedesco Alexandre Lemaitre (Alexis Michalik), completano la serie di avventura dalle quali i protagonisti sono messi a dura prova.

L’obiettivo è raggiungere l’Italia, le coste della nazione, passando dalle innumerevoli pratiche e burocrazie legate all’accesso come immigrati, oltrepassando i valori, i sentimenti e il buon senso come uomini. 

Il film si distingue dalle passate pellicole ed emerge senza dubbio l’onniscienza di Zalone. Proporre delle citazioni come quella a Pasolini e Fellini, vedendo nell’Italia Neorealista una non lontana situazione attuale è frutto di una sapiente e colta ricerca dell’autore che si contraddistingue sul panorama comico italiano, spesso più leggero e meno pungente. A poche settimane dall’uscita nelle sale infatti, questa sensibilità, satiricamente pungente non è passata inosservata e i paragoni e le gag del Checco-Mussolini, del personaggio polito che fa strada rapidamente e le comparazioni delle politiche estere, hanno alzato un polverone di critiche e di discussioni non indifferenti. 

L’interpretazione dei personaggi, scelti ad hoc e i brani delle canzoni sono stati studiati perfettamente per tessere una trama ritmicamente perfetta che per un'ora e mezza esatta, non stanca lo spettatore e lo pone di fronte ad innumerevoli tematiche, sdrammatizzandone la mole di moralità, proponendo un prodotto che fa ridere, ridere bene.

Certamente è un film che sa far parlare di sé ancora prima di essere visto, oltre ai numeri al botteghino quello che è più’ atteso, sicuramente anche dal regista, è l’entusiasmo degli spettatori che ormai affezionati al Checco show man, vogliono solo farsi una sana risata per iniziare bene l’anno e senza dubbio alcuno soffermarsi sulle cose che fanno ridere veramente e su quelle che lo fanno un po’ meno. 

Dario Fo diceva ed è un augurio non solo agli spettatori di questo film, ma in generale : “Ancora non si è capito che soltanto nel divertimento, nella passione e nel ridere si ottiene una vera crescita culturale.” 

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