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#I Fratelli Sisters. La recensione

THE SISTERS BROTHERS

regia: Jacques Audiard
fotografia: Benoît Debie
sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain
montaggio: Juliette Welfling
musiche: Alexandre Desplat
cast: Joaquin Phoenix, John C. Reilly, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rutger Hauer, Carol Kane, Creed Bratton, Duncan Lacroix, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Niels Arestrup
 
anno: 2018
nazione: USA, Francia, Romania, Spagna
produzione: Annapurna Pictures, Mobra Films, Why Not Productions
distribuzione: Universal 
genere: Western
data uscita in Italia: 2 maggio 2019
durata: 122 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

In uscita il 2 maggio nei nostri cinema il film western di Jacques Audiard. Con Joaquin Phoenix e John Reilly, sulle tracce dei Fratelli Sisters, delle loro prede e ciò che di più intimo si muove nel frastuono dei proiettili. 

Oregon, 1851. Eli e Charlie Sisters sono fratelli e pistoleri virtuosi al servizio del Commodore, padrino locale che li lancia sulle tracce di Herman Warm, cercatore d'oro fuggito in California. L'uomo ha messo a punto un processo chimico per separare l'oro dagli altri residui minerali su cui il Commodore vuole mettere le mani. A cavallo, i Sisters avanzano verso il loro obiettivo per torturarlo e poi piantargli una pallottola in testa. A precederli nella caccia è John Morris, investigatore umanista che ha il compito di rintracciare Warm e trattenerlo fino all'arrivo dei due sicari.

 

Tratto dal romanzo di Patrick deWitt, I Fratelli Sisters è la sperimentazione mediana tra dramma e commedia di Audiard, che mette le mani in pasta al cinema di genere. Se i sentieri dell’Oregon spolverano la memoria cinematografica del glorioso western americano, questi Cowboy non sono gli stoici e taciturni di John Ford.

L’on the road audardiano si struttura come continuo e repentino inseguimento a cavallo. La “caccia alla volpe” dedicata all’uomo che sa come far illuminare l’oro nei fiumi tuttavia diviene solo apparente pretesto per parlar d’altro, così come le numerose sparatorie che i due fratelli ingaggiano con chi si mette sul loro cammino. Questa storia qui non la prendi facilmente al lazo.

Al di là delle pistole e i proiettili, I Fratelli Sister è il lucido e sempre verde racconto del significare qualcosa per qualcun altro. Comporsi e strutturarsi come un assassino e bandito per Eli non è il naturale divenire ciò che si è. Per il pingue uomo apparentemente selvaggio il grande scontro a fuoco comincia dove la pervasiva furia e irrequietezza di suo fratello Charlie provocano burrasche nelle loro vite. Nonostante la terra dei Cowboy, l’Audiard di Deephan impegnato sui temi etico-morali, esclusa la dimensione più sociale, non ha mai davvero fatto il rientro nei box.

I panni sporchi per Audiard non si lavano neanche più in famiglia, ma nella coscienza del singolo. La diversità singolare deve, quasi come un imperativo, cedere d fronte l’omogeneità della sorte familiare. Uccidere per salvare un fratello è l’azione che perde dietro lo scalpitare degli zoccoli le convinzioni personali e la propria etica. Se famiglia è sinonimo di destino, premere il grilletto è un atto etico e amoroso.

 

 

Nel contorto polverone sollevato da Audiard tuttavia si intravedono altre strade, possibili soluzioni e idee. Idee innovative come quelle dello scienziato Warm, prima braccato e poi liberato da chi comincia a credere nel suo stesso sogno: una colonia pacifica di condivisione, lontana dalle logiche del profitto. Riduzione in scala di un sogno comunista-marxista, l’obiettivo delle due pedine rivoluzionare sulla scacchiera del furioso West deve necessariamente fare i conti con i due alfieri Sisters e il loro essere/dover essere.

 

Seppure un piccolo patto sulla condivisione dell’oro sarà in grado di chiudere definitivamente la dimensione più epica americana che profuma di polvere da sparo, tra i quattro sorge così un rapporto bilaterale in cui ad essere messi in gioco sono i profitti personali, la cura dell’altro e la cura del prossimo inteso come comunità. Passato il turbine di vento e sabbia, non più solo l’etica del singolo ma la politica per i molti comincia a sgomitare nell’opera di Audiard, distopico campo di guerra delle idee e non più solo dei Cowboy.

Furba e ingegnosa allora l’opera di Audiard, che avvolge sul dito il filo della trama classica western mentre con l’altra mano sbroglia la matassa del cinema impegnato, più cervellotico e autoriale. Non un capolavoro di certo, ma un buon esempio di ciò che vuol dire rivedere e reinterpretare un genere di sicuro.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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