Log in

#Cocaine: la vera storia di White Boy Rick

WHITE BOY RICK

regia: Yann Demange 
fotografia: Tat Radcliffe
sceneggiatura: Andy Weiss, Logan Miller, Noah Miller
montaggio: Chris Wyatt
musiche: Max Richter
cast:  Matthew McConaughey, Bruce Dern, Richie Merritt, Jennifer Jason Leigh, Eddie Marsan, Bel Powley, Piper Laurie, Rory Cochrane, RJ Cyler, Brian Tyree Henry
 
anno: 2018
nazione: USA
produzione: LBI Productions, Protozoa Pictures, Studio 8
distribuzione: Sony Pictures Italia/Warner Bros. Pictures Italia
genere: drammatico
data uscita in Italia: 7 marzo 2019
durata: 111 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


La vera storia di White Boy Rick, il giovane gangster che fu un po’ tutto e un po’ niente, vi aspetta al cinema dal 7 marzo.






Detroit, 1984: l'adolescente Rick vive con il padre, un piccolo trafficante di armi che sogna di aprire una videoteca, da quando la madre e la sorella maggiore se ne sono andate di casa. Vendendo armi a basso prezzo, Rick si guadagna il rispetto delle bande di criminali del quartiere e, in un mondo composto unicamente di neri, diventa per tutti "White Boy Rick". Ricattato dall'FBI, che avrebbe le prove per incriminare il padre, Rick accetta suo malgrado di fare l'informatore e contribuisce a smantellare una rete di spacciatori e poliziotti corrotti che arriva fino all'ufficio del sindaco. Quando però comincia a spacciare per conto proprio viene arrestato e condannato all'ergastolo, nonostante la giovane età e il lavoro svolto fino a quel momento per le autorità.

Ci sono le pecore. Poi ci sono i leoni.

 

E' Richard (McConaughey) ad insegnarlo a suo figlio Rick.

A Detroit però, stare da una parte o dall’altra è questione di attimi brevi. Richard sa che per uscire dalla topaia della sua vita è necessario fare buoni affari, e buoni affari vuol dire convincere il compratore ad accompagnare “l’hamburger con le patatine”. È suo figlio Rick tuttavia a finire tra le patatine vendute al gruppo criminale di Detroit, una pedina tra le tante per ingrossare gli incassi macchiati di sangue della banda.






Ma Rick è una pedina particolare. A 15 anni è il più giovane infiltrato dell’FBI per stanare la criminalità locale di Detroit. Sono le forze dell’ordine a mettergli tra le mani pacchi di cocaina che, una volta messi dietro le sbarre i cattivi, condurranno lo stesso Rick in gattabuia dopo il “tradimento” della fiducia che l’ormai diciassettenne e suo padre avevano riposto nel distintivo per salvarsi la pelle. Gangster, collaboratore di giustizia, spacciatore e carcerato. Cos’altro se non una pecora che ha giocato a fare il leone con suo padre?

Sono tanti gli affari mostrati da Yann Demange in White Boy Rick. Il peggiore tuttavia sembra essere quello fatto con il suo pubblico. Nel minestrone sociale, politico, di denuncia al razzismo e non per ultimo cinematografico della pellicola, emerge ben poco del reale intento dell’autore. Il non pensato di Demange influisce su ogni sequenza, come se la consolazione del racconto di una storia vera sia in grado di concedere il via libera ad ogni pezzo del film, slegato e libero di procedere a tentoni, per non dire a caso. La totale assenza di climax e la fastidiosa scollatura di ogni sequenza con l’altra, come se non esistesse un ritmo interno della pellicola, genera delle vere e proprie sincopi cinematografiche che fanno boccheggiare il respiro generale del film.


Più che sull’immagine, che possiamo definire quasi impeccabile sul piano della fotografia, è sul lavorio aritmico della composizione che White Boy Rick presenta i problemi maggiori.

Solo la genuina semplicità di McCounaghey sembra essere in grado di venire a patti con la dimensione filmica, o antropologia,  che Demange sta cercando di ricreare sullo schermo. E non potrebbe essere altrimenti viste le doti camaleontiche dell’attorone in questione. Quello del giovane Merrit invece non può che essere un “le faremo sapere”.

Il pesante debito che Demange eredita rispetto la vicenda reale di Rick, la cui voce autentica registrata dopo la sua scarcerazione chiude a cerniera la confezione, è lasciato allo spettatore come fastidiosa eredità. Sarà pure pazzesca la verità della vicenda del piccolo Rick. Eppure, questo clamore che poteva essere trattato con altre mani è finito seghettato e addensato sul nero dello schermo durante l’epilogo, dove la reale voce di Rick ci lascia immaginare tutto ciò che il film, purtroppo, non ha raccontato affatto.

Ci sono pecore e leoni. Ma questo film è di gran lunga più pecora. 

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Seguite No#News Magazine sui social!

   

Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles