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#Maria Regina di Scozia: la celebrazione del patetismo

MARY QUEEN OF SCOTS

regia: Josie Rourke 
fotografia: Chris Dickens
sceneggiatura: Beau Willimon
montaggio: Chris Dickens
musiche: Max Richter
cast: Margot Robbie, Saoirse Ronan, Jack Lowden, David Tennant, Gemma Chan, Guy Pearce, Brendan Coyle, Martin Compston
 
anno: 2018
nazione: Gran Bretagna
produzione: Focus Features, Working Title Films
distribuzione: Universal Pictures 
genere: storico, drammatico 
data uscita in Italia: 17 gennaio 2019
durata: 125 min
giudizio complessivo: 
impegno: 


Essere giovani, donne e regine. Ce lo racconta al cinema Josie Rourke, forse calcando un po' troppo la mano, con il film Maria Regina di Scozia. Dal 17 gennaio al cinema.

La turbolenta vita della carismatica Mary Stuart. Regina di Francia a 16 anni e vedova a 18, Mary sfida le pressioni politiche che vorrebbero si risposasse. Fa ritorno invece nella sua natia Scozia per reclamare il suo trono legittimo. Ma la Scozia e l'Inghilterra finiscono per essere governate da Elisabetta I. Ciascuna delle due giovani regine percepisce la "sorella" come una minaccia ma, allo stesso tempo, ne subisce il fascino. Rivali per il potere e in amore, e reggenti in un mondo maschile, le due dovranno decidere tra il matrimonio e l'indipendenza. Determinata a regnare non solo in senso figurato, Mary reclama il trono inglese, minacciando la sovranità di Elisabetta. Tradimento, ribellione e cospirazioni all'interno di ogni corte metteranno in pericolo entrambi i troni e cambieranno il corso della storia.

Sarà l'inesperienza e la poca familiarità con il cinema. Sarà il particolare periodo storico che viviamo, politicamente incitante. Sarà il culmine di una riflessione moderna che rilegge le storie del passato con la faziosità di un candidato in politica. Sarà l'opera prima meglio pensata e peggio riuscita … Maria regina di Scozia è un fallimento, ma un fallimento ambizioso. A tratti pacchiano ma con picchi di meraviglie tecniche, il film tenta di stipulare un patto tacito con lo spettatore. “Vi mostrerò quanto il potere di una donna vada di pari passo con le sue debolezze” e noi urliamo “l'abbiamo già sentito!”. “Ma ci sono anche tanti bei costumi però”. Rourke ci vende la sua storia come in un mercato. 

 

Patetismo su pellicola, perfino di grado sopraffino e ragguardevole. Con uno “scatenato” spirito femminista di fondo, il film propone per l'ennesima volta che il mondo è uomo, ma anche che una donna può lottare per cambiare le cose. L'una vuole l'indipendenza del trono scozzese con un suo futuro figlio al vertice. L'altra, devastata dalla malattia e dall'amore, passa dal dispotismo politico al cruccio esistenziale. Vuoi anche per le interpretazioni di due grandissime quali la Robbie e la Ronan, al fondo di Maria Regina di Scozia troviamo un gran bel saper studiare i personaggi e, al culmine, due grandi interpretazioni, individuali, sole a vagare in un nulla filmico disperso nel tempo, neanche così contenuto se vuoi. Acquoso sulla ricostruzione storica, povero di significati.

Il film di Rourke è, come il pensiero che lo nutre, un gran darsi da fare senza direzione, un camminare accidentato e senza suole. Palpabile lo sgomitare per produrre un'opera cinematografica versatile, tecnica e sfaccettata. Ottimi risultati raggiunti per una rappresentazione teatrale, ma povero per la macchina da presa. Decadente il parallelismo tra la lotta politico-religiosa e quella personale delle due regine sorelle-nemiche. La “sorellanza”, presa a calci e tirata fuori con la forza per lasciar emergere la mistica empatia femminile, vuole trovare ragione nel fatto che, dove l'una non ha potere politico, l'altra è manchevole di fertilità. La madre degli inglesi brama un figlio proprio. L'altra le dona simbolicamente la maternità pur di regnare su qualcosa. Il completamento e la correlazione, tirata con le pinze e dispotica rispetto il resto della vicenda, è tutto ciò che interessa a chi dietro le quinte fa scorrere la penna.

L'ambizione al massimo grado poi è tutta nel fumo negli occhi di colori e scenografie. Come tori a Pamplona passiamo in mezzo a rettangoli colorati. Siamo sotto le vesti delle due dame, come Ercole con Era. Qui, quando si superano con il naso i ghirigori e i merletti, troviamo solo un pensiero politico attualissimo e sterile, come il ventre di Elisabetta d'Inghilterra.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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