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#Tutti lo sanno. Alta tensione, alto ricatto.

TODOS LO SABEN

regia: Asghar Farhadi
fotografia: José Luis Alcaine
sceneggiatura: Asghar Farhadi
montaggio:  Hayedeh Safiyari
cast: Penélope Cruz, Javier Bardem, Ricardo Darín, Eduard Fernández, Bárbara Lennie, Inma Cuesta, Elvira Mínguez, Ramón Barea, Roger Casamajor, JoséÁngel Egido
 
anno: 2018
nazione: Spagna, Francia, Italia
produzione: Memento Films Production, Morena Films, Lucky Red
distribuzione: Lucky Red
genere: drammatico
data uscita in Italia: 8 novembre 2018 
durata: 132 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Film d'apertura dello scorso festival di Cannes, Tutti lo sanno è l'ultimo film di Asghar Farhadi, con Penélope Cruz e Javier Bardem. Nei nostri cinema dall'8 novembre.

Laura ritorna nel paese della sua infanzia per partecipare al matrimonio della sorella. Lasciata anni prima la Spagna per l'Argentina, è sposata con uomo che non ama più e ha due figli che ama sopra ogni cosa. Nella provincia della Rioja con gli affetti più cari ritrova Paco, amico della giovinezza e compagno per lunghi anni. L'accoglienza è calorosa, il matrimonio da favola, i festeggiamenti esultanti, i gomiti alzati ma la gioia lascia improvvisamente il posto alla disperazione.

 

 

Tutti lo sanno è il primo film del regista iraniano, girato lontano da quel medio oriente liminare, quella terra con un piede in due scarpe, scisso tra l'occidentalità imperante (dei più giovani) e la tradizione più asfissiante che non si è mai tirata indietro al braccio di ferro.

Nuovi posti e aria nuova per il cinema di Farhadi. Eppure capiamo fin da subito che questo nuovo vestito spagnolo, Farhadi, non lo indossa benissimo. Non un disastro, ma c'è da richiamare la sarta sicuramente. Troppo stretto o troppo largo, questo vestito non sta.

Come non sta bene a noi sorbirci la presentazione dei caldi popoli meridionali.

Il sole, la piazza del piccolo paese in cui tutti salutano tutti. Le urla per chiamare il parente dall'altra parte della strada. Gli anziani con la sedia sull'uscio di casa... Insomma, Farhadi ha scoperto or ora il presepe vivente, un modello antropologico che almeno noi europei speravamo d'aver messo da parte, archiviato, con Benvenuti al sud. Ma passiamo oltre.


 

Rimesso quanto già detto nello scatolone delle cose portate in patria dalla Spagna, Farhadi, possiamo dirlo, ci aspetta al varco. Preso in giro lo spettatore che comincia a distrarsi, la scomparsa della giovanissima Irene durante la gioiosa festa di matrimonio attiva l'interruttore che da corrente alla pellicola. La disperazione della Cruz può andare in scena, accompagnata dal Bardem che fa coro con le sue grosse mani, braccia e spalle consolatorie. Ad andare in scena per davvero ora sono i segreti, ma segreti del tutto particolari.

Che Laura e Paco siano stati a lungo amanti è un segreto, ma “tutti lo sanno”. Farhadi soffia sulle vicende e le sotto trame che fanno da contorno alla sua storia come si fa su un castello di carte. A restare in piedi, a dire il vero senza vergogna, è il mormorante contesto famigliare e paesano (sono quasi la stessa cosa), un vero e proprio covo di serpenti pronti a sibilare da una stanza all'altra le verità del telefono senza fili, dove le parole non sono più però innocenti strumenti e giochi per bambini, ma mine pericolose interrate nel tempo e pronte ad esplodere alla prima occasione. E il peccato più grande dell'iraniano, possiamo dirlo, è il suo sudare sette camice nel decidere quando e dove far brillare la sua bomba a orologeria per mietere il più alto numero di vittime. 

Tutto mormora in Tutti lo sanno, anche i muri delle stanze. E se qualche merito va dato al regista iraniano, quello d'aver costruito personaggi sempre in grado di farci dubitare circa le loro affermazioni, reazioni e occhiate dobbiamo necessariamente accordarglielo. Le scimmiette del paese spagnolo filmato da Farhadi vedono, sentono e parlano anche troppo.

Ma quello della relazione tra Paco e Laura non è davvero il segreto-non più segreto più grande. Di mezzo c'è dell'altro, qualcosa di fondamentale nella scomparsa di Irene, e ancora una volta tutti lo sanno. Tuttavia il giocattolo funziona solo finché quel “tutti lo sanno” non include anche noi. Scoperti gli altarini, gli scheletri nell'armadio, la polvere sotto il tappeto o quello che volete, la pellicola di Farhadi perde tono, si dis-elettrifica, si spegne. Non più una sola ragione per stare dietro a zii, nonni, domestiche, padri biologici o presunti tali che cominciano a puntarsi il dito contro in un generale moto centrifugo della discordia

La sequenza finale, come autentico rito di successione, tributo all'eterno ritorno dell'uguale, è una ammutolita ma chiarissima divulgazione di un nuovo segreto che, appena sfornato, già raduna quei “tutti” che prima o poi sapranno, mormoreranno e corromperanno il corso degli eventi e la verità al fondo di questi.

Tutti lo sanno e ora lo sapete anche voi. Da vedere, ma solo finché si è messi in grado di non sapere. Tirando le somme non dovrebbero venire fuori domande, eppure...quanta furbizia può nascondere un film? Il ricatto qui non è un alone o un fantasma, ma una solida realtà. E qui non si parla più della cifra chiesta dai rapinatori per liberare la povera Irene. 

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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