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#Le ereditiere. Dal Paraguay, lo splendido dramma di Martinessi

LAS HEREDERAS

regia: Marcelo Martinessi 
fotografia: Luis Armando Arteaga
sceneggiatura: Marcelo Martinessi
montaggio: Fernando Epstein
cast: Ana Brun, Margarita Irun, Ana Ivanova, Nilda Gonzalez, María Martins, Alicia Guerra
 
anno: 2018
nazione: Paraguay, Germania, Uruguay, Brasile, Norvegia, Francia
produzione: La Babosa Cine, Pandora Filmproduktion, Mutante Cine
distribuzione: Lucky Red
genere: drammatico
data uscita in Italia: 18 ottobre 1018
durata: 95 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

In sala oggi 18 ottobre “Le ereditiere”, primo lungometraggio del regista paraguaiano Marcello Martinessi presentato al festival del cinema di Berlino. Elegante e puntuale saggio cinematografico sull'età, la gabbia e l'amore.

 Asuncion, Paraguay. Chela e Chiquita convivono da 30 anni ed entrambe discendono da famiglie facoltose. Recentemente però la loro situazione economica è cambiata e si trovano costrette a vendere un po' alla volta i beni che avevano ereditato. Quando il loro indebitamento diventa tale da spingere Chiquita alla frode con conseguente arresto, Chela deve prendere atto della nuova realtà tornando a guidare la vecchia auto per trasportare anziane signore dell'alta società.

Silenzioso e sibilante. Le ereditiere è un film che usa arco e frecce in un mondo di pistole e fucili.

Questo il motivo per cui il carsismo di questa pellicola svia e tiene lontani dai vuoti pneumatici e smorti del film di Martinessi che rischia di venir bollato come semplice esercizio volutamente minimale ed estetico, indirizzato ad un ambiente festivaliero abituato alla noia che si compiace da sé. Ma qualcosa sta filtrando nelle fondamenta; gocciola. Nel racconto di queste due ereditiere, figlie di una borghesia coloniale al collasso, c'è una richiesta di vita e d'amore soprattutto, che merita d'essere ascoltata.

L'asfissia è il tema principale, che non solo fa da scenografia, lo sfondo su cui i decadenti corpi di Martinessi si trascinano. Avvizzire è sempre una questione totale: I beni, una casa, una prigione e soprattutto un rapporto omosessuale taciuto alla società , ma che ha perso il brio del mistero e del fuggiasco e ormai è solo occupato nella conta delle idiosincrasie nevrotiche che le due compagne e amiche Chela e Chiquita si vomitano l'una sull'altra. Il rapporto di due donne omosessuali che ha raggiunto il capolinea classico delle più comuni scene matrimoniali.


 

La vera crisi tuttavia non è il lastrico e la conseguente vendita di suppellettili, argenteria e gingilli preziosi vari, figli di un'epoca dorata arrivata al suo tramonto. La crisi, intesa nella sua accezione positiva, è la liberazione dai ruoli.

Liberarsi dall'abito della pittrice, figlia d'arte, sarà l'inizio del percorso di Chela, inesperta autista senza patente che comincia a racimolare qualche soldo raccattando vecchie e ricche giocatrici di poker per accompagnarle a casa.

Liberarsi è uscire dalla silenziosa relazione con l'amante Chiquita mentre questa è reclusa in carcere per operazioni economiche fraudolente mosse dalla paura della bancarotta e della povertà.

Le ereditiere mette in scena, mascherandole, tutte le verità indicibili di una donna costretta da sé stessa ad una vita incastrata, fatta di scelte passate, di vizi e abitudini. Sarà impossibile ammettere che la prigionia della partner ha dischiuso lo stesso senso di vitalità e libertà.

La comparsa della giovanissima Angy nella vita di Chela non si traduce nella classica e banale presentazione di un personaggio capace di incarnare l'infedeltà, il brio, la riscoperta di una vita nuova. Angy, più che un polo gravitazionale nella vita di Chela è la riscoperta dell'amorfo, del non programmabile, del fare non ragionato ed istintuale.


 

Angy è non essere più una donna ormai prossima alla terza età che viva all'ombra dei dipinti di suo padre. E' il non essere più disposti ad aspettare ogni mattina il vassoio con caffè, cola e acqua in un'ordine preciso.

Ordine, termine chiave della pellicola di Martinessi, qualcosa che non ha nulla a che fare con la vita vera, e che troppo spesso è tutto ciò che si ha. Al drastico ritorno di Chiquita in casa, scarcerata dopo aver scontato la sua pena, la compagna Chela potrà solo rigettarsi in strada, in una disperata e soffocata richiesta d'aiuto e fuga che chiede al mondo tutto, ma nulla di preciso.

Tecnicamente la pellicola di Martinessi è attraversamento circolare di spazi, lunghi andirivieni per cui l' automobile, o meglio l'abitacolo, si fa spazio prediletto nella narrazione, come un confessionale in cui ascoltare le vite dei passeggeri, per poi tornare in una casa smembrata, che perde giorno dopo giorno il proprio mobilio all'asta.

Eppure il fondo ultimo di Le ereditiere è in modo sensibile ma non visto, impossibile da mettere a fuoco poiché sull'orizzonte, un dinamismo immobile. Uscire, mettersi in macchina e andare. Ma andare dove? Qui il programma, qui l'ordine, ancora e ancora.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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