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#First Man. Il lutto e il viaggio

THE FIRST MAN

regia: Damien Chazelle
fotografia: Linus Sandgren
sceneggiatura: Josh Singer
montaggio: Tom Cross
musiche: Justin Hurwitz
cast: Ryan Gosling, Claire Foy, Jon Bernthal, Pablo Schreiber, Jason Clarke, Kyle Chandler, Shea Whigham, Patrick Fugit, Corey Stoll, Lukas Haas, Cory Michael Smith, Brian d'Arcy James, Brady Smith
 
anno: 2018
nazione: Stati Uniti
produzione: DreamWorks, Temple Hill Entertainment, Universal Pictures
distribuzione: Universal
genere: biografico, drammatico
data uscita in Italia: 31 ottobre 2018
durata: 138 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Nelle sale italiane dal 31 ottobre il nuovo film del premiatissimo regista di La La Land, Damien Chazelle. First Man, presentato alla settantacinquesima mostra del cinema di Venezia, ci ha convinti.

La fine degli anni sessanta e la guerra fredda. Il sogno chiamato luna al confine dei limiti dell'uomo. Le proteste dei sessantottini, il dolore, il lutto.C'è Chazelle, un regista giovane e bravo, quanto basta per farci stare con il cuore sospeso all'interno di una trama di cui già tutti conosciamo l'epilogo. Le novità ci sono, sul piano tecnico e narrativo, e segnano forse un approdo nuovo nel percorso artistico dello statunitense.

Novità come l'assenza di quella regia pirotecnica, da capogiro, vista in La La Land e Whiplash. L'acquisizione di una certa maturità registica sta conducendo forse l'autore verso lidi nuovi, come movimenti di macchina poco più seghettati, inquadrature decisamente più sporche, il flashback girato “alla Malick”. Non per ultima, degna di nota è l'assenza della musica jazz a riempire lo spazio e il tempo delle pellicole di Chazelle. Il primo uomo è accompagnato e scandito da un monotono arpeggio, profondamente minimale, che fa eco a tutto ciò che nel film di Chazelle conta per davvero in questa storia.

 Per il pilota Neil Armstrong mettere piede sulla luna conta tutto ma anche niente. Con una figlia morta di tumore in tenerissima età, restano i quadernini anonimi con gli appunti su terapie, cure, effetti collaterali e speranze. Un ingegnere con la fede nelle sue capacità di calcolo messo al tappeto dalla vita che troppo spesso non ha le proprie leggi nella fisica e, soprattutto, nella materia.

 L'allunaggio allora per Armstrong diviene qualcosa di profondamente umano, poco universale e completamente legato al singolo. Il riscatto per le morti degli amici (morti durante le missioni precedenti all'Apollo 11) e il coronamento mancato all'elaborazione del lutto. Mancato in via definitiva, perché l'Armstrong di Chazelle è un uomo morto, un guscio vuoto, che prova la strada dell'oltre umano e oltremondano per superare la sua stessa scarnificazione interiore. Puro divertissement però, nel profondo senso pascaliano; un forsennato movimento di distrazione esperienziale che ha come unico obiettivo quello di allontanare l'uomo da se stesso e dai suoi fantasmi.

 

 Allora lo spazio e soprattutto la Luna. Lei, bianca e granulosa come nessuno ce l'aveva ancora mostrata al cinema. Landa sconfinata dall'orizzonte nero. Spettacolarità ridotta al minimo. Chazelle non vuole baccano. Un bracciale totemico che più che cadere vola verso un profondo cratere nero e oscuro sulla superficie della luna, lasciato ai poteri deboli della nuova gravità. Questo è l'ultimo tentativo di Armstrong per dimenticare la morte di sua figlia, trasferendola in una dimensione altra e infine tornare in pace tra i vivi. Un coronamento mancato dicevo, una falsa speranza, perché il ritorno di Armostrong nell'epilogo pensato da Chazelle è una struggente presa di coscienza dell'ineffabilità del dolore, della sua natura angosciosa e divina, calata dall'alto sull'uomo inerme, al di là delle sue conquiste tecniche.

“Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità” . Questa suona come una grande bugia in First Man. Quale frase d'effetto peggiore per un uomo che ormai ha abbandonato la sfera dell'umano? e non per via della distanza dal suolo terrestre.

Il primo uomo è allora un film che, cosmismo a parte, parla già di alieni ed extraterrestri. Non verdi e neppure grigi. Non hanno poteri mentali eccezionali ma una tecnologia, se vogliamo, ancora assai cigolante. Questo alieno però scioglie il cuore, al di là della banalissima morale, come pochi alieni nella storia del cinema. (Bravo Gosling, ha oliato un po' le articolazioni del manichino).

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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