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#Papa Francesco, Un uomo di parola

POPE FRANCIS: A MAN OF HIS WORD

regia: Wim Wenders
sceneggiatura: Wim Wenders
montaggio:  Maxine Goedicke
 
anno: 2018
nazione: USA
produzione: Centro Televisivo Vaticano, Célestes Images, Decia Films
distribuzione: Universal Pictures 
genere: documentario
data uscita in Italia: 4 ottobre 2018
durata:  96 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Al cinema come film evento solo dal 4 all'8 ottobre “Papa Francesco-Un uomo di parola”. Wim Wenders torna al documentario dopo “Il sale della terra”. Iconografia cinematografica di un papa rivoluzionario, dalla sua genesi ad oggi. Eppure, retorica a parte, troppo poco e insufficiente. 

Dalla sera del 13 marzo 2013 all'intervista con Wim Wenders nella città immortale. Dal fascino empatico di Bergoglio che segna il suo esordio con la battuta sul papa prelevato da molto lontano , alle interpretazioni francescane del vangelo necessarie al rinnovo spirituale della chiesa. Quello di Wenders è un documentario scisso tra un'intervista in lingua spagnola e documenti visivi sulle visite di Francesco nei punti nevralgici del nuovo mondo: il ricco occidente dei congressi e la parte povera del globo, devastata da fame e calamità.

Il primo a prendere il nome di Francesco, ereditando attraverso lo spirito del Santo l'interesse per la salute di “madre terra”devastata dal fare ipertecnico dell'uomo moderno occidentale e non. La presa di posizione contro la pedofilia ramificata come un virus nella chiesa stessa. La tolleranza e il dialogo con le religioni altre, possibile mediante l'assunto di un Dio unico, sfaccettato e dai diversi nomi. La richiesta di dialogo tra i capi di stato e l'implorazione per un fare meno scellerato circa il trattamento dei migranti.

Ecc.

Insomma, proprio tutto ciò che ti aspetti da un Papa, e come giustamente fa notare Emanuele Severino durante un ritaglio televisivo scorretto ed imbarazzante, che mai in alcun modo è stato in grado di fornire il giusto peso alle parole di un eminente della filosofia contemporanea, Papa Francesco non è un rivoluzionario. Lo era Papa Ratzinger, sacerdote e pensatore che ha professato e teorizzato la salvezza possibile solo all'interno della chiesa cattolica.

I meriti di Bergoglio sono tutti da rintracciare nella sua comunicazione, nel suo aprirsi alle forme nuove di dialogo informatico (vedi il filmato prodotto dal vaticano e proiettato sulla facciata principale della Basilica di San Pietro). Un ottimo comunicatore che infonde speranza alle masse e ai bisognosi, in grado di fare da paciere tra governanti che all'occhio lucido per le parole dell'uomo di fede, alternano lo sguardo macchinoso e freddo da strateghi del mercato. Tra pareri e reazioni suscitate dal santo padre, Wenders dipinge nel suo documentario un mondo quasi pronto a fare il balzo verso una “evoluzione” ecologica, benevola e soprattutto povera. Insomma, uno specchietto per allodole a cui anche Wenders pare credere a tratti. 

La retorica evangelica trovata in Bergoglio sposa quella delle immagini dell'autore. Delle vere e proprie immagini-retoriche e sequenze-retoriche, che lasciano perplessi per ingenuità e spontaneità. Narrato dalla voce fuori campo cacofonica di Wenders che prova a cimentarsi con l'italiano, il film manca di un'ossatura registica solida e in grado di dar ragione al buon nome dell'autore, perfino maccheronico quando prova a ricostruire sul copione di un film muto degli anni venti, la vita di Francesco immersa nella sua contemplazione della natura (quasi facendoci preferire quel brutto film con Elio Germano). Bocciato.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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