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#Bogside story, Sunday Bloody Sunday

BOGSIDE STORY

regia: Rocco Forte, Pietro Laino 
fotografia: Rocco Forte 
cast: Fulvio Grimaldi, Tom Kelly, William Kelly, Kevin Hasson, John Hume, Edward Daly, Linda Nash, Betty Walker
 
anno: 2017
nazione: Italia
produzione: Megapixell
distribuzione: Distribuzione Indipendente
genere: documentario
data uscita in Italia: 20 settembre 2018
durata:  75 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

In sala da giovedì 20 settembre, Bogside Story è il documentario che racconta la cronaca nera della cittadina irlandese di Darry del 30 gennaio 1972, attraverso gli occhi e la memoria di un reporter italiano, Fulvio Grimaldi.

Sunday Bloody Sunday

cantavano gli U2.

A 45 anni di distanza dal massacro irlandese consumatosi nella città di Darry il 30 gennaio 1972, il reporter italiano Fulvio Grimaldi torna sulle strade da lui fotografate durante lo storico e sanguinoso avvenimento. Accompagnato dai registi Rocco Forte e Pietro Laino, quello di Grimaldi è un soggiorno della memoria, che traccia un percorso tra le strade che furono palcoscenico scabroso e testimone di 20 omicidi, tra cui figurano anche 6 minorenni.

Quello proposto dall'accoppiata Forte-Laino è un viaggio documentato con numerosi interventi di testimoni oculari e parenti delle vittime, in cui grande rilevanza è data all'arte.

L'arte, sì, perché il Bloody Sunday per gli abitanti di Darry non è solo nella coscienza condivisa, come un pilastro a fondare la solidarietà di una comunità e il significato stesso dell'essere irlandesi; la domenica di sangue è affrescata sui muri.

Per mano di Tom, William Kelly e David Hasson sono venuti alla luce i murales che raccontano i momenti salienti della giornata, in un mix di simbolismo e immagine fedele: un cerchio della vita con i volti delle vittime, fucili spezzati, ragazzine proposte in tutta la loro colpevolezza, ossia l'essere irlandesi e piccoli in un particolare momento storico del paese.

Tra i murales figura anche una storica fotografia dello stesso Grimaldi (la domenica di sangue) vicino alla popolazione di Darry, grata per il suo contributo nei processi che hanno cercato di fare chiarezza sugli incidenti di quel maledetto 30 gennaio.

Irlandesi contro inglesi, protestanti contro cattolici. Desiderio e volontà di sentirsi liberi, indipendenti e fautori del proprio destino nazionale contro uno stato che da sempre a fatica è in grado di mettere da parte la propria essenza di paese colonizzatore e subordinatore.

Tutto ciò si è tradotto dagli inizi degli anni 70 in manifestazioni, scontri con la polizia britannica e locale. Il culmine, come racconta lo stesso Grimaldi, sono stati i cecchini sulle mura della cittadella fortificata di Darry, i colpi di proiettile sulla folla a bruciapelo e la squadra del primo battaglione del reggimento paracadutisti dell'esercito britannico. Vergognosi anche i tentativi posteri di insabbiare i fatti, con i racconti da parte delle squadre antisommossa di gruppi terroristici tra i manifestanti e presunti cecchini sui palazzi di cui non vi è mai stata neanche l'ombra.

Dalla storia all'iconografia di una vera e propria guerriglia nel quartiere di bogside, dove le 14 opere , così come nelle intenzioni degli autori, si lasciano guardare in lontananza, da molto lontano, senza possibilità di sbagliare e fraintendere. Tra commemorazione e provocazione (durante i lavori i due artisti sono stati spesso bloccati dalle forze dell'ordine), i murales sono tutto ciò che resta ai cittadini di Darry, assieme all'incredulità ancora viva circa le decisioni belliche dei vertici britannici.

Tutt'altra storia è, parlando strettamente di cinema, l'operato dei due registi. Tecnica maccheronica, quasi amatoriale in alcuni punti. Il documentario dei due italiani pecca di presunzione nel suo raccontare vicende importanti e non troppo documentate sul grande schermo. L'originalità e la novità, dovendo però fare i conti con il vero significato di “documentario cinematografico” trema già sull'impalcatura della costruzione tutta. La confezione sembra essere fin da subito un prodotto televisivo, qualcosa da spiattellare su Rai Storia o canali simili. Poco armonico il filone, le inserzioni descrittive e le stesse riprese di regia, la politica della macchina da presa, che privandosi d'ogni tipo di espressività si limita a subire la storia, a immagazzinare e riportare, come un registratore cinematografico.

“Sunday Blody Sunday” contavano gli U2. Forte e Laino potevano fare molto di più.

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Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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