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#I Kill Giants: recensione della trasposizione del fumetto pluripremiato

I KILL GIANTS

regia: Anders Walter
soggetto: Joe Kelly, J.M.Ken Niimura
fotografia: Rasmus Heise
sceneggiatura: Joe Kelly
montaggio: Lars Wissing
musiche: Laurent Perez del Mar
cast: Madison Wolfe, Zoe Saldana, Imogen Poots, Sydney Wade
 
anno: 2017
nazione: Stati Uniti
produzione: 1492 Pictures, Umedia, XYZ Films
distribuzione: Netflix
genere: drammatico, fantastico
data uscita in Italia: 6 Agosto 2018
durata: 104 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

La trasposizione del pluripremiato fumetto di Joe Kelly e Ken Niimura, I Kill Giants, dopo essere stata presentata allo scorso Toronto International Film Festival, è approdata da poco su Netflix.

Al centro della storia troviamo Barbara Thorson, una bambina solitaria impegnata nel difficile compito di difendere la sua città e tutti i suoi abitanti da pericolosi giganti. Il lavoro è davvero ingrato, Barbara piazza trappole, esegue complicati rituali, studia tutti i presagi e soprattutto affrontare i pregiudizi del prossimo che come spesso succede, è ostile nei confronti dei “diversi”. A scuola viene bullizzata per i suoi atteggiamenti misteriosi e per le orecchie da coniglio che indossa sempre come spiega lei stessa, per meglio entrare in sintonia con il suo spirito guida. A casa le cose non va meglio, Barbara non va d’accordo con il fratello e la sorella maggiore che si occupa di loro, le rinfaccia continuamente i problemi causati dai suoi comportamenti bizzarri. Dei genitori nessuna traccia, le uniche figure positive sono la sua amica Sophia, una ragazza arrivata da poco dall’Inghilterra e quindi come lei outsider in quanto “nuova” e la psicologa della scuola, Mrs. Mollè, che si interessa a lei e cerca di conoscerla.

La chiave della vicenda sta tutta nella contrapposizione tra il punto di vista di Barbara, che ci mostra giganti e titani in tutta la loro brutale cattiveria e quello degli “altri” che considerano la ragazza una completa svitata. Che cosa è reale e cosa è frutto della fantasia? E il limite tra i due esiste davvero? Chiamarlo gigante o chiamarlo dolore fa qualche differenza? Sono tutte domande che lo spettatore si porrà nell’assistere alle vicende di questa ragazzina che affronta con coraggio le problematiche che si trova di fronte, cercando dentro di sé le risorse per affrontarle.

Il regista, il quarantenne danese Anders Walter (premio Oscar per il corto Helium) rispetta benissimo i delicati equilibri del racconto, lasciando lo spettatore in dubbio fino alla fine e ricreando perfettamente le giuste atmosfere per questa storia di coraggio e solitudine che parla della capacità di affrontare la paura al meglio delle proprie possibilità e con le risorse che si hanno a disposizione. Walter ha dichiarato di essersi ispirato a film con protagoniste femminili giovani e forti, come Leon e Il Labirinto del fauno, e infatti l’intera vicenda è incentrata su Barbara, interpretata dall’ottima Madison Wolfe, che ipnotizza con le sue trappole e i suoi nascondigli segreti e commuove quando spiega che “i giganti ti portano via tutto ciò che rende bella la tua vita”.


Tra gli altri interpreti troviamo una sciupata ma affettuosa Zoe Saldana, la psicologa che ce la mette tutta per aiutare Barbara risultando però poco incisiva, e la Imogen Poots di 28 settimane dopo, nei panni della sorella maggiore troppo presa a sbarcare il lunario per cercare di capire la sorellina.


 

Gli appassionati del fumetto possono stare tranquilli perchè il lungometraggio rispecchia quasi in toto la graphic novel, soprattutto grazie al contributo del fumettista Joe Kelly, autore dell’opera originale con Ken Niimura, chiamato qui a svolgere il ruolo di sceneggiatore. La principale differenza tra le due opere risiede nel fatto che nel fumetto la componente d’azione, ovvero la lotta fisica tra la piccola nerd che munita della sua unica arma, il potente martello Covaleski, affronta i giganti, è decisamente più marcata rispetto alla pellicola. Mentre nella versione cartacea Barbara era una vera a propria guerriera, qui è una ragazzina coraggiosa che trova i mostri peggiori da affrontare nelle persone che la circondano e la deridono perché lei è strana e solitaria e per ragioni che scopriremo solo alla fine, ha deciso di vivere in un mondo tutto suo.


Chi si aspetta un fumettone cinematografico sopra le righe, tutto mostri e azione resterà deluso, I Kill Giants è una storia profonda e toccante alla quale è difficile restare indifferenti, e se a volte la fantasia è l’unico rifugio che abbiamo a disposizione, come spiega il gigante: “tutto ciò che vive in questo mondo muore. È per questo che bisogna lottare e vivere con gioia, vivere l’attimo intensamente senza avere timore della fine. Negare questo è negare la vita stessa”.

In Italia il fumetto del 2010 è edito da BAO Publishing che a settembre ristamperà una nuova edizione.

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Laura Galafassi

Mamma felice di Ludovica e Sveva. Da sempre preferisco scrivere piuttosto che parlare.

Amo lo yoga, la moda e sono Netflix-dipendente.

Odio gli ananas.

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