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#TAU: recensione del film originale Netflix sull’intelligenza artificiale

TAU

regia: Federico D'Alessandro
soggetto: Noga Landau
fotografia: Larry Smith
sceneggiatura: Noga Landau
montaggio: Scott Chestnut
musiche: Bear McCreary
cast: Gary Oldman, Maika Monroe, Ed Skrein, Fiston Barek, Ivana Zivkovic, Sharon D. Clarke
 
anno: 2018
nazione: Stati uniti
produzione: Addictive Pictures, Kaos Theory Entertainment, Phantom 4, Films Rhea, Films Waypoint Entertainment
distribuzione: Netflix
genere: thriller, fantascienza
data uscita in Italia: 29 giugno 2018
durata: 97 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Il 29 giugno scorso la piattaforma streaming Netflix ha distribuito in esclusiva TAU, un thriller sull’intelligenza artificiale, diretto dal regista uruguayano Federico D’Alessandro, al suo primo lungometraggio dopo aver lavorato come scenografo per diversi film Marvel.

La pellicola dovrebbe essere un horror fantascientifico incentrato sulle vicende di una ladruncola dal passato difficile, Julia, che viene rapita da uno scienziato pazzo per essere usata come cavia per misteriosi esperimenti. La nostra eroina è però una dura che a poche ore dalla cattura scatena un incendio che porta alla distruzione delle celle in cui lei e altri due malcapitati sono rinchiusi, per tentare la fuga. Come risultato il robot che li sorveglia ammazza senza tanti complimenti i suoi due colleghi, mentre lei viene promossa nella lussuosa e futuristica magione dello scienziato, Alex, con il quale contratta di potersi fare la doccia, mangiare bistecche e avere vestiti nuovi (e chiamiamola detenzione), in cambio della promessa di effettuare dei test con TAU, l’intelligenza artificiale che governa la casa.

Julia scoprirà ben presto che la stessa TAU è tenuta prigioniera da Alex, che la tiene all’oscuro del mondo esterno sotto la minaccia di cancellarle la memoria ad ogni sgarro.  La ragazza comincerà a parlare e a leggere libri all'IA, allo scopo di avere in scambio informazioni utili alla fuga, ma in realtà otterrà molto di più, risvegliando l’umanità della macchina e instaurando con lei un tenero legame.

Il primo problema della pellicola sono i personaggi, nonostante siano praticamente solo tre contando anche TAU, bisogna dire che hanno davvero poco spessore ed è difficile, se non impossibile, immedesimarsi in loro. Si capisce che Julia è coraggiosa e intelligente e sarebbe stato interessante sapere qualcosa in più sul suo passato, per capire per esempio, perché una tipa sveglia come lei sia finita a fare la ladra di bassa lega. In merito ad Alex, un cattivo meno credibile raramente si è visto in giro. E’ decisamente belloccio e poco espressivo, fissato per la pulizia e amante del foie gras, il tipo di rapitore che manda la segretaria a comprare abiti sexy e firmati per la sua prigioniera e che al primo goffo tentativo di seduzione da parte di questa per tentare la fuga, ci cascherà in pieno lasciandosi fregare alla grandissima. Da un cervellone come lui ci saremo aspettati un po’ di scaltrezza in più.

E infine TAU, dotata dell’inconfondibile voce del premio Oscar Gary Oldman, che per l’occasione sfoggia un convincente timbro metallico, dovrebbe essere l’inflessibile carceriera di Julia, ma bastano due chiacchiere da parte della ragazza per farla cantare come un usignolo su tutti i segreti del suo creatore, al quale fino a poco prima aveva giurato fedeltà eterna. Insomma questa Intelligenza Artificiale acquista l’umanità troppo velocemente per essere minimamente credibile, un paio di manfrine della protagonista e i due tubano come piccioncini tramite dialoghi davvero imbarazzanti (cos’è una risata? cosa sono gli alberi?…ma per favore!).

Gli aspetti d’azione e horror del film partono piuttosto bene all’inizio, regalando qualche brivido claustrofobico nel momento del risveglio di Julia in trappola, ma si esauriscono in fretta e furia perché il fulcro del film a quando pare, deve restare il crescente rapporto d’affetto tra Julia e TAU, che purtroppo, oltre che ridicolo è anche piuttosto piatto. Sarebbe stato più interessante renderlo più sfaccettato, magari con qualche rigurgito di fedeltà di TAU nei confronti di Alex, magari con qualche spunto inquietante alla Black Mirror, qualunque cosa che non sia solo la fiacca amicizia tra la donna e la macchina, inaccettabile in un film che si propone come thriller scifi.

Insomma seppur ricco di spunti interessanti, il film è un buco nell’acqua, risultando una versione “vorrei ma non posso” sia di un vero horror sia di un dramma di fantascienza in cui una macchina vede risvegliata la propria umanità dal tocco femminile.

Impietoso il paragone inevitabile con Westworld serie HBO che tratta di intelligenza artificiale ma in modo davvero scientifico/tecnologico, dando spunti di riflessione su temi ancora irrisolti per il genere umano come il tempo, l’interpretazione della realtà, l’esistenza stessa dell’uomo e l’autocoscienza, il tutto trascendendo nella filosofia e nella letteratura perché ancora oggi la scienza si ferma davanti a tali quesiti.

Da segnalare per gli appassionati del genere un’opera di ben altro livello, Moon, cult movie indipendente e vera e propria chicca di fantascienza del 2009, diretta da Duncan Jones (figlio di David Bowie). Anche in questo film era presente un’ingombrante intelligenza artificiale, di nome GERTY, che questa volta era doppiata da Kevin Spacey.

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Laura Galafassi

Mamma felice di Ludovica e Sveva. Da sempre preferisco scrivere piuttosto che parlare.

Amo lo yoga, la moda e sono Netflix-dipendente.

Odio gli ananas.

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