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#Una serie di sfortunati eventi. La seconda stagione

ideatore: Mark Hudis
soggetto: Lemony Snicket (Daniel Handler)
cast: Neil Patrick Harris, Patrick Warburton,Malina Weissman, Louis Hynes, K. Todd Freeman, Presley Smith, Lucy Punch, Avi Lake, Dylan Kingwell
 
stagioni: 2
episodi: 18
durata: 42- 64 min
anno: 2018
nazione: USA
produzione: Netflix
genere: drammatico, comico

La seconda stagione di Una serie di sfortunati eventi lanciata dalla piattaforma Netflix è disponibile dal 30 marzo. Non cambiare nulla, ma con gusto e tecnica, è un gran bel traguardo.

Tornano i ragazzini più sfortunati, perseguitati e coraggiosi della tv on demand: i Baudelaire.

Con loro anche l'immancabile signor Poe delle finanze truffaldine che puntualmente, ancora e ancora, non sarà mai in grado di riconoscere e smascherare il conte Olaf. In quest'ultima stagione il villain più trasformista di sempre vestirà i panni di un docente di atletica, un battitore d'asta russo, tanto In e poco Out, un chirurgo sadico e un presentatore di spettacoli circensi.

Esclusi i soliti noti, nuovissimi visi a rimpolpare il cast e la trama della serie tv che continua a seguire fedelmente i libri (questa volta partendo dal quinto libro per poi chiudersi sul nono), tra cui i fratelli Pantano, la perfida Esmé e tanti individui la cui presenza nella prima stagione è motivata e spiegata poco meglio. Inutile dire che di tutti i segreti che le vicende dei Baudelaire portano alla luce, solo alcuni in questa seconda stagione vengono svelati. Tutto si contorce, tanta è ancora la confusione, ma qualcosina cominciamo a capirla. Capiamo che tutto è collegato, che nessun personaggio che gravita attorno la vicenda compare per caso. Capiamo che c'è una grande organizzazione, un po' come quell'ordine della fenice nel mondo potteriano, al cui interno scismi e prese di posizione hanno stravolto la storia e portato a numerosissimi eventi sfortunati di cui i Baudelaire sono solo la punta dell'iceberg. Capiamo anche che la serie tv si articola sempre sulla stessa dinamica. Ogni due episodi i Baudelaire si spostano di luogo in luogo. Cambia la scenografia, gli abiti, i colori ed il contesto. Il conte Olaf giunge mascherato tutte le volte ed è sempre inutile fare luce sull'identità stravagante e poco credibile della sua copertura. Come per il malaticcio e tonto signor Poe tuttavia, neanche l'evidenza è sufficiente. Ad essere necessaria è l'evidenza dell'evidenza.

 

Totalmente lasciato al gusto personale il giudizio su questo solito movimento. Potete annoiarvi o restare incollati sul vostro piccolo schermo con la curiosità di vedere quali nuovi trucchi e costumi utilizzerà il conte Olaf per raggiungere il proprio scopo. Non ci sono grandi sorprese, non c'è un cambio netto; al massimo a cambiare è solo il look.

Soliti sono anche i pesanti colori pastello calcati “alla Wes Anderson” che dalla tetra accademia strampalata che fa del “memento mori” il proprio motto, fino al coloratissimo circo, prendono in carico il potere e il dovere di stravolgere l'intero contesto nella sua forma estetica.

A colmare l'essenza poi, a dar luce ad un filone interminabile e ripetitivo (seppure in senso non negativo) è la presenza di Neil Patrick Harris, da sempre nei suoi panni in ogni tipo di travestimento, show musicale e musical. Cattivo ma non troppo, goffo quando serve, buffo oltremodo. Chiaro è che senza di lui difficilmente “Una serie di sfortunati eventi” avrebbe ancora un cuore pulsante.

 

Ad incorniciare spostamenti, racconti quasi fiabeschi, mascheramenti e ottime scenografie c'è la parola e il suo ruolo sfaccettato. I soliti interventi di Lemony Snicket (Patrick Warburton), avvertimenti per il pubblico che è invitato a spegnere lo schermo più che veri chiarimenti, incastonano spiegazioni dettagliate di frasari quotidiani, modi di dire ed espressioni metaforiche ripetute più e più volte come in una cantilena. Tra il significato letterario e quello figurato i confini si aprono come una fisarmonica. Giocare con le parole dunque come fosse il gioco più semplice del mondo, ma farlo con precisione e puntualità. Maneggiare termini e periodi come manufatti, aggeggi o attrezzi, al pari di un costume ed una maschera.

Insomma dalla prima stagione tutto è rimasto invariato e al tempo stesso tutto è cambiato più volte.

Lontanissima dal poter raggiungere ogni tipo di spettatore, concia del suo poterne perdere qualcuno strada facendo, Una serie di sfortunati eventi continua a piacere contro ogni aspettativa.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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