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#Il Mistero di Donald C.: un essere umano ridotto all’essenziale

IL MISTERO DI DONALD C.

regia: James Marsh
fotografia: Eric Gautier
sceneggiatura: Scott Z. Burns
montaggio: Jinx Godfrey, Joan Sobel
musiche: Jòhann Jòhannsson 
cast: Colin Firth, Rachel Weisz, David Thewlis, Ken Stott
 
anno: 2018
nazione: Regno Unito
produzione: Blueprint Pictures, BBC Films, StudioCanal
distribuzione: Good Films, Adler Entertainment
genere: drammatico, biografico
data uscita in Italia: 5 aprile 2018
durata: 101 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Dopo “La Teoria del Tutto”, pellicola premiata nel 2015 agli Academy Awards, James Marsh torna in sala il 5 aprile con “Il Mistero di Donald C.”, l’avvincente storia sull’incredibile e misteriosa avventura di Donald Crowhurst intorno al globo.

1968, Teignmouth, piccolo paese inglese nella contea del Devon, Donald Crowhurst, velista dilettante, decide di partecipare alla famosissima Golden Globe Race del Sunday Times con la speranza di diventare il velista più veloce al mondo nel circumnavigare il pianeta in solitaria senza alcuna sosta. Con una barca non ancora ultimata, la propria casa e il proprio lavoro a rischio, lascia senza neanche troppa esitazione la moglie Clare e i figli alla volta di un’avvincente avventura a bordo del suo trimano il Teignmouth Electron. Fin dalla partenza, Donald si rende conto di essere nettamente svantaggiato ed impreparato alle possibili intemperie. I suoi progressi iniziali sono lenti e così decide di mentire riguardo al suo itinerario. Però la sua innaturale accelerazione non passa inosservata, anzi, lo trasforma in uno dei concorrenti più favoriti alla vittoria.

Una vicenda che ha dello straordinario e proprio per questo motivo il regista James Marsh ha compiuto una scrupolosa ricerca pur di darne una giusta rappresentazione. Dopo questa faccenda Donald Crowhurst divenne, infatti, un personaggio pubblico protagonista di innumerevoli documentari e libri tra cui per esempio “Deep Water” e “The Strange Last Voyage of Donald Crowhurst”. Un uomo stanco dei continui fallimenti decide che è giunto il momento di sfidare se stesso e la natura in un’impresa a dir poco titanica. Alla fine però Donald dovrà affrontare la realtà dei fatti e fare i conti con i propri limiti. Le sue innumerevoli registrazioni su nastro e il modo in cui si relazionava con la famiglia mostrano in realtà come la sua vita in barca si sia ridotta essenzialmente a primitiva. Spogliato della civiltà inizia a perdere peso, non indossa più neanche tanti indumenti come prima e inizia a sembrare un vagabondo. In poche parole un essere umano ridotto all’essenziale.

Uno degli obiettivi principali di questo film è quello di indagare e cercare di comprendere che cosa avesse spinto il protagonista ad intraprendere questo lungo viaggio. In questi casi, quando un personaggio realmente esistito viene rappresentato sullo schermo, c’è sempre una certa responsabilità nei confronti della sua memoria e dei sentimenti dei suoi cari. A detta del regista infatti: “Potendo fare un’ipotesi sul background e sull’esperienza di Crowhurst, direi che fosse un uomo che aveva collezionato una serie di fallimenti, da cui scappava puntando una fiche ancora più alta sull’avventura successiva. Era un uomo con una grandissima energia e fascino ed erano proprio quell’energia e quel fascino, che lo portavano a prendere decisioni come quella di partecipare alla gara. Aveva anche una forte autostima e le persone intorno a lui la confermavano. Era riuscito a finanziare e a costruire quella barca; si rischia di lasciarsi sfuggire ciò che in questa storia lui riuscì a realizzare, se si guarda solo ciò che non gli riuscì. Lui ha raggiunto risultati straordinari.”


 

Un'altra tematica su cui Marsh sembri puntare maggiormente riguarda il rapporto tra uomo, mare e solitudine. Se si presta attenzione nessuno in quella gara si comportò razionalmente per tutta la durata della tratta. L’unica eccezione, forse, fu il caso di Robin Knox-Johnson, ma la sua imbarcazione tornò al porto in condizioni ancora adesso alquanto misteriose. Non è chiaro che cosa avesse scaturito in loro questa anomala pazzia, Marsh dà la colpa alla solitudine. Crowhurst nelle sue registrazioni e nei suoi diari di bordo introduce due argomenti: la realtà cosmica e come ottenere la grazia. Entrambe teorie frutto dell’isolamento. In effetti l’essere umano è di natura socievole se non parla con nessuno il cervello inizia a subire seri danni.

In conclusione Il Mistero di Donald C. è un film che aiuta a riflettere e a far capire allo spettatore come sia facile rimanere vittima di una bugia anche a fin di bene. Una storia che per certi aspetti ha del romantico in cui il processo di immedesimazione è praticamente immediato. Siamo un po’ tutti Donald Crowhurst dopotutto.

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