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#Puoi baciare lo sposo: una commedia che non lascia il segno

PUOI BACIARE LO SPOSO

regia: Alessandro Genovesi
soggetto: Alessandro Genovesi
fotografia: Luca Merlini
sceneggiatura: Alessandro Genovesi, Giovanni Bognetti
montaggio: Claudio Di Mauro
musiche: Andrea Farri
cast: Diego Abatantuono, Monica Guerritore, Salvatore Esposito, Cristiano Caccamo, Dino Abbrescia, Diana Del Bufalo, Beatrice Arnera, Rosaria D'Urso, Antonio Catania, Enzo Miccio
 
anno: 2018
nazione: Italia
produzione: Colorado Film, Medusa Film
distribuzione: Medusa Film
genere: commedia
data uscita in Italia: 1 marzo
durata: 89min
giudizio complessivo: 
impegno: 

La nuova commedia italiana, liberamente tratta dallo spettacolo teatrale “My Big Italian Gay Wedding”, sarà disponibile al cinema a partire da giovedì 1 marzo e metterà in mostra diversi stereotipi e pregiudizi che ancora oggi ostacolano la compiuta attuazione delle unioni civili.

Antonio è un giovane ragazzo che vive felicemente a Berlino insieme al suo coinquilino, nonché amore della sua vita, Paolo. Quella che all’inizio sembrava una tenera e romantica dichiarazione d’amore si trasforma invece in una vera e propria proposta di matrimonio. I due decidono che è arrivato il fatidico momento di fare coming out affrontando le due famiglie. Così, insieme all’amica Benedetta e a Donato, il nuovo inquilino, decidono di partire alla volta di Civita di Bagnoregio, piccolo borgo italiano dove vivono i genitori del protagonista. Una volta appresa la lieta notizia, la madre Anna accetta subito le intenzioni del figlio di unirsi civilmente con Paolo a patto che si rispettino tutte le tradizioni e alcune condizioni: alle nozze dovrà partecipare la futura suocera, dovrà essere presente l’intero paese e l’organizzazione sarà affidata al noto wedding planner Enzo Miccio. Mentre invece, il padre Roberto, sindaco del piccolo borgo, si mostra essere più reticente. Infatti, nonostante le sue idee progressiste di accoglienza e integrazione non vede di buon occhio quest’unione e cerca in tutti i modi di ostacolarla.

“Puoi baciare lo sposo”, come già detto precedentemente, porta sul grande schermo situazioni abbastanza attuali e all’ordine del giorno per il nostro Paese tra cui per esempio l’immigrazione e l’omofobia ricadendo però spesso in luoghi comuni e clichè. Chi racconta una storia, sia al cinema che in televisione, si prende a carico di una grossa responsabilità nei confronti del pubblico che frequentemente si risolve nell’inserire forzatamente una morale alla trama anche laddove non è necessaria. L’utilizzo della risata come mezzo comunicativo, volto a sdrammatizzare questi temi caldi, si è rivelato essere un’arma a doppio taglio. Per certi aspetti il film risulta credibile specialmente per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi LGBTI, ma per altri versi, invece, le battute e i momenti esilaranti ricadono troppo nello scontato e nel già sentito da rendere anche difficoltosa la visione. Una commedia che finisce per essere etichettata mainstream.


 

Un altro aspetto che ho trovato personalmente di cattivo gusto è la scelta di dover necessariamente rappresentare e dar voce ad ogni singola opinione, dallo Stato alla Chiesa, dietro alle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Tutti i personaggi rappresentano un diverso stereotipo e pregiudizio da abbattere: Paolo ha una madre napoletana che non sente più da tre anni, Donato, invece, è un travestito pugliese ripudiato dalla famiglia, Roberto è un padre di famiglia aperto ad accettare tutto tranne l’omosessualità del figlio e così via.

“Puoi baciare lo sposo” ha delle buone basi di partenza che però alla fine, nell’insieme, risultano fallimentari. È un film che non riesce nell’intento di lasciare un segno, ma è sicuramente un buon punto di partenza per il cinema italiano nel raccontare in maniera creativa alcuni dei temi d’attualità che vive la nostra società.

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