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#Eric Clapton: Life in 12 bars. Al cinema il 26, 27 e 28 febbraio

ERIC CLAPTON: LIFE IN 12 BARS

regia: Lili Fini Zanuck
sceneggiatura: Stephen 'Scooter' Weintraub, Larry Yelen
montaggio: Chris King
musiche: Gustavo Santaolalla
cast: Eric Clapton
 
anno: 2017
nazione: Gran Bretagna
produzione: John Battsek, Stephen 'Scooter' Weintraub, Larry Yelen
distribuzione: Lucky Red
genere: documentario, musicale
data uscita in Italia: 26 febbraio 2018
durata: 135 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Eric Clapton: Life in 12 bars racconta la storia del grande chitarrista e performer Eric Clapton, unico artista a vincere ben diciotto Grammy Awards e ad essere inserito per tre volte nella “Rock and Roll Hall of Fame”.

Il documentario dura circa due ore e un quarto, quindi è piuttosto lungo. Ma ripensandoci a visione completata, viene da dire che per entrare nel profondo della storia di Clapton forse questo è il tempo minimo necessario. Il racconto parte infatti dai traumi dell’infanzia, passa poi per i numerosi successi artistici, per la droga, per l’alcol e arriva fino alle relazioni e ai drammi familiari.

Il documentario ha un repertorio di immagini, voci e canzoni molto ricco e questo ha permesso ai suoi autori di scandirlo in maniera dettagliata, attraverso le date e gli anni della vita di Clapton. Il cast tecnico ha infatti avuto la possibilità di accedere in maniera esclusiva all’intero e vasto archivio personale del musicista, fatto di momenti inediti e privati, riprese di backstage, interviste remote e recenti.

Le voci nel racconto sono infatti tante e varie: a parlare dell’iconico chitarrista e amico ci sono Jimi Hendrix, George Harrison e BB King, oltre ai familiari, gli amici e le amanti.

Ma l’elemento che rende l’intero racconto ancora più personale, intimo e profondo è la voice-over di Clapton. Con una profonda analisi introspettiva, egli associa al proprio ruolo di protagonista anche quello di narratore e, in questo modo, si creano nuove e sorprendenti prospettive attorno ad ogni vicenda narrata.

Mi verrebbe da dire che questo è forse il punto di forza più disarmante del documentario. Perché durante tutto il film non vediamo soltanto Eric Clapton in quanto grande chitarrista e grande icona del blues, ma anche Eric Clapton in quanto ragazzino indifeso e diffidente verso il mondo, in quanto uomo segnato da tragiche vicende.

Per questo concludo dicendo che il documentario risulta avere un forte spessore emotivo. E che potrebbe attrarre un pubblico vasto, ovvero non soltanto gli storici fan di Clapton, ma anche chi ancora non lo conosce. Perché quando ci parla del grande e iconico chitarrista, ci parla anche dei suoi drammi intimi ed interiori, non si ferma soltanto al racconto dei fatti, ma mette in luce il desiderio di gioia che fa da ombra ad ogni dramma. Ed è esattamente questa presenza di forza vitale a coinvolgere e a poter toccare ognuno di noi.

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