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#The Party: tutto fumo e niente arrosto

THE PARTY 

regia: Sally Potter
fotografia: Aleksei Rodionov
sceneggiatura: Sally Potter
montaggio: Anders Refn, Emilie Orsini
cast:  Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cillian Murphy, Emily Mortimer, Cherry Jones
 
anno: 2017
nazione: Gran Bretagna 
produzione: Adventure Pictures, Great Point Media
distribuzione: Academy Two
genere: commedia 
data uscita in Italia: 8 febbraio
durata: 71 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Sally Potter e la sua “commedia drammatica”, spasmodica ed esagerata: The Party. Dall'8 febbraio nelle sale italiane.

Un appartamento, sette persone e mille segreti con altrettante bugie: il tutto nell'arco di una serata. E' quanto accade a casa di Janet e Bill, pronti a ricevere gli amici più stretti per un party celebrativo: la donna è stata nominata ministro-ombra della salute per i laburisti. Mentre la moglie sembra pregustare la vittoria maneggiando tra i fornelli, il marito appare preoccupato e distratto. È sufficiente una sua confessione a scatenare fra gli ospiti un dirompente effetto domino.

Una macchina da presa inscatolata in una casa, vittima di presenze fantasmagoriche e umanamente sensibili allo sgretolio psichico, rinchiusa tra quattro mura e soffocata durante l'implosione drammatica , ma con tono commediante, di una mancata allegra festa tra amici.


 

L'incipit andrebbe tanto bene per non pochi film, a partire da Carnage ( tolta la festa ovviamente), andando a finire sul suolo italiano con Il nome del figlio o Perfetti sconosciuti.

Ma quello di Sally Potter non è un tuffo glorioso in un sottogenere “piacione”, neanche un tentativo casalingo indipendente che integra/cita/imita. The Party tuttalpiù, mummifica.

Nel racconto di una serata finita in marciume, ai limiti dell'isteria, i figli dell'imbalsamazione sono gli stessi personaggi scritturati dalla signora Potter, che con il cognome che porta prova ad “incantarci” con una sceneggiatura pomposa, tirata all'estremo fino allo sfilacciamento generale. Il parossismo non è un exploit, ma un abitué perpetuo, estenuante e mai del tutto credibile. The party è un po' quell'amico fanfarone che ci prova tutte le volte a stupire la platea con un racconto in-credibile nel vero senso del termine.

Dall'attivista finalmente giunta al vertice del suo militare politico al broker cocainomane che non sa dove nascondere “il ferro”. Una combriccola affrescata con un accecante bianco e nero che cade preda del potere magnetico del gioco della verità, forse supportato da qualche bicchiere di troppo.

Tutti si fanno prestanome di un certo calco ideologico in malora, una versione sessantottina d'oltremanica in preda alla collera, la disillusione e il terminale disincanto.

Ma la straordinarietà di The Party, in senso negativo, sta nel suo procedere nel calcare continue parentesi aperte, che sembrano chiudersi sempre ma mai in modo definitivo. Tutto spinge lo spettatore ad assentire a questa messa tra parentesi in virtù di una sospensione del giudizio. Capiamo che è un film che tutto sommato non vuole parlare di politica. Poi, perfino, che non ci parla di tradimenti, né di sentimenti.


 

Gli imbalsamati dunque siamo noi, che per 71 minuti rattrappiamo all'inseguimento di un “perché” all'interno di un percorso multilineare certamente, ma che si perde nel compiacimento della creazione di una tensione feticcia, malsana e insapore, a discapito di tutto, del cinema perfino.

Battaglia ideologica priva di ideologia, struggimento amoroso privo di sentimenti. Dialogo estenuante ma privo di argomenti. Il tema della morte ma senza morte. Cinema dello sgomento che finisce per filmare il nulla, ma attenzione, perché c'è nulla e Nulla, e il secondo di solito ci va più che bene. Ci provi con un altro incantesimo, signora Potter.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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