Log in

#L'età imperfetta. Un cigno nero tutto italiano

L'ETA' IMPERFETTA 

 
regia: Ulisse Lendaro
sceneggiatura: Cosimo Calamini
fotografia: Alberto Marchiori
cast: Marina Occhionero, Paola Calliari, Anita Kravos, Anna Valle
 
anno: 2017
nazione: Italia  
produzione: Louis Lender Production, Aurora Film
distribuzione: Parthénos Distribuzione
genere: drammatico
data uscita in Italia: 30 novembre 2017
durata: 96 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

728x90 set2

L'età imperfetta è racconto di adolescenze, sogni, delusioni e vendette. Un quadro duro e ruvido sulla vita di una diciassettenne, la cui più grande passione si scontra con le prime esperienze mondane e adulte. Dal 30 novembre al cinema il nuovo film di Ulisse Lendaro.

Camilla è una 17enne che vive in una cittadina del Nord Italia con il sogno di diventare ballerina di danza classica. La sua grande occasione è un'audizione per entrare in una importante accademia. Quando però incontra la 18enne Sara, anch'ella aspirante ballerina, la sua vita cambierà improvvisamente.

 

Non ci saranno la Portman e la Kunis, ma il cigno nero possiamo annoverarlo anche tra le produzioni nostrane adesso. Per noi suonava meglio il nome di Anna Valle, affiancata da una coppia di giovanissime attrici che hanno saputo ricreare l'atmosfera nuda e cruda del reale e del quotidiano. Due ballerine strette da un legame fagocitante almeno quanto l' odio che si muove sullo sfondo, una sagoma nera pronta a venire in soccorso quando le paure, le delusioni e le offese rubano i riflettori. Manca la super produzione da frastornante colossal americano, ma nel suo piccolo, L'età imperfetta è un delizioso prodotto casareccio che si lascia scartare e leggere con facilità, senza spiattellare tutto al primo tocco del palato, consumandosi piano piano.

L'opera del regista Ulisse Lendaro è un discreto e apprezzabile viaggio nel mondo di una giovanissima ballerina con un sogno distante un paio di palme dal naso, ossia quello di vincere una borsa di studio in una importante accademia di danza. Tra Camilla e il successo tuttavia ci sono i ragazzi che si mostrano interessati alle sue forme, le pressioni di una madre con i piedi di piombo che non crede nei grandi sogni, le droghe, l'alcool e un' amica di corso in gamba quanto lei, influente e bella, spericolata e intraprendente. Tutto converge come in una figura concava nell'inevitabile catastrofe prevista per il giorno delle audizioni. C'è contrapposizione di modelli di vita, come quello della famigliola felice, con qualche soldo in meno, ma stretta attorno ad un focolare, contro la casa fredda e arida, piena di vizi e solitudine, come la vita di Sara che può fare ciò che vuole perché i suoi sono separati, si sentono in colpa e le finanziano qualsiasi capriccio. Da qui in poi però sfuma la contrapposizione dei due modelli. Sara fa della propria influenza uno strumento per ricevere amore dalla docile e ingenua Camilla. Discutibile la scelta del regista e dello sceneggiatore di gettare a casaccio la pratica bulimica come in un minestrone, solo per dare colore ma senza liberare alcun sapore.

 

Tutto ciò che si pone tra Camilla e il successo, come prevedibile, fa sì che i suoi sogni vadano in frantumi. Ad essere meno prevedibili sono le conclusioni della vicenda. Il martirio esistenziale di chi sa di valere e vede gli altri passare avanti e allontanarsi, macchia di nero l'animo, veste vendetta e trascina la pellicola di Ulisse Lendaro sul piano successivo. Camilla, destinata da sua madre a preparare torte e pane nel negozio di famiglia, sorride di nuovo alla vita, lasciando germogliare un seme macabro e sanguinario. Mercifica il suo corpo per acquisire, seppure a carissimo prezzo, non il proprio sogno, ma la distruzione di quello dell'altra. Costruisce mondi paralleli in cui tutto trama contro di lei, come in una sindrome nervosa e psicotica. Le trasformazioni di Camilla coincidono con quelle del film di Lendaro. Tutto si fa movimento dinamico, una molla che si tira e si allenta, che si agita e si rilassa. Un cuore ferito che perdona e poi torna a ferire, ciclicamente, fino alla presa di posizione finale.

Nero e cupo allora il finale de L'età imperfetta, dove la perfezione, riassunta nel film attraverso l'immagine di una bella torta decorata, viene sventrata con un dito di troppo che invade le perfette geometrie, che sfalda l'ordine di un cerchio armonioso, proprio come l'adolescenza sa fare catapultando giovani anime coltivate con perfezione sotto il tetto domestico e poi liberate in un mondo cagnesco e randagio. Un dito sporco di panna chiamato a volte gelosia, a volte odio, che deturpa l'opera di una vita, e che come la pellicola di Ulisse Lendaro e lo sceneggiato di Cosimo Calamini, non lascia speranza alcuna.

Seguite la pagina Facebook di No#News per rimanere aggiornati su altri articoli e non dimenticate di condividere l'articolo!

Video

Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

Social Profiles

Lascia un commento