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#Gli Sdraiati: oltre la crisi dell'incrocio generazionale

GLI SDRAIATI

regia: Francesca Archibugi
fotografia: Chicca Ungaro
sceneggiatura: Francesca Archibugi, Francesco Piccolo
cast: Claudio Bisio, Antonia Truppo, Cochi Ponzoni, Donatella Finocchiaro, Gigio Alberti, Barbara Ronchi, Ilaria Brusadelli, Gaddo Bacchini, Carla Chiarelli, Federica Fracassi, Gianluigi Fogacci, Sandra Ceccarelli
 
anno: 2017
nazione: Italia
produzione: Indiana Production Company
distribuzione: Lucky Red
genere: commedia
data uscita in Italia: 23 novembre 2017
durata: 103 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

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L'attesissimo film di Francesca Archibugi , tratto dall'omonimo libro di Michele Serra , “Gli Sdraiati” arriva in sala il 23 novembre. Storia di piani generazionali distanti e non comunicanti. Ma tutti sono sulla stessa barca.

Il vecchio Bisio questa volta è nei panni di un padre divorziato, con un figlio adolescente in piena fase acuta, presentatore televisivo con una cotta per la barista del palazzo Rai.

Suo figlio Tito passa le giornate con la compagnia dei “froci”, una banda di spensierati che tra una festa ed un giro in bici emana da ogni poro possibile l'assoluto disagio dei giovani moderni, quelli del collasso generazionale. I giovani portabandiera dell'incomunicabilità che dichiarano la totale scissione dal mondo degli adulti.

 

Nella commedia agrodolce messa in pellicola dalla signora Archibugi, presa in prestito da Serra, c'è un filo comune che tiene assieme le vite di Giorgio e Tito. L'arrivo di una ragazza nella vita di Tito coincide con la comparsa di sua madre, ex amante di Giorgio. La sovrapposizione di errori del passato con quelli del presente mettono Giorgio sull'orlo di un baratro ansiogeno e disperato. Tito, a sua volta, dovrà fare i conti con la banda per il suo essere scisso tra l'amicizia e l'amore.

Rischia e anche tanto la regista del precedente “Il nome del figlio” che ci racconta ciò che in un modo o nell'altro abbiamo già visto o sentito. I disagi giovanili della nostra epoca contemporanea sono già stati sondati dal cinema in diversi sensi. Ed è proprio questo ad impreziosire il valore de Gli Sdraiati, film che sa celare in se quel “nonostante tutto” salvifico che sà di novità e originalità.

Netta la contrapposizione tra due piani ben distinti. Quello dei genitori assillanti, che telefono all'unisono i figli ogni giorno proprio nel momento in cui stanno richiedendo la loro individualità e libertà al mondo intero. D'altra parte gli adolescenti, come la combriccola di Tito, sembrano non fare nulla per tamponare le falle relazionali con i propri genitori e sembrano fare di tutto per mettersi nei guai.

 

Ma Gli Sdraiati è una storia che sa andare oltre tutto ciò, pur tenendo il pacchetto sempre presente. La Archibugi mette l'accento sul fatto che gli adolescenti non sono i soli a gridare qualcosa al mondo. La possibilità del grande schermo di mettere a fuoco tutti i punti di vista sensibili al gioco della trama consente di mostrare l'avvicinamento, seppure simbolico, attraverso la sofferenza comune.

Il presente è problematico, certo, e mette sotto i riflettori i giovani. Per un momento vanno però spostati i faretti sul passato dei genitori, vecchi giovani che a loro volta hanno saputo tenere a bada parecchi scheletri e fantasmi.

Difficile trovare un incrocio che libera l'empatia attraverso la parola. L'adesione all'altro sarà da ritrovare allora nei gesti, soprattutto nel non detto che si nasconde dietro le parole. Dove il linguaggio interviene come netta cesoia nel rapporto padre-figlio, sarà l'assenza, il silenzio di chi esausto dopo una faticosa passeggiata in montagna, promessa da anni da Tito e mai portata a termine, porterà due piani generazionali ad incontrarsi in un punto comune, quello di chi è stanco e si sdraia sull'erba, senza dire più nulla, forse solo facendosi riflesso dei problemi dell'altro, intuendo che spesso si getta uno sguardo sul mondo con un brutto paio di lenti distorsive chiamate egoismo e solitudine.

 

Gli sdraiati è novella del tempo, di differenze e uguaglianze. Di amori e amicizie adolescenziali che fanno invasione l'una nel campo dell'altra, sfumando il confine fino a renderlo invisibile. La tregua è nello sdraiarsi per cominciare a guardare l'orizzontalità del mondo a dispetto della verticalità adulta di mondo adulto. Tutti sotto lo stesso cielo, lo stesso di ieri, di oggi e domani.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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