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#Mazinga Z Infinity: Ritorno nostalgico ma anche matura trasformazione.

MAZINGA Z INIFINITY 

 
regia: Junji Shimizu
anno: 2017
nazione: Giappone
produzione: Toei Animation
distribuzione: Lucky Red
genere: animazione 
data uscita in Italia: 31 ottobre 2017
durata:  95 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

Presentato in anteprima alla festa del cinema di Roma, arriverà nelle sale italiane oggi 31 ottobre distribuito dalla Lucky Red il film di Junji Shimuzu, Mazinga Z Infinity, ennesimo capitolo aggiunto sulla più celebre saga mecha di tutti i tempi.

Tratto dall'intramontabile saga di Go Nagai, tornano in scena i personaggi che hanno fatto strillare i ragazzini di qualche generazione fa. Cresce la nostalgia così come sono cresciuti i personaggi messi in scena da Shimuzu per il terzo lungometraggio della saga tratto dalla gloriosa serie televisiva.

 


 

Sono passati anni dall'ultima guerra contro il dottor Inferno e la pace sembra dettare gli equilibri sulla terra. Ma la sua ricomparsa e quella dei suoi scagnozzi Conte Blocken e Barone Ashura preannunciano un nuovo disastro.Inoltre la scoperta di Mazinga Z Infinity, una divinità robotica micenea in grado di distruggere non solo la terra ma l'intero universo, resettandolo per una nuova combinazione, scatena il panico tra i terrestri e costringe Koji Kabuto, ormai solo un ricercatore, a salire ancora una volta su Mazinga per scongiurare la disfatta e la sorte imminente di tutto l'universo, salvando anche l'intrappolato Tetsuya, usato dal dottor Inferno come chiave di avviamento per il grosso colosso distruttore.

 

Nel progetto di  Junji Shimuzu le forme restano le medesime, i duelli non hanno una virgola diversa. A cambiare totalmente sembra essere ciò che caratterizza i desideri più profondi dei protagonisti. Tutti più grandi, tutti maturi(escluso uno speciale nuovo e simpatico personaggio risvegliato direttamente dall'era micenea, infantile ma dal grande cuore); ora non si combatte più, come fa notare il dottor Inferno, per il solo piacere di mettersi in gioco, per la gloria del guerriero. Ora si combatte perché nonostante gli immensi errori dei terrestri c'è ancora qualcosa per cui sperare. C'è il desiderio di mettere su famiglia, di vivere una vita pacifica e finalmente lontana dalle guerre scintillanti di super ferraglie armate fino ai denti. Il messaggio, chiaro a parecchi anni luce di distanza, è che il mondo possibile permeato dall'amore, quello che Koji Kabuto tocca per sbaglio nella sovra dimensione a-temporale, è già il mondo in cui vive, già il mondo per cui si sta combattendo, quel mondo che questa volta il dottor Inferno quasi da arbitro neutro sta mettendo alla prova per “curiosità”. E mettere alla prova l'umanità questa volta è anche interrogare i mezzi dei terrestri, perché l'energia fotonica, prolifica tanto quanto pericolosa, è una buona analogia della tanto oggi nominata atomica. Il paragone è lampante e giustificato. I tempi di Mazinga Z si sovrappongono ai nostri con una puntualità calzante. 

 

Un ritorno alle origini per gli amanti del genere e dalla saga in genere. Un ritorno che tuttavia non farà altro che mostrarsi cresciuto, proprio come i suoi fan, rispetto ad un tempo. Mazinga Z sembra aver cambiato abito come chi 45 anni fa probabilmente saltava in casa sui divani urlando “Raggio gamma” e “pugni a razzo”, e che oggi racconta ai propri figli di un eroe del passato che batte quelli odierni di parecchie misure. Bravo dunque Shimuzu nel tenere tutto assieme, nel mescolare il vecchio e il nuovo.

Non bellissimi i disegni impiastricciati con una vistosissima digitalizzazione che fa rimpiangere i bei tempi del disegno nudo e crudo. Ma forse fa tutto parte del gioco, dello strabiliante processo di trasformazione e di crescita.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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