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#It: martirio cinematografico di un'icona dell'horror

IT

regia: Andres Muschietti
soggetto: Stephen King
fotografia: Chung Chung-hoon
sceneggiatura: Gary Dauberman, Chase Palmer
montaggio: Jason Ballantine
musiche: Benjamin Wallfisch
cast: Bill Skarsgård, Finn Wolfhard, Jaeden Lieberher, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Sophia Lillis, Megan Charpentier, Steven Williams, Wyatt Oleff, Jeremy Ray Taylor, Jack Grazer
 
anno: 2017
nazione: USA
produzione: KatzSmith Productions, Lin Pictures, Vertigo Entertainment, Village Roadshow Pictures
distribuzione: Warner Bros
genere: horror 
data uscita in Italia: 19 ottobre 2017
durata: 135 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

A distanza di 27 anni, e non è una coincidenza, torna It, il pagliaccio malefico prelevato dalle pagine Stephen King e messo sullo schermo per la prima volta da Tommy Lee Wallace per la miniserie del 1990. Questa volta il lavoro è di Andres Muschietti e non ci ha entusiasmati molto, anzi, per niente.

Il palloncino rosso che galleggia a mezz'aria è il biglietto da visita di una misteriosa entità demoniaca che tormenta i ragazzini della città di Derry, attirandoli in una trappola mortale senza vie di scampo. Nell'immaginaria cittadina del Maine dove la gente scompare senza motivo,l'ennesima vittima è un bambino di sette anni di nome George, risucchiato in un tombino durante un temporale. Un gruppo di ragazzini perseguitati dai bulli per diverse ragioni, si riunisce sotto la denominazione di Club dei Perdenti per indagare sul mistero della morte di George e degli altri ragazzi scomparsi.

Sono tante le differenze rispetto alla mini serie dei novanta. Cambia che vediamo solo le vicende dei ragazzini, e non più tutto si fa racconto, flash back del passato (ci sarà un secondo film ambientato esclusivamente nell'età adulta della combriccola di amici). Cambia che questi marmocchi sono decisamente più scaltri, spocchiosi, sicuri di se e con un sacco di parolacce in bocca. Cambia che la paura non è costruita nell'attesa, ma è mostrata di continuo, preconfezionata e messa lì sullo schermo a fare la muffa, non più una messa in ombra e tra le righe ma una “cosa” per l'appunto portata di continuo alla luce del sole. Perché nonostante tutto, seppure con molti difetti, la serie degli anni 90 aveva dalla sua parte quella sensazionale atmosfera da incubo che riusciva a creare all'interno dei lunghi tempi “morti”. Il male poi era un detto e non detto, un visto e non visto. Il pagliaccione barocco di Muschietti non ha nulla di diverso da uno dei cattivoni che vediamo in un qualsiasi film horror al giorno d'oggi. Tante mutazioni, tantissima computer grafica. Insomma, seppure presi dallo stesso libro parliamo di due It totalmente diversi. Diversa è l'estetica, perché il Pennywise di Tim Curry è povero e semplice, con un classico costume da clown di vecchio stile. Questo di Bill Skarsgård è sempre in tiro, super truccato e dall'impatto decisamente notevole.

Possiamo parlare a tutti gli effetti di un It moderno rispetto ad un andatissimo It classico.

Cercheremo di non fare i soliti avvocati del passato e accusatori dell'oggigiorno, ma va detto che It, a differenza di qualsiasi altro villain demoniaco, racchiude tutta la sua bellezza nelle forme delle sue apparizioni. Palesare Pennywise in modo così schietto e terrificante, stimolando il “salto” sulla poltrona attraverso continui jump scares, è un po' come tradire lo stesso spirito del clown danzante. It è colui che ride, scherza e conversa con le sue vittime, quella cosa che saluta con la mano bianca e penzolante facendo volare palloncini rossi e scavando i fossi delle future vittime. Il potere di Pennywise è nella comunicazione, nel suo solo essere presente, come la paura, quella vera però. It non ha bisogno di incarnare le varie forme della fobia, incarna in generale la pura forma della paura stessa. Farne un clown che insegue le proprie prede famelicamente come un maniaco è uno scivolone notevole, adatto al pubblico del 2017 ma estraneo sia al libro che alla serie dei novanta. Questo è un It fantoccio che passa a pieni voti solo l'esame in estetica, non quella filosofica, ma quella da salone.

Riconfermata la bravura dell'ormai noto Finn Wolfhard che a breve rivedremo nella seconda stagione di Stranger Things, anche lì impegnato in continue ricerche di bambini scomparsi a bordo della sua bicicletta. Poco da dire sul resto del cast. Skarsgård ha gareggiato con un colosso ed ha perso in partenza.

Se il peggiore degli incubi non è quello in cui alla prima brutta faccia vi svegliate di soprassalto ma quello in cui si resta invischiati in situazioni raccapriccianti che continuano a sembrare assolutamente vere, questo It moderno ci fa svegliare di continuo. Non c'è magia, non c'è impatto psicologico, non c'è paura.

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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