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#The Bye Bye Man: la recensione.

THE BYE BYE MAN

regia: Stacy Title
soggetto: Robert Schneck
fotografia: James Kniest
sceneggiatura: Jonathan Penner
montaggio: Ken Blackwell
cast: Carrie-Anne Moss, Faye Dunaway, Douglas Smith, Lucien Laviscount
 
anno: 2016
nazione: Stati Uniti
produzione: Intrepid Pictures, Los Angeles Media Fund
distribuzione: Koch Media
genere: horror
data uscita in Italia: 19 aprile
durata: 96 min
giudizio complessivo: 
impegno: 

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Tratto dal racconto di Robert Schneck, The Bye Bye Man è un film horror di Stacy Title. Tre ragazzi, una casa, un nome da non pronunciare. Dal 19 aprile al cinema.

Tre studenti americani decidono di vivere assieme in una grande casa. I tre ignorano la presenza di un coinquilino scomodo, un'entità maligna in grado di impossessarsi delle menti e di portare alla più spietata follia omicida.

 

La violenta crisi dell'horror moderno non cede il passo. Sembra a tratti inscalfibile, così come inscalfibili forse siamo diventati noi. Pensare che la prima proiezione dei Lumière fece saltare via dalle sedie i primi spettatori del cinematografo (con la singola ripresa dell'arrivo di un treno) non fa che incrementare una certa nostalgia nei confronti di qualcosa che si è perduto, che abbiamo smarrito da qualche parte. Lo spettatore moderno ha superato lo scetticismo. Da credulone ingenuo si è vestito di un abito pudico, clericale, devoto all'imbalsamazione. L'unica cosa che fa paura è pensare che l'ultimo film imbibito di malvagità pura e distillata è The Wailing e l'abbiamo tirato fuori dal sudcoreano Na Hong-jin (non a caso un orientale). In sintesi, possiamo provare vergogna nell'aver dimenticato Satana tanto quanto Dio.

 

Al di là della parentesi nostalgica, The Bye Bye Man non fa assolutamente nulla per contrastare questo pauroso declino. Il film di Stacy Title segue la corrente generale. Rimasugli di altri tentativi precedenti e qualche coraggioso balzo verso qualcosa di intravisto, perché “originale” è una parola troppo seria, e come ci ricorda Moretti “le parole sono importanti”. The Bye Bye Man prova a tenere bene in testa questo insegnamento. Il male, in questa pellicola, si trascina di cervello in cervello attraverso la diffusione del nome. Poco o nulla serve ripetersi continuamente “non pensarlo, non dirlo”. Il nome di quello che è un becchino pallido incappucciato e affiancato da un feroce segugio tormenta le proprie vittime attraverso la trasmissione del proprio simbolo, del proprio segno identificante.

 

Avere in testa The Bye Bye Man coincide con il non percepire il reale in modo autentico. Reale , in sostanza, diventa tutto ciò che siamo portati a vedere dalla paura. The Bye Bye Man si trasmette in modo virale , un po' come in It follows attraverso il sesso. La trasmissione sembra essere la nuova frontiera dell'horror moderno. Questi demoni contemporanei sembrano vivere l'angoscia e il limite dell'individuo; vivono come parassiti, in attesa del balzo verso la prossima vittima. Della prepotenza maligna e autoreferenziale di un It (per citarne uno) non c'è ombra. Il male è intimidito.

Il fuggi fuggi dei protagonisti del film, che si costringono a non fare parola con nessuno del nome del male, per non ampliare il suo potere, comincia a perdere senso quando anticipiamo già l'unico possibile fine di questa vicenda. Troppo presto gli occhiolini della sceneggiatura a noi indirizzati ci indicano la via, fotografando anticipatamente la conclusione. The Bye Bye Man mescola le carte di tanti episodi già visti negli ultimi anni nel cinema horror (americano in particolar modo) per tirare fuori un succo semi nuovo, troppo aspro per dissetare anche i più ingenui. Monete che tornano sempre indietro, scarabocchi sui muri, gelosia ossessiva, l'inutilità delle ricerche fatte negli archivi remoti delle biblioteche. 

Di The Bye Bye Man ricorderò solo lo splendido piano sequenza iniziale, un depistaggio affrescato al meglio delle potenzialità registiche che lascia solo tanta delusione per ciò che viene subito dopo, per tutto il durante, fino alla fine.

 

Avete gia' visto il film? Lo andrete a vedere? Condividete l'opinione di Luca o siete di un altro parere? Lasciateci un commento con i vostri pensieri sotto!

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Luca Cardone

Appassionato di letteratura classica, divoratore di testi teatrali e immancabilmente cinefilo nel midollo.

Follemente innamorato dello scrittore austriaco Thomas Bernhard.

Consacra la sua vita accademica alla filosofia, amalgamando gli antichi studi libreschi con la materia del cinema.

Aspirante scrittore con il sogno nel cassetto della regia; non è insolito sentirgli dire: dopo Tarkovskij se proprio c'è qualcuno quello è Dio.

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