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#Il Labirinto dello Sguardo: alla Galleria Palazzo Nicolaci di Noto

L’esperienza artistica, forse è oggi il solo mezzo che abbiamo per rinnovare quasi indefinitamente il sentimento di stupore o di stupefazione che si può provare all’idea che l’altro è.

Un quadro, un’opera pittorica, o una qaualsiasi produzione creativa di sostanza, non è un oggetto che si vede, ma qualche cosa con la quale si vede. Anzi l’estetica tende per sua natura ad esplorare i possibili modi di costruire e istituire i rapporti umani e i rapporti fra le idee in termini inediti. Cosi come suggerisce Pirandello in “Sei personaggi in cerca d’autore”, l’artista, da sempre, ha il diritto a vivere, a costruire o a creare in sintonia con la sua personale storia e/o fantasia o con la sua spesso accertata dualità. La sua legittimità è data dall’essere sempre uno spirito libero in cui la base della sopravvivenza estetica è la “ricerca” e non un risultato pratico.


Per questo all’artista che concepisce, rischia e assume questa realtà (a volte fisica) non importa nulla del passare del tempo. Ma in generale egli esige, per il suo lavoro, un impatto di successo, di emozione e intimità che ponga tutti coloro che entrano in contatto con la sua opera, sia personalmente che attraverso altri mezzi di divulgazione, in una simbiosi metaforica e analogica di dialogo. L’arte contemporanea sembra talvolta ricercare una sua precisa integrazione con la realtà, con l’ambiente, che la pone inevitabilmente in confronto con il suo contesto visivo e sociale.






E il visibile si impone così chiaramente solo per quello che è non per quello che rappresenta e l’impatto talvolta è molto duro o difficile da capire. E dunque, se l’artista con il suo lavoro affronterà con procedimenti desacralizzanti o artificiali il superamento del doppio gioco della realtà o della fantasia, tutto questo si rifletterà meglio sull’interesse crescente e contemplativo o addirittura partecipativo dell’osservatore, con un significato e un contenuto che sono una sfida alla sua spontaneità creativa. Ed è dunque cosciente che la meraviglia del pensiero umano è uno dei principi della conoscenza e che se smettiamo di meravigliaci corriamo il rischio di non conoscere.

Artista invitato: l’argentino Eugenio Zanetti presenterà con il titolo “Pellegrini nel tempo” un ciclo dei suoi ultimi lavori pittorici alcuni provenienti dalla sua ultima mostra in Siviglia e altri prodotti appositamente per sua presentazione in Italia mostrandoci un altro aspetto della sua carriera artistica. Eugenio Zanetti è uno dei creativi argentini più noti a livello internazionale.

 

La sua poliedrica attività artistica va dalla direzione di cinema, opera e teatro, alla scenografia, all’illustrazione, alla pittura. La sua famosa e vasta carriera abbraccia cinque decenni, con oltre 60 produzioni cinematografiche e teatrali al suo attivo, in Argentina, Europa e Stati Uniti. Cominciando la sua carriera lavorando con Pier Paolo Pasolini nella Medea che ha marcato profondamente la sua carriera artistica e all’assegnazione dell’Oscar per la migliore scenografia nel 1996.

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